ASPO-Italia: Fotovoltaico contro biomassa, chi vince?

Questo articolo preso da Aspo-Italia è molto interessante. Si confronta l’efficienza delle biomasse e quella del fotovoltaico per la conversione dell’energia solare, e si ottiene come risultato una netta vittoria del secondo.

ASPO-Italia: Fotovoltaico contro biomassa, chi vince?

Esce su www.aspoitalia.net un articolo di Giulio De Simon dove si confrontano pannelli fotovoltaici e energia da biomassa in termini di efficienza di conversione della luce solare.

Per chi si intende di queste cose, è abbastanza noto che che il fotovoltaico è più efficiente della biomassa. Tuttavia, il risultato finale di De Simon sarà probabilmente sorprendente per molti di noi. Per culture energetiche tipiche come, per esempio Salix, Populus, Alnus, Eucalyptus o Miscanthus, il vantaggio del fotovoltaico è di oltre un fattore 60 . Se volessimo utilizzare la biomassa per sostituire i combustibili fossili in Italia, avremmo bisogno del 128% della superficie coltivata italiana.

La scarsa efficienza della biomassa nella conversione della luce solare è dovuta ai limiti intrinseci del processo fotosintetico che si realizza nelle piante. In pratica, la biomassa come fonte di energia è adatta solo per applicazioni di nicchia o come ausilio allo smaltimento di rifiuti. Se facessimo lerrore di affidarci alla biomassa per cercare di sostituire i combustibili fossili, otterremmo soltanto di danneggiare la produzione alimentare agricola senza risolvere il problema.

Link allarticolo completo
http://www.aspoitalia.net/images/stories/desimon/desimonfvbiomasse.pdf


12 Commenti:

  1. giorgio, 14. Marzo 2007, 9:02

    L’ho già detto diverse volte e voglio ripeterlo.
    Si sta facendo il gioco dei nuclearisti.
    Non riesco a vedere l’articolo, forse il sito aspo non funziona.
    Vorrei però fare lo stesso alcune considerazioni.
    Credete davvero che si possa sostituire l’energia fossile con il fotovoltaico?
    Faccio un esempio.
    Un impianto a biomasse da 12 MWe che sfrutta scarti colturali, occupa uno spazio di circa 25.000 metri quadrati.
    Non dà fastidio alla produzione alimentare (inquanto sfrutta gli scarti).
    Per produrre la stessa energia con il fotovoltaico, sapendo che al nord arrivano circa 1400 Kw all’anno di energia solare per metro quadrato e che il rendimento di un pannello (quando va bene e tiene per vent’anni) è del 15%,
    avremo che 1400 Kw x 15/100 = 210 KWe per metro quadrato/anno. Una centrale da 12 MWe produrrà in un anno (lavorando le canoniche 8000 ore) circa 100000 MWe per produrre la stessa energia da fotovoltaico al nord avremmo bisogno di 100000/0,210 = circa mezzo milione di metri quadrati interamente ricoperti di pannelli fotovoltaici senza considerare, strutture, palazzine , uffici, ecc.). (Altro che togliere da mangiare) senza considerare il costo di un tale impianto.
    Il fotovoltaico conviene farlo nel deserto africano.
    Altra conisderazione la stessa centrale a biomasse, può dare 50 (dico cinquanta) posti di lavoro diretti e almeno una quindicina indiretti impegnati nella raccolta, imballaggio, trasporto.
    Il fotovoltaico una volta installato non dà lavoro a nessuno.
    Allora io vorrei veramente che TUTTI capissero che oggi, abbiamo una opportunità enorme grandissima.
    Possiamo spostare (VERAMENTE ) ricchezza dalle mani di grossi petrolieri e arabi e guerrafondai e terroristi per ridistribuirla ai precari, ai disoccupati, ai lavoratori in nero,ecc.
    Coltivazioni di sorgo, mischantus, ecc. che rendono 50-60 tonnelate per ettaro, possono produrre bioetanolo per autotrazione con la steam explosion e la fermentazione della cellulosa, possono produrre combustibile per piccole centrali elettriche (10-15 MWe se no non stanno in piedi)dalle quali poi può partire il teleriscaldamento per le città vicine, si può creare sviluppo e ricchezza per tutti.
    Continuando ad insistere con il fotovoltaico, si alzerà ancora il conto energia, per la soddisfazione dei grossi finanzieri che andranno a comprare i pannelli in Cina a basso costo e guadagneranno miliardi alla faccianostra, oppure non decolleranno le energie rinnovabili e fra qualche anno per rispettare gli impegni presi in Comunità Europea, ci diranno che bisogna passare al nucleare.
    Signori, svegliamoci.
    Un saluto.

     
  2. Giuliano Arfelli, 14. Marzo 2007, 20:02

    Per il sig. Giorgio: adesso il link funziona e può scaricare il documento. Ho letto il documento citato da Alessandro e sono rimasto abbastanza sorpreso. Nonostante la scarsa efficienza dei pannelli solari possiamo ugualmente usarli e affrancarci da gran parte del petrolio. Come usarli? Nel modo maggiormente democratico. Ognuno per la parte di terreno che già viene sottratta al verde ovvero: il tetto della propria casa, il tetto degli uffici, il tetto degli edifici pubblici. Se incentiviamo l’installazione dei pannelli solari fotovoltaici possiamo ottenere vari risparmi: serve meno energia per riscaldare/raffreddare (pannelli e coibentazione DEVONO andare di pari passo), brucio meno carburante fossile e quindi immetto meno energia nell’ambiente e, con la temperatura più bassa, i condizionatori servono meno e consumano meno. Se uso l’energia elettrica come carburante per le auto ho meno PM10, meno ammalati di cancro, meno rumore… Potrei continuare a lungo. Pensiamoci.

     
  3. Federico Balestra, 15. Marzo 2007, 9:10

    Non si deve vedere un’impianto fotovoltaico nella stessa maniera degli altri impianti di produzione di energia.
    Pianificato bene il fotovoltaico non ha bisogno di spazio o lottizzazioni per essere installato, in quanto piccoli impianti possono essere installati ovunque su tetti, tettoie o simili. Senza il bisogno di grandi centrali, che ne riducono la reale capacità di produzione con la necessità di essere trasformata in media tensione.
    Il problema principale delle centrali biomasse, a cui comunque non sono contrario, costruite (come dice Alessandro) per fare guadagno è quello che poi ci tocca importare il granturco o mais per alimentarle. Di riconvertire le colture in mais dovremmo parlarne con i contadini.
    Non avendo la materia prima non è molto normale che un camion si faccia mille chilometri per portarcele.
    Purtroppo sul fotovoltaico abbiamo spinto veramente poco in realtà, dato che i soldi dei CIP6 finora li abbiamo bruciati.
    Per creare posti di lavoro basterebbe dare a possibilità di trattamento dei rifiuti differenziati (la prima fabbrica di riciclo di plastica si trova vicino Milano…) in zona.

     
  4. giorgio, 15. Marzo 2007, 13:28

    Vede sig. Arfelli, il problema che secondo me non si è ancora sviscerato, sta nel come fare a convincere una famiglia che spende cento euro al mese di bolletta elettrica, a spendere 30000 euro per installare pannelli fotovoltaici sul tetto della propria casa così risparmierà i cento euro al mese.
    Inoltre, se anche tutti fossero convinti a farlo, resterebbe da alimentare le industri, grandi mangiatrici di energia elettrica.
    Sono daccordo con Lei riguardo al discorso importazione biomasse, sarebbe difatti stupido, disboscare la foresta amazzonica per produrre legna da bruciare negli impianti a biomasse.
    Però Le faccio notare che per esempio, coltivando i campi set aside (magari vicino a casa sua) ossia quei campi per i quali gli agricoltori sono pagati ( con soldi nostri) per non coltivarli,dicevo coltivarli a colture energetiche quali il mischantus (ha presente quegli arbusti che si vedono al nord a bordo dei campi con il pennacchietto marroncino)le rese possono arrivare a 50 tonnelate per ettaro, ossia con 1000 ettari possiamo far funzionare una centrale da 12 MWe/h oppure produrre circa dieci milioni di litri di bioetanolo con la steam explosion.
    Quanto ai posti di lavoro potrebbe essere veramente l’opportunità di rilanciare l’occupazione, imponendo chiaramente a chi costruisce centrali a biomasse che il raggio di raccolta NON deve superare i trenta KM e che tutta la biomassa VERGINE (non rifiuto)utilizzata debba provenire dalla provincia in cui ha sede l’impianto.
    Un saluto.

     
  5. giorgio, 15. Marzo 2007, 13:44

    Torno ancora una volta sull’argomento, dopo aver letto finalmente l’articolo su aspo.
    Partire da una produttività di biomasse per ettaro di 12 tonnellate e prendere l’insolazione di Roma, non mi pare molto corretto.
    Considerando le 50 tonnelate per ettaro di biomasse, l’insolazione al Nord e l’energia(tantissima) per produrre i pannelli, il 60 volte diventa dieci ed il 128% diventa 20%.
    Ma ripeto ancora succederà come in Emilia con lo zucchero, i prezzi delle colture italiane, sono drogati dagli aiuti CEE, coltivare mais o riso o grano senza aiuti CEE sarebbe antieconomico.
    Dopo il 2013 (anno nel quale gli aiuti cesseranno) ne riparleremo.
    Un saluto

     
  6. Simone Benini, 30. Marzo 2007, 11:58

    Un tetto di 20 mq potrebbe produrre circa 3100 kWh/a di Corrente Alternata (in Romagna).
    Il costo si aggirerebbe sui 18.000 euri (chiavi in mano), rendendo (conto energia 2007) circa 1240 euri/a di premio GSE e circa 600 euri di risparmio energetico in bolletta (1840 euri anno).
    A parte il ritorno economico per una qualsiasi famiglia che abbia disponibilità (ma esistono anche finanziamenti al 100%, quindi senza alcuna uscita economica rilevante) di 18.000 euri, c’è il ritorno ambientale.
    Se su 48.000 case in Forlì la metà della metà (tetto rivolto a sud, abbastanza spazio), 12.000 case, mettessero su l’impianto in questione, avremmo 37GWh/a di corrente alternata prodotta in Forlì, senza sprecare spazio, senza trasporto con autotreni di alcun materiale (tranne quello per la vendita dei pannelli e dei relativi accessori per il montaggio), in maggior parte prodotta in estate, di giorno, quando la domanda di energia è maggiore e si rischiano i black-out.
    Ovviamente il solare FV non è la panacea di tutti i mali energetici, ma quando fra pochi anni usciranno i pannelli sensibili alle onde elettromagnetiche ed alla luce infrarossa notturna, la produzione di energia per mq aumenterà notevolmente, lasciando sul posto sia le biomasse (poca resa, poca spesa) che le altre energie rinnovabili.
    Unica soluzione la “fusione” nucleare, lungi a venire, purtroppo!

    Anche i pannelli più moderni ed efficienti restituiscono in circa 4-5 anni l’energia spesa per produrli (quelli a film sottile “non Si” anche meno).
    La vita media dei pannelli FV è di circa 25-30 anni, ma non ne sono passati abbastanza per porre un vero limite temporale.

     
  7. desi, 10. Aprile 2007, 12:51

    perche dover necessariamente rifarsi alle zone boscose di altri paese e non pensare di poter essere autosufficienti anche in questo,usando e producendo legname così come altri paesi europei gia fanno.e vero che porterebbe tanto lavoro nei campi ,ma gli italiani usano bene le macchine da lavoro per cui questo potrebbe essere solo un beneficio.

     
  8. Jakoncic Adriano, 30. Maggio 2007, 16:16

    sig. Alessandro Ronchi
    ho lavorato con una societa di bergamo che costruisce centrali eletrice a biomassa forestale. o avuto contato con Croazia per costruire cent. ele. a biomassa forestale. Ho presentato la soc. Bergamasca al governo Cr. che hano garantito di costruire ben 4 centrali. Ho lavorato 1 anno per avere tuti i permesi e dopo aver dovuto iniziare le costruzioni la soc. non si e piu presentata. Senza dare alcune spiegazioni. Conosendo alcuni pezzi grossi del governo ho fato delle brute figure per riparare erore fato li ho promeso trovare unaltra soc. che li costruira le centrali. Le chiedo se Lei puo darmi AIUTO la ringrazio e porgo distinti saluti. mio telefono 349/8883442 Grazie.

     
  9. desi, 31. Maggio 2007, 17:44

    CONTINUO A PENSARE CHE PROBABILMENTE L USO DEL FOTOVOLTAICO PUO ESSERE POSSIBILE A LIVELLO DI PICCOLE INDUSTRIE DI APPARTAMENTI E DI AZIENDE PRIVATE PER QUANTO LE ALTRE POTREBBERO AIUTARSI CON L USO DI COMBUSTIBILI COSI COME E DI USO AL NORD PER LE SCUOLE E PER GLI EDIFICI…

     
  10. Alessandro Ronchi, 31. Maggio 2007, 17:49

    Se le tue convinzioni sono supportate da considerazioni basate su dati, posso essere d’accordo. Il problema della biomassa è proprio della grande scala: sulle grandi distanze diventa difficile far diventare positivo il bilancio energetico.

     
  11. michi, 22. Ottobre 2007, 19:10

    Scusate, si parla di fotovoltaico aggrappandosi ad un mercato drogato dal contoenergia. Se quei soldi li investissimo in un cappotto risparmiando sul termico =(energia elettrica per il condizionamento e termica per il riscaldamento)? qualcuno ha mai pensato che non c’è bisogno di drogare alcun mercato per fare risparmio energetico? risparmiare = non consumare?

     
  12. Alessandro Ronchi, 23. Ottobre 2007, 0:03

    Non sarebbe comunque un mercato drogato?

    Gli incentivi servono per far partire mercati che hanno bisogno di investimenti iniziali elevati, ma che poi dovrebbero alimentarsi da soli.

     

Scrivi un commento:

Inviando il commento dichiaro di aver letto e sottoscritto le regole per i commenti