Lotta a liste civiche e piccoli partiti

Se da un lato la semplificazione delle schede elettorali è un obiettivo auspicabile, dall’altro ogni passo che sembra essere compiuto in questo senso rischia di limitare l’espressione democratica dei cittadini.
Primo tra tutti, il referendum sulla legge elettorale sul quale si stanno raccogliendo le firme. Quello che si cerca di ottenere con questo referendum è lo spostamento dei voti di tutti verso i grandi partiti, e si capisce bene perché il partito democratico stia raccogliendo le firme e faccia pubblicare interventi di forte consenso. Evidentemente non si riesce a mettere mano alle leggi elettorali guardando al futuro del paese, piuttosto che al proprio: ogni cambiamento finora ha complicato il voto invece di semplificarlo, cercando con qualsiasi mezzo di portare i voti espressi dai cittadini ai partiti che stavano mettendo mano alla legge.

Con la scusa della riduzione dei costi della politica si sta cercando di proporre anche l’eliminazione delle circoscrizioni ed una riduzione del numero dei consiglieri comunali. Queste riduzioni andrebbero a scapito dei partiti più piccoli e delle liste civiche, che evidentemente danno un gran fastidio agli altri partiti, che si appiattiscono sempre di più sulle stesse posizioni (altro che destra o sinistra).

Cerchiamo di pensare ai veri costi della politica, che derivano piuttosto dall’impossibilità degli eletti di far valere veramente il proprio mandato elettorale, perché le decisioni vengono prese altrove. La democrazia ha dei costi economici a causa delle strutture necessarie, ma è un grande vantaggio per la società! Auspicare ad un sistema bipolare come quello statunitense porterebbe sì stabilità di Governo, ma anche impossibilità per i cittadini di dire la propria (infatti sebbene la maggioranza dei cittadini americani sia contro il conflitto in Iraq, il Governo procede in maniera contraria, proprio come in Italia).

Di questo passo è meglio tornare alla monarchia, forse il sistema politico meno costoso in assoluto. Almeno i re lavoravano per dare un Paese in buone condizioni al proprio primogenito.


8 Commenti:

  1. Romeo, 9. Luglio 2007, 20:47

    A questo non avevo pensato, comunque è anche vero che il moltiplicarsi di liste e partitini praticamente insulsi forse non giova troppo; forse si tratterebbe di giungere al giusto equilibrio … ma effettivamente taglierebbe fuori qualsiasi nuovo schieramento che vorrebbe nascere… Insomma, possibile che proprio l’unica soluzione sia la monarchia :-(

    Speriamo bene almeno che non ci riprendiamo i Savoia :-)

    Saluti radiosi

     
  2. Alessandro Ronchi, 9. Luglio 2007, 21:09

    La soluzione, ovviamente, ci sarebbe. Uno sbarramento al 3% non sarebbe scandaloso (imposto all’ultimo momento, dall’alto, invece sì)

    A mio parere il proporzionale puro è il sistema che più tutela la scelta dei cittadini: i partiti più piccoli non ottengono altro che la percentuale dei seggi che spetta loro.

    Sempre secondo me non ha senso dividere in collegi un territorio che vota per lo stesso organismo politico, come nei comuni non avrebbe senso votare suddividendo per circoscrizioni. In questo modo chi riesce a raccogliere voti e preferenze in maniera sparsa in tutt’Italia avrebbe lo stesso diritto di essere eletto di un candidato (o partito) che raccoglie lo stesso consenso in un solo collegio.

    I sistemi elettorali complicati servono solo ad avvantaggiare qualcuno. Se ogni testa è un voto, creare un sistema giusto non è difficile.

    Nei Comuni, ad esempio, non c’è nessun problema di stabilità, e la rappresentanza è garantita. Lì infatti la scelta di chi vuole “semplificare” la scena politica è di ridurre il numero dei consiglieri, che di fatto innalzerebbe automaticamente il quorum necessario a far scattare il primo consigliere.

    Non dovremmo scandalizzarci delle discussioni, anche all’interno delle maggioranze: senza discussioni non c’è democrazia.

     
  3. Alessandro Ronchi, 9. Luglio 2007, 21:11

    PS: non firmate per il referendum!

     
  4. Paolo Marani, 10. Luglio 2007, 8:56

    Veramente, veltroni ha detto pubblicamente che il referendum non lo voterà.
    Io invece lo voterò, ritenendo che la legge elettorale, per come è configurata ora, davvero FAVORISCE i grandi partiti a dispetto della presunta valenza proporzionale, nel senso che frammenta le posizioni minoritarie rendendole innocue. Tra l’altro, non potere sceglere i candidati ma solo le liste mi sembra una barbarie antidemocratica. Spero che il referendum possa spazzare via tutto questo, i verdi dovrebbero fare informazione per mandare la gente a votarlo, anzichè chiudersi in barriere protezionistiche.

     
  5. Alessandro Ronchi, 10. Luglio 2007, 19:41

    Caro Paolo, se fosse come dici, i DS non si esporrebbero pubblicamente a favore del referendum.

    Piuttosto torniamo alla legge di prima, la proposta del referendum a mio parere non va nella direzione che dici.

    Sui candidati invece sono d’accordo, proposi anche una raccolta di firme che non ha ottenuto molto successo…

     
  6. FAUSTO, 11. Luglio 2007, 23:02

    PARLAMENTO PROPORZIONALE CON SBARRAMENTO AL TRE% E RIMBORSO ELETTORALE SOLO A CHI ENTRA IN PARLAMENTO ELEZIONE DIRETTA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

     
  7. pignax, 12. Luglio 2007, 2:57

    Il nostro Paese ha una cultura proporzionale.
    Nel 1991 ci provarono Mario Segni & C. a portare il maggioritario e gli italiani, inconsapevolmente, lo seguirono nella misura del 91%.
    I contrari all’epoca erano Rifondazione e il Movimento Sociale che non era ancora stato a Fiuggi.
    Col senno del poi, in effetti gli unici partiti che con il maggioritario hanno contato di più.

    Il maggioritario ha un suo senso in un Paese - come l’Italia - bloccato al centro. Il proporzionale, vero, è quanto di più giusto possa esserci, ma non garantisce la governabilità eppoi è un controsenso
    laddove viene indicato in anticipo il Presidente del Consiglio.
    Non ci dobbiamo stupire, votando proporzionalmente, se poi un numero di deputati ondivaghi fa il salto della quaglia a seconda di come tira il vento.

    In realtà i sistemi di voto ideali ci sono, esistono; penso alle amministrative italiane, per esempio. L’indicazione del Sindaco e le liste collegate, con la possibilità di scegliere il candidato consigliere.

    Ma i partiti attuali fanno di tutto per eludere le soluzioni ideali.
    La legge elettorale attuale è una porcheria, quelle paventate forse sono peggio.

    Comunque non è tollerabile che ogni 28 giorni, quando Mastella ha le sue cose, si debba rischiare una crisi di Governo.

    E i Verdi, che temono lo sbarramento al 4%, forse sono troppo pessimisti. Lo scenario, quando sarà il momento, non potrà essere quello che si può immaginare oggi.
    Io credo che quella percentuale sia alla portata, in un panorama che potrebbe assomigliare ad un minestrone dove si mischiano la cioccolata, il brodo di dado, le mele, il formaggio. Sono tutte buone cose che insieme fanno schifo.

    Piuttosto, si insista per le preferenze, che altrimenti la gente la domenica del voto va al cinema o sta in casa a mettersi le dita nel naso.
    Piutossto che, è meglio “piuttosto”.

     
  8. Movimento Ultima Speranza, 23. Luglio 2007, 14:52

    Non si può togliere la possibilità di votare i partiti o movimenti più
    piccoli.
    Con il referendum, vogliono costringere milioni di persone a votare degli
    individui spregevoli che pensano solo ai loro interessi e non hanno
    nessun’intenzione di pensare al bene dell’Italia.
    Hanno intenzione di eliminarci con il referendum perché vogliono
    salvaguardare le loro poltrone e l’aumento dei consensi dei partiti minori
    gli spaventa.

    Il Movimento Ultima Speranza ha presentato nel suo programma una soluzione a
    questo problema.
    Con la sua proposta, tutti i cittadini, potranno essere rappresentati.

    Proposta:

    Allo scopo di far rappresentare il maggior numero di persone e impedire la
    possibilità di trasformismi politici, dovranno essere ammessi tutti i
    partiti che avranno ottenuto almeno la percentuale dell’un per cento. Ogni
    partito potrà contare un numero di suoi aderenti, corrispondente alla
    percentuale ottenuta nelle elezioni. Ad es. il partito che consegue il 15%
    dei voti manda in parlamento quindici suoi rappresentanti. Per dare il
    debito risalto ai convincimenti ed agli intenti politici di ogni
    rappresentante di partito, occorrerà ritenere eletti coloro che avranno (
    nell’ambito di detto partito ) totalizzato il maggior numero di voti. Il
    numero delle persone eleggibili al Parlamento dovrà essere tassativamente
    100. Detto numero dovrà costituire l’insieme dei parlamentari di una Camera
    sola. Viene così ad essere abolita totalmente la seconda Camera, ritenuta
    del tutto inutile e fonte inesauribile di spese e lungaggini burocratiche
    intollerabili.

    Movimento Ultima Speranza
    http://www.ultimasperanza.eu/

     

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