Di tutta la discussione sulle liste civiche di Grillo mi ha colpito molto il fatto che la campagna elettorale sia già partita su un punto alquanto discutibile.
Dal palco lui afferma di non voler creare un partito, ed i promotori locali delle liste pongono nell’avversità ai partiti il loro primo cavallo di battaglia.
Voglio però ricordare la definizione da vocabolario della parola partito:
Associazione volontaria e strutturata di cittadini che condividono un’ideologia o un programma politico e mirano allo svolgimento di un’attività politico–sociale comune
Oggi la parola ha assunto un connotato negativo, e si evita di utilizzarla per ottenere maggiore consenso. E’ la stessa operazione fatta per gli inceneritori chiamati termovalorizzatori.
Questo non cambia il fatto che le liste civiche di Grillo abbiano una loro struttura, siano nei fatti un’associazione volontaria (per ora senza statuti nè regole a tutela degli “iscritti”) e puntino ad ottenere quei posti dirigenziali che oggi sono occupati da altri.
Tutti i partiti nascono per questa ragione.
Se si cercasse di alimentare le coscienze civiche dei cittadini in maniera sana, quindi, si partirebbe proprio dal fatto che le associazioni di cittadini che si occupano dello svolgimento di una attività politico-sociale sono la struttura portante della democrazia, e che attraverso un maggiore coinvolgimento politico dei cittadini si può dare il proprio contributo.
Bisognerebbe a mio parere partire da qui. Spiegare che si propone un partito con un programma, e che non è la struttura partito che si intende combattere, ma gli altri partiti che sono oggi presenti.