Diritto (di Repressione) d'Autore.
In questi giorni il governo sta discutendo una proposta legislativa per limitare la cosiddetta pirateria digitale. Al momento della stesura dell'articolo non si conoscono ancora gli esiti di questa proposta, che allo stato attuale prevede un allargamento delle pene anche per chi permette lo scambio illegale (cioè i fornitori di connettività ad internet, i providers) e chi lo facilita (chiunque, in pratica, spieghi come e dove trovare materiale illecito.
L'idea di base, eliminare un comportamento illecito, è sicuramente condivisibile.
In questo articolo, però, esprimerò la mia opinione sul perché sono fermamente contrario a questo tipo di sistemi per arginare il fenomeno. Questo non significa che sono favorevole allo scambio illegale, tutt'altro. Proprio perché sono convinto che sia sbagliato, ho creato una associazione sul software libero, che parte da presupposti totalmente diversi: la condivisione è alla base del sistema, è resa legale e se ne traggono i vantaggi che ne derivano.
Già lo scorso mese abbiamo parlato su queste pagine del perché sia sbagliato introdurre i brevetti sul software, vi consiglio di riguardare lo Schegge di Febbraio.
Cercare di limitare lo scambio di materiale digitale è una lotta persa.Non si può pensare che una legge, senza adeguati controlli, sia abbastanza forte da limitare il fenomeno. Assieme alla regola, quindi, si dovrebbe pensare alle modalità con le quali fare rispettare la nuova legge.
Proprio perché il controllo di questo fenomeno è impossibile, si rischia di introdurre una legge che non sarà applicata in tutti i casi in maniera uniforme, e questo già da solo è un valido motivo per non approvarla.
Senza parlare dei dettagli di questo nuovo regolamento, tutto il sistema legale che si sta cercando di portare avanti per fermare l'illecito scambio di materiali digitali (audio, video, libri, software, etc) parte dall'idea sbagliata di applicare al mondo del digitale quello che vale per il mondo della produzione di beni materiali, che si possono toccare.
Mentre è facile sapere se ci stanno rubando un'auto, è molto più difficile comprendere se non si possiedono i diritti di acquisizione di un software, perché questo campo è regolato dall'uso di licenze, che sono sempre diverse e che prevedono diverse definizioni di proprietà.
Alcuni software, ad esempio, sono liberamente utilizzabili per scopi non di lucro, per attività didattiche, ma non per quelle commerciali. Chi scambia questo materiale, può farlo legalmente o illegalmente a seconda dell'utilizzo che ne farà successivamente.
Il controllo, caso per caso, persona per persona, software per software, è tecnicamente impossibile, ed anche nella futuribile ipotesi che questo fosse realizzabile, il tempo necessario al controllo sarebbe troppo elevato per mantenere una qualità del servizio decente.
L'unico mezzo sarebbe quello di chiudere tutti i sistemi per lo scambio di informazioni, che come potete ben immaginare è folle quanto l'idea di chiudere le autostrade perché gli automobilisti superano i limiti di velocità.
Allora come fare? L'industria della musica e dell'intrattenimento è destinata alla morte?
Probabilmente si, ma solo se non saprà rinnovarsi. La musica è nata prima della scoperta del denaro, dello scambio di prestazioni basato su qualcosa che non fosse il baratto. Eliminare una forma di distribuzione non significa farla morire, ma cambiarla. Lo strumento radio ha cambiato la musica, trasformandola da arte dal vivo suonata principalmente grazie alle grandi orchestre in qualcosa di diverso, di leggero ed adatto allo strumento.
Il grammofono stesso aveva dei limiti fisici che facevano prediligere la distribuzione di alcuni generi musicali rispetto ad altri, che attraverso questo strumento suonavano proprio male.
L'autoradio ha cambiato la musica rendendola più immediata, adatta all'ascolto in sottofondo rispetto al più impegnativo ascolto da salotto.
Questo per dire che il download su internet dovrà cambiare ancora una volta la distribuzione della musica (alcuni commercianti già stanno facendo milioni di dollari attraverso la vendita di singoli a basso prezzo su internet), e la distribuzione a sua volta cambierà la musica.
Sinceramente non piango per le multinazionali che stanno vedendo perdite nei profitti.
Il loro intento è sempre stato quello di fare una musica che abbia il numero maggiore di ascolti possibile, e questo significa cercare continuamente di appiattire la cultura ed i gusti delle persone per poter vendere loro prodotti realizzati con lo stampino. Personalmente preferisco musica di generi diversi da quelli che loro vogliono distribuire, preferisco pagare gli artisti per i concerti dal vivo, che offrono emozioni e qualità molto diverse dallo stereo di casa. Se le multinazionali sapranno adattarsi a queste nuove esigenze, certamente non vedranno morire i loro profitti: aumentando il numero di artisti sotto contratto, diversificando l'offerta, selezionando ed aiutando le persone a scegliere la loro musica personale, piuttosto che la musica che stanno facendo adesso, realizzando sempre più spettacoli piccoli dal vivo, cercando di aumentare la cultura musicale invece di appiattirla.
Altrimenti, che falliscano pure. Lo stato Italiano non dovrebbe preoccuparsi troppo di difendere la salute delle major americane, piuttosto cercare di difendere i diritti, gli interessi e la cultura dei suoi cittadini, che dovrebbe essere lo scopo per il quale i cittadini decidono di avere un governo.
Fino a quando il prodotto interno lordo sarà lo scopo della nostra esistenza, al posto dello sviluppo della nostra cultura, del nostro benessere inteso non solo come denaro posseduto, faremo leggi che contrastano con i nostri interessi e saremo sicuri che questo sia un bene per il nostro futuro.
Sarebbe meglio fermarsi un attimo a pensare quale sia veramente il bene che vogliamo perseguire, magari troveremo strumenti migliori per raggiungerlo, e sono sicuro che lo scambio di conoscenza sia uno di quelli che non possiamo farci togliere dalle mani.