Appello sulla pista nera in Campigna
Ricevo ed inoltro un messaggio del WWF di Forlì per l’adesione ad un appello contro la pista nera in Campigna, che costerà alla collettività un miliardo di vecchie lire, oltre ai palesi danni per un territorio protetto da ben 5 diversi livelli di tutela ambientale.
Aggiornamento:Risposta WWF al manifesto
Negli ultimi giorni nel Forlivese è in atto una dura polemica tra le associazioni ambientaliste e l’amministrazione locale di S.Sofia (FC). Allego di seguito i dettagli.
Chiunque volesse dare la propria adesione telematicamente, potrà farlo contattando il WWF di Forlì: forli@wwf.it.
LA PISTA “NERA” - Un progetto dannoso, non solo per l’ambiente
FIRMA L’APPELLO PER DIFENDERE LA RISERVA NATURALE BIOGENETICA DI CAMPIGNA
Il Corpo Forestale ha già bocciato il progettoCome è noto, l’amministrazione comunale di S.Sofia si sta battendo per la risistemazione della “pista nera”, situata su una pendice del Monte Falco; lo scopo è quello di rendere più lievi le pendenze, per consentire l’utilizzo delle piste ad un maggior numero di persone, in particolare anche agli appassionati dello “Snowboard”.
Per far ciò si dovranno eseguire lavori molto impattanti, quali lo sbancamento della porzione di montagna con utilizzo di esplosivi e la successiva ri-profilatura del pendio con escavatori e altri mezzi pesanti. In definitiva, uno degli angoli più incontaminati del Parco
Nazionale sarà deturpato per fare ulteriore spazio agli utenti degli sport invernali.Su tale progetto il Corpo Forestale dello Stato ha già espresso il proprio parere negativo, evidenziando in particolare la sua incompatibilità con il Diploma Europeo, rinnovato alle Riserve Naturali Biogenetiche di Campigna in data 15/06/05.
Inoltre, il Corpo Forestale ha rilevato che l’intervento in esame produrrà una pressione turistica aggiuntiva insostenibile per le specie faunistiche tutelate (in primis il Lupo).
Si sottolinea infine come l’area in questione sia tutelata da ben 5 vincoli: Parco Nazionale (Stato Italiano), Riserva Naturale Biogenetica (Stato Italiano), Sito di Importanza Comunitaria - SIC - e Zona di Protezione Speciale per gli uccelli - ZPS - (Unione Europea), vincolo della Soprintendenza ai Beni Ambientali (Stato Italiano), vincolo Paesistico (Regione Emilia Romagna); si precisa
che la Soprintendenza si è anch’essa espressa negativamente, per l’eccessivo impatto ambientale-paesaggistico.A pagare per un progetto inutile e dannoso saranno tutti i cittadini
Il progetto della pista nera, inutile in quanto il territorio in esame non è minimamente vocato allo sci, viene portato avanti in un momento di ristrettezze economiche.
A pagare il costo preventivo di circa un miliardo delle vecchie lire (475000 Euro) sarà la collettività, mentre il beneficiario diretto è la sola ditta privata che gestisce gli impianti, la quale tra l’altro non è forse nemmeno titolata a ciò, visto che il CFS (proprietario dei terreni) assegna la gestione dell’impianto, senza
possibilità di sub-concessione, al solo Comune di S.Sofia.Va sottolineato, come spunto di riflessione, che fino a questo momento nessuna opera, anche molto più costosa di questa, realizzata nella nostra zona e che avrebbe dovuto “valorizzare” il territorio, ha mai in realtà avvantaggiato l’economia locale, come spesso si è creduto (si veda il caso della diga di Ridracoli).
In un periodo in cui le precipitazioni (e soprattutto le nevicate) scarseggiano e il livello dell’acqua della diga raggiunge i minimi storici, viene quindi spontaneo giungere alla conclusione che un simile progetto è l’ultima cosa di cui il nostro territorio ha bisogno.
I proponenti hanno cercato di raggirare il parere negativo del Corpo Forestale
Gli Enti locali hanno cercato di estromettere il Corpo Forestale dalla Conferenza di Servizi (l’organo tecnico-istituzionale incaricato per la valutazione del progetto) con un cavilloso e immotivato pretesto, secondo il quale il CFS, essendo direttamente interessato ed “avvantaggiato” (!?!) dall’intervento, non poteva partecipare alla fase conclusiva, e decisiva, dei lavori. Il vantaggio consisterebbe, secondo i proponenti, nel trovarsi sul proprio terreno un nuovo manufatto. Non si capisce però come mai il CFS dovrebbe esprimere parere negativo verso un progetto che lo “avvantaggia”. Il dato reale è, al contrario, il danno ambientale!
Si dimentica inoltre che il Corpo Forestale dello Stato è Demanio, cioè Stato, cioè il cittadino. Escludendo il CFS dalla fase decisionale si escluderebbe quindi la comunità nazionale da una scelta che la coinvolge direttamente.
Inoltre i proponenti, allo scopo di “superare” il parere negativo del CFS, hanno chiesto tempo per elaborare una Valutazione di Incidenza Ecologica “ad hoc”, “più completa” di quella già presentata, in modo da ottenere, con un atto puramente burocratico, l’approvazione del progetto nella Conferenza di Servizi conclusiva
prevista in data 15/12/06.Va sottolineato che una Valutazione di Incidenza credibile non può essere elaborata, sulla carta, in pochissimi giorni, ma richiede indagini ben più consistenti.
Indagini che sarebbero state da svolgere negli anni precedenti, ma non sono mai state effettuate, evidentemente perché non è possibile dimostrare la sostenibilità dell’intervento. Va ribadito comunque che la Valutazione d’Incidenza non può sostituire, la valutazione più generale di compatibilità dell’opera con le norme più specifiche dei Parchi Nazionali (DM 14/12/90).
Per questa serie di ragioni chiedo, a tutti coloro che intendono opporsi a quest’inutile e dannoso progetto, di sottoscrivere questo appello in difesa del territorio del Parco Nazionale e di impegnarsi a ricevere e fornire una corretta e capillare informazione verso i propri familiari, amici e conoscenti. In tal modo potremo accrescere il livello di consapevolezza nella nostra comunità e contrastare concretamente il degrado ambientale.
L’impegno ci gratifica, l’indifferenza ci rende complici!
Soo d’accordo, la sistemazione della pista nera è veramente l’ultima cosa di cui il ns.territorio ha bisogno…
Sono solidale con il CFS.
Chi è la ditta appaltatrice della pista e chi sono i titolari della stessa?
aderisco all’appello contro un’ intervento ed una spesa dannosa e inutile
Francamente non ne sono convinto. Penso che soprattutto sulle nostre vallate sia necessaria una politica che tenga conto sia dell’ambiente che delle persone che ci abitano (sempre più risicate).
Alcuni comuni, a causa di un mancato sviluppo soprattutto turistico, praticamente si sono dimezzati.
In Italia abbiamo vari esempi di come l’ambiente possa convivere con le attività dell’uomo, una su tutti il lago Trasimeno (provare per credere).
La pista da sci è un grave danno? No, se vista in un contesto più ampio di “turismo sostenibile”. Se invece non è accompagnata da una politica di sviluppo (economico ed ambientale) più grande, allora si… non ha senso.
Finalmente una briciola di buon senso!
Bravo Federico!
X Federico:
Ti invito a leggere i miei commenti nell’articolo “Lettera alla stampa sulla pista nera della campigna”, nella sezione dicembre 2006.
Equilibrio! Buon Senso! Civilta!
Equilibrio, buon senso e civiltà come si misurano?
Creare piste da sci dove se va bene hai neve naturale 20-30 giorni l’anno non mi sembra buon senso.
Allora neve artificiale, così quanto sale particolare serve per tenere il punto di fusione alto? Anche questo non mi sembra buon senso.
Senza contare che ridracoli dovra sobbarcarsi anche dell’innevamento artificiale, costringendo molti comuni a riattivare i pozzi artesiani, conseguenza della subsidenza. Non mi sembra perniente sensato….
Passiamo all civiltà; come si misura?
Secondo me la civiltà la si misura con il grado di istruzione, informazione, intelligenza delle persone che la compongono e che la guidano.
Solo che il denaro si stà sostituendo sempre più spesso sia all’istruzione che all’ intelligenza (l’informazione è spacciata (sparita) da tempo) :-(
Non resta che l’equilibrio!!!!!!!
Quando due corpi o nel nostro caso pensieri hanno pari forza e dignità si parla di equilibrio!
Ma se la controparte, il CFS dice che non c’è equilibrio, perchè lasciarlo decidere, meglio estrometterlo, così l’equilibrio si sposta dalla parte meno “equilibrata”……
Facciamo di Santa Sofia la meta del turismo intelligente (bird-watching, gare ciclistiche, sagre, prodotti locali), non un posto dove sperperare i soldi dei cittadini a danno dei cittadini, a favore di una “azienda” e dei suoi tirapiedi.
1) Riguardo ai 20-30 giorni all’anno di neve:
Cosulta prima di parlare le statistiche meteorologiche degli ultimi anni.
(l’anno scorso si è sciato il primo Maggio con oltre 3 metri di precipitazioni nevose), anche se è vero che le stagioni si sono spostate in avanti i giorni di neve restano tantissimi.
2)Innevamento artificiale:
Nessuno ha parlato di innevamento artificiale.
Se un giorno lo si farà in ogni caso non si utilizzerà l’acqua di Ridracoli, visto che neanche uno stupido penserebbe di “tirare” l’acqua attingendo da un bacino a quasi 1000m di dislivello. Se un giorno lo si farà sarà fatto in maniera intelligente e anteponendo il rispetto dell’ambiente, cercando magari di risolvere nello stesso tempo il problema del rischio incendi. (alla prima foglia a fuoco il parco brucia tutto visto che non esistono punti vicini di approvvigionamento dei canaders).
3) La controparte CFS:
Esistono altre controparti (es. L’ente Parco) più competenti e d’accordo con l’iniziativa, perché non parla di loro?
Il CFS non è competente. chi ha deciso non è né una guardia forestale quotdianamente a contatto con le zone in questione ne uno scienziato.
E’ UN BUROCRATE.
Un burocrate pelandrone bien ancorato alla sua Poltrona bien retribuita, che si guarda bene dall’infastidire qualcuno o sollevare polveroni.
E se vuoi mantenere la poltrona di dirigente del CFS ti guardi bene dal metteri contro le forze integraliste-ambientaliste.
Perché non parli con i veri forestali, quelli in scarponi da montagna e divisa e non in giacca e cravatta? Ti assicuro che il loro avviso sarà differente.
Il vero politico intelligente non è colui che sceglie uno slogan e lo applica in maniera ottusa senza distinzioni.
Sanno fare tutti a salvagualdare la natura dagli eccessi dell’antropizzazione, facendo scomparire intere comunità, tradizioni, popolazioni, arti e mestieri. Lasciando la foresta incurata, alla deriva di se stessa e preda dell’indiscriminatio aumento della massa legnosa, dicendo che quello è rispetto dell’ambiente!
Il vero politico intelligente è colui che trova compromessi, punti d’incontro, soluzioni che concilino con l’equilibrio esigenze apparentemente in controtendenza, senza schierarsi in maniera calcistica per l’una o per l’altra.
NON SIAMO ALLO STADIO!
Come pensate di rispettare la natura se non rispettate gli altri.
Siete solo degli integralisti alla caccia di un nuovo nemico per dare un senso epico e cavalleresco alla vostra battaglia.
Noi abitanti delle vallate in declino siamo stufi di battaglie inutili.
Ripudiamo gli interlocutori ottusi, gli integralisti, coloro che saranno sempre contro, coloro che non cambieranno mai idea.
Come te Simone.
1) Riguardo ai 20-30 giorni all’anno di neve:
Cosulta prima di parlare le statistiche meteorologiche degli ultimi anni.
(l’anno scorso si è sciato il primo Maggio con oltre 3 metri di precipitazioni nevose), anche se è vero che le stagioni si sono spostate in avanti i giorni di neve restano tantissimi.
2)Innevamento artificiale:
Nessuno ha parlato di innevamento artificiale.
Se un giorno lo si farà in ogni caso non si utilizzerà l’acqua di Ridracoli, visto che neanche uno stupido penserebbe di “tirare” l’acqua attingendo da un bacino a quasi 1000m di dislivello. Se un giorno lo si farà sarà fatto in maniera intelligente e anteponendo il rispetto dell’ambiente, cercando magari di risolvere nello stesso tempo il problema del rischio incendi. (alla prima foglia a fuoco il parco brucia tutto visto che non esistono punti vicini di approvvigionamento dei canaders).
3) La controparte CFS:
Esistono altre controparti (es. L’ente Parco) più competenti e d’accordo con l’iniziativa, perché non parla di loro?
Il CFS non è competente. chi ha deciso non è né una guardia forestale quotdianamente a contatto con le zone in questione ne uno scienziato.
E’ UN BUROCRATE.
Un burocrate pelandrone bien ancorato alla sua Poltrona bien retribuita, che si guarda bene dall’infastidire qualcuno o sollevare polveroni.
E se vuoi mantenere la poltrona di dirigente del CFS ti guardi bene dal metteri contro le forze integraliste-ambientaliste.
Perché non parli con i veri forestali, quelli in scarponi da montagna e divisa e non in giacca e cravatta? Ti assicuro che il loro avviso sarà differente.
Il vero politico intelligente non è colui che sceglie uno slogan e lo applica in maniera ottusa senza distinzioni.
Sanno fare tutti a salvagualdare la natura dagli eccessi dell’antropizzazione, facendo scomparire intere comunità, tradizioni, popolazioni, arti e mestieri. Lasciando la foresta incurata, alla deriva di se stessa e preda dell’indiscriminatio aumento della massa legnosa, dicendo che quello è rispetto dell’ambiente!
Il vero politico intelligente è colui che trova compromessi, punti d’incontro, soluzioni che concilino con l’equilibrio esigenze apparentemente in controtendenza, senza schierarsi in maniera calcistica per l’una o per l’altra.
NON SIAMO ALLO STADIO!
Come pensate di rispettare la natura se non rispettate gli altri.
Siete solo degli integralisti alla caccia di un nuovo nemico per dare un senso epico e cavalleresco alla vostra battaglia.
Noi abitanti delle vallate in declino siamo stufi di battaglie inutili.
Ripudiamo gli interlocutori ottusi, gli integralisti, coloro che saranno sempre contro, coloro che non cambieranno mai idea.
Come te Simone.
Faccio presente che i miei commenti sono tutti automaticamente cancellati.
Questo è veramente ignobile. Ricorda una certa censura di un certo ventennio.
Vi liverate delle opinioni di chi non la pensa come voi.
Mi dispiace solo che ancora una volta (questo giovedì) gli ambientalisti siano stati invitati al tavolo di trattative.
Faccio presente che i miei commenti sono tutti automaticamente cancellati.
Questo è veramente ignobile. Ricorda una certa censura di un certo ventennio.
Vi liverate delle opinioni di chi non la pensa come voi.
Mi dispiace solo che ancora una volta (questo giovedì) gli ambientalisti siano stati invitati al tavolo di trattative.
Davide Gabrielli
No Simone (posso darti del tu? Su internet non uso mai il lei, spero mi scuserai), è una pista da sci e non un mostro tentacolare.
Non voglio fare polemica con nessuno, anche perchè condivido un buona parte le idee dei verdi (e soprattutto sono contento che Alessandro sia in consiglio, svecchia la platea e dà futuro ai ragazzi giovani come me :-) ).
Ma ti ripeto che andandò in giro per l’Italia è possibile vedere esempi di turismo sostenibile, in cui è possibile costruire in una foresta una pista da sci e permettere di rispettare l’ambiente con protocolli fatti per bene tra i vari enti ed una difesa costante del luogo.
Non mi preoccupo degli sciatori consumisti (?!?), loro preferiscono andare in trentino per sciare un’ora e tornare a Forlì. Mi preoccupo per una montagna che stà perdendo tutto: eccellenze alimentari, storia, servizi essenziali, fabbriche storiche (per la mancanza di rinnovamento tecnologico). Toscana ed Umbria, con cui condividiamo l’appennino sono 5 anni avanti a noi. E non mi dire che l’Umbria abbia perso in ambiente, dato che è più curato del nostro (e parecchio). Ma bisogna vederli questi esempi, e rendersi conto di TUTTI i problemi della montagna.
Altrimenti è finita, già qualche comune pensa di disfarsi del parco (se non sbaglio, ho parlato con qualcuno proprio in questi giorni).
Spero di aver chiarito la mia posizione (personale).
Inanzitutto ringrazio Alessandro per aver risolto il problema che mi impediva di espreimere la mia opinione e mi ha fatto pensare cose sbagliate…
Vorrei porgere una questione a Simone:
Dici che le opere in questione sono fatte per il mero tornaconto economico della ditta gestrice e dei loro tirapiedi.
Poi dici che non ha senso fare dello sci dove c’é neve 20 giorni all’anno.
Questa è la prova di quanto sei fazioso e sclerotico (nella sua accezione più dotta ovviamente) :
Se ci sono 20 giorni all’anno di neve, come fa la ditta gestrice a realizzare il suo lucro causa di ogni male?
Scegli o non c’é la neve o è tutto fatto per il lucro, perché chi gestisce impianti da sci non può neanche giungere al pareggio con soli 20 giorni di neve…
Questa è la prova che per qualcuno questa è una guerra, ed ogni arma anche la più strampalata è lecita.
C.V.D.
X Alessandro:
Puoi per favore spiegare da quale attenta valutazione del progetto inerente i lavori in questione hai trovato tracce dell’USO DI ESPLOSIVI?
Io il progetto l’ho visto ma di esplosivi non vi era traccia…
Non è che per caso hai pensato che con un pizzico di fantasia il processo di trasformazione da pista da sci (composta quindi ricordo di sola terra erba e fiori) a ecomostro procedesse più veloce nell’opinione pubblica???
Bricconcello…
Caro Davide, se leggi bene l’articolo capirai che si tratta di un copia-incolla dell’appello del WWF. Non ho scritto io sugli esplosivi, e non ho i documenti per confermare o meno questa informazione.
A tutte le altre obiezioni risponderò appena avrò un momento libero.
Ti consiglio caldamente di portare rispetto (bricconcello è una parola che puoi utilizzare a casa tua, non in un luogo di dibattito politico pubblico), non vorrei doverlo ripetere o dover essere costretto ad altri mezzi per garantire che qui si continui a parlare in modo chiaro, pacato, a volte deciso ma mai scurrile o inopportuno.
Perché io non posso utilizzare bricconcello mentre voi sui giornali (non su un blog che è strumento principe della comunicazione informale) potete travisare i fatti, usare parole come: “imprenditori senza scrupoli”, “tirapiedi” e slogan più adatti ad un comizio che ad una discussione tra competenti.
I signori del wwf che ho sentito parlare all’ultimo tavolo di trattative a Corniolo, loro si che erano ARROGANTI!.
Gente mai vista sulle nostre montagne se non una volta quando mi ricordo che arrivati in massa sulle loro jeeps ( tragitto svolto a piedi 15m), carichi di spillette e distintivi, dopo aver etichettato il tiglio davanti a casa mia prima con svariati nomi fino ad accordarsi su un “Ficus Montanus”, hanno intrapreso una battaglia contro la signora Lidia (93 anni) colpevole di aver raccolto dei fiori (dal giardino condominiale, proprietà privata, che però con senso civico e di comunità nessuno ha mai chiuso) per abbellire la nostra chiesa.
Ed poi questi semi-sconosciuti arrivano e volgliono decidere tutto loro etichettando tutti ad estirpatori e senza ascoltare.
Io non sono arrogante, perlomeno non più dei vari componenti di wwf e verdi (non quelli che salvano gli orsi polari dall’estinzione: EROI) ma coloro che scagliano la loro crociate contro gli ultimi tentativi di dare un futuro ad una montagna che altrimenti rimarrà con i lupi, i cinghiali, i vostri “Ficus Montanus” MA SENZA UOMINI, UNICA SPECIE GIA ESTINTA!
Lo stesso WWF che si è scagliato contro il taglio degli alberi nella Bidentina, quello sì che è un crimine!
Loro non amano gli esseri umani, amano le loro spillette ed il senso di aggregazione che ne deriva .
Quante persone sono morte su quegli alberi! Io ho perso degli amici, altri hanno perso dei figli! E loro solo ha pensare al destino di qualche albero (non era certo il disposcamento della foresta amazzonica, erano gli alberi sul ciglio della strada).
Perché non prendono i 4 faggi spezzati che si taglieranno per mettere in sicurezza le piste e gli alberi della bidentina e se li piantano davanti a casa o sul ciglio della strada che i loro figli fanno per tornare dalla discoteca, magari “sballati” dalla mariuana che tanto vi battete per liberalizzare.
Non sono arrogante, non più di voi.
Ma sono incazzato, quello sì più di Voi!
X Alessandro: se raccogli cecamente battaglie avvelenate e create da altri senza porti domande, allora mi spieghi a cosa servono i giovani in politica?
Non abbiamo bisogno di un altro politico ceco e sordo. Di uno che si chiuda nei suoi ranghi, per non gaurdare dall’altra parte della trincea.
x Dadive Gabrielli:
Non era Lei che inneggiavi al “Buon Senso”, alla “Civiltà”???? Dove l’ha lasciata?
La mia “sclerosi” (che magari neanche sa cosa significa) me la curo a modo mio, non si preoccupi!
Non è la prima volta che la gente di montagna si lascia “imbambolare” dalle parole dei politici e poi paga il conto, a volte salato!
Io mi auguro che diversamente dal solito questa “pista” per tutti non diventi una pista ad innevamento artificiale (causa di subsidenza in pianura, di disfacimento del sottosuolo e moria di alberi e piante, graie all’uso di sali di metalli vari per innalzare il punto di fusione del ghiaccio), che per realiarla non si debba usare l’esplosivo, che non interagisca troppo con la migrazione locale della selvaggina, dei cinghiali, del lupo, e di tutte quelle creature che prima di Lei e dei suoi concittadini vi hanno abitato in santa pace.
Se poi le sua lungimiranza è migliore della mia, e le mie opinioni risultano poco credibili, usi almeno un poco di civiltà che le resta, senza offendere nessuno.
Il fatto che io abbia detto “Facciamo di Santa Sofia la meta del turismo intelligente (bird-watching, gare ciclistiche, sagre, prodotti locali), non un posto dove sperperare i soldi dei cittadini a danno dei cittadini, a favore di una “azienda” e dei suoi tirapiedi.” la offende me ne scuso, ma non vi trovo (almeno in Italiano…. parliamo la stessa lingua, vero?) parole offensive.
Le ricordo che http://www.demauroparavia.it/120592 tirapiede al massimo può essere dispregiativo, ma sempre legandolo al contesto del “SE”.
Poi magari Voi avete ragione, ma perlomeno quando scrivete sui forum usate civiltà e buon senso, che tanto professate.
P.S. Io non sono un verde, ne un ambientalista.
Sono solo un cittadino, magari “sclerotico” che esprime la sua opinione, constatando il fatto che oggi più che mai “pecunia non olet”…….
P.P.S. E cmq resta il fatto che impianti come quello che si vuole realiazzare costano parecchi euri e di solito chi ci guadagna è l’appaltante (che incassa i finanziamenti e magari poco dopo fallisce), su un terreno che è di tutti, in gestione al comune di Santa Sofia, se non sbaglio!
Per sclerosi si intende la perdita delle capacità elastiche e delle flessibilità.
E’ un fenomeno riscontrabile nella mente di molti politici cresciuti a pane slogan e finanziamenti pubblici.
1) Gli animali non migrano, quelli sono gli uccelli.
ma che strana idea avete degli animali???
Forse invece che oscurare Santoro era meglio oscurare Licia Colò…
Gli animali della foresta non sono organismi soffiati nel più sottile cristallo di boemia pronti a disintegrarsi al primo calpestio di un essere umano.
Il nostro parco è florido di animali, (si pensi solo che la sovrappopolazione di alcuni costringe a catturarli in gabbie e poi mandarli all’inceneritore lo sapeva questo?).
Persino il lupo, unico a richio estinzione (per la caccia, non per le piste) è tornato numeroso, per la felicità di noi tutti (siamo noi residenti i primi amanti delle nostre montagne) di cappuccetto rosso, della nonna e di Licia Colò.
Il nostro parco copre una superficie di oltre 36.000 ettari.
E con il suo 85% di foreste é il più “boscato d’italia”.
I lavori sulle piste riguardano un fazzoletto, che dopo i piccoli interventi sarà ancora ricoperto di erba, prati e fiori.
La natura é in pericolo per la caccia sfrenata, il bracconaggio, l’abusivismo edilizio, gli ecomostri anni’70, il disboscamento senza regole etc etc.
Non per due piste da sci dove d’estate la gente fa i pic-nic.
Non per gli sciatori da discesa che fanno sport in mezzo al verde.
Non per gli sciatori di fondo e d’alpinismo.
Ma non mi meraviglio delle vostre opinioni, visto che l’ultimo intervento che ricordi del WWF è stato per impedire la tradizionale camminata nel bosco organizzata nel parco dagli enti locali perché la gente camminando calpestava le “erbette rare”.
QUESTA E’ PURA FOLLIA.
La risposta agli orrori che hanno messo in pericolo la natura non è il nazi-ambientalismo, ma il cammino della sostenibilità ambientale.
Quanti esempi in Italia e nel mondo di turismo sostenibile e valorizzazione del territorio rispettose dell’ambiente.
E perché a Campigna no?
Perché gli abitanti non portano voti?
Perché non siamo iscritti al wwf ?(anche se poi i nostri genitori come gioco da piccoli istituivano la gara a chi raccoglieva più cartacce nei boschi intorno a casa e il WWF cosa mai ha fatto di concreto?)
O forse perché ci siamo sempre fatti mettere i piedi in testa facendoci derubare della competenza territoriale che inevitabilmente ci spetta???!!!
Visto le sue capacità “elastiche” e “flessibili”, mi spieghi dove esistono “cammini della sostenibilità ambientale”….
Ne trovi un esempio e lo illustri a Noi per una corretta iterazione.
Credo comunque che i miei dubbi e le mie perplessità non siano primari alle esigenze degli abitanti del “loco” in questione, anzi.
Se Voi abitanti di Santa Sofia e della Campigna decideste di “ristrutturare” ugualmente la vostra “mostruosa” pista da sci per trarne un beneficio econico, tanto di rispetto. Però se il danno ecoligico risulterà superiore alle previsioni, non lamentatevi se un coro si alzerà e vi manderà a cag… Consci di ciò, siete sempre e cmq sovrani nelle decisioni del vostro territorio, rispettando le leggi e le convenioni stipulate. E se mi permette, anche un briciolo di “buon senso”, così tanto da lei citato, ma poco applicato, almeno per quanto riguarda la discussione sul forum.
Poi se le interessa posso darle lezioni per l’utilizzo dei forum e di tutto quello che riguarda Internet ed il mondo delle telecomunicazioni, visto l’abuso nefasto che ne fa degli stessi, ripostando il suo “libero” pensiero urlando allo scandalo per qualche click di troppo del suo mouse!!!! :-)
Mi complimento con Davide che pur essendo giovanissimo dimostra molto equilibrio e buon senso , da vero montanaro autoctono.
Non posso dire altrettanto di Alessandro e C. che portano avanti tesi errate e ingannevoli tendenti solo a distorcere la verita’ ed influenzare l’opinione pubblica in senso negativo facendo apparire come un disastro apocalittico un piccolo intervento di adeguamento alla sicurezza di una pista da sci , che badate bene non e’ una speculazione privata con denaro pubblico , ma un servizio sociale a vantaggio delle vallate del Bidente e del Casentino .
Chi scrive non ha purtroppo piu’ l’eta’ di Davide e non e’ un montanaro ma frequenta Campigna da decenni essendo un vero e sincero appassionato della natura. Conosce bene il territorio perche’ a differenza di molti teorici, lo percorre a piedi in lungo e in largo non utilizzando molto spesso neanche la gia’ scarsa ed inadeguata sentieristica, proprio per verificare lo stato di salute del bosco e della natura in genere. Il vero disastro e’ il bosco e non la “pista nera”. Nessuno degli intervenuti del WWF ne ha fatto menzione , forse per non danneggiare l’immagine del tanto osannato parco delle “Foreste Casentinesi ” e del corpo Forestale ?
Da quando Campigna e dintorni e’ stata abbandonata dai montanari autoctoni , che per secoli hanno saputo correttamente convivere in simbiosi con la natura , tutta la foresta sta lentamente ed inesorabilmente morendo. Non sono certamente i burocrati del “parco Nazionale” del corpo Forestale o del WWf a salvarla; questi pensano soltanto a salvaguardare i loro stipendi od i loro piccoli centri di potere erigendosi falsamente a protettori dell’ambiente. Invito i diffidenti a percorrere i fondovalle ed i crinali delle Cullacce, del Satanasso, dell’OIA ecc. e dappertutto vedrete solo un grande abbandono, una foresta che va inesorabilmente verso la morte e solo l’intervento intelligente ed oculato dell’uomo di montagna puo’ essere la salvezza.
I falsi naturalisti ignorano tutto questo; il loro interesse e’ solo politico e accusano spudoratamente gli ultimi montanari di Corniolo Campigna ecc di volere distruggere l’ambiente. QUANTA IPOCRISIA !!!!!!!!!!!!!!!
Lei recita: “La natura é in pericolo per la caccia sfrenata, il bracconaggio, l’abusivismo edilizio, gli ecomostri anni’70, il disboscamento senza regole etc etc.”
Bene, punto punto le dico:
- caccia sfrenata e bracconaggio sono imputabili quasi sempre agli abitanti del luogo (magari chieda a Bulbi, lui ne sa qualche cosa)
- abusivismo edilizio….. pure!
- ecomostri anni ‘70…… come sopra!
- il disboscamento senza regole, quasi sempre è autoctono!
Giusto per informarLa, la migrazione giornaliera e stagionale degli ungulati (cervi ecc.) copre nella provincia di Forlì (ovviamente del parco) circa 16500 ha, con minimo di 4000 ha durante l’accoppiamento (ogni maschio crea un territorio). Il picco tra novembre e gennaio, spostamento autunno-invernale, discesa a valle, tanto quanto quello primaverile-estivo, risalita sopra gli 800 metri!
L’unica specie stanziale all’interno del bosco e del parco è ………. l’uomo!
Quello che riporto sono gli studi condotti sino al 1998 sulla fauna e la flora delle foreste umbro-casentinesi.
Ad oggi la popolaione dei cervi, daini, mufloni è aumentata, così come dimostra la rapida crescita della popolaione dei lupi e delle volpi, che se ne cibano.
Se aspettiamo qualche decennio (in quiescenza) forse ritorna anche l’orso… :-)
Piccolo ripasso di matematica:
Come fa a misurare la distanza di migrazione (misura lineare) in ettari (misura di superficie)?
Forse Lei si riferisce all’home-range (che non è fatto dal maschio come lei dice ma da entrambi i sessi), che in ogni caso varia in maniera condizionata da infiniti fattori non racchiudibili in regole e non generalizzabile. Si può solo procedere al suo studio puntuale su un’area ristretta coln l’ausilio di radiocollari.
In ogni caso l’osservazione è scarsamente pertinente, perché come può un piccolo lavoro di sistemazione di una pista da sci interferire con un processo istintivo ancestrale che porta gli animali alla naturale ricerca di cibo (infatti si avvicinano spesso alle zone abitate durante l’inverno) non credo che lei riesca a spiegarlo.
Veniamo alle colpe dei residenti:
Forse lei si riferisce ai mostri ecologici creati dai residenti nella riviera romagnola.
Come può scrivere certe banalità.
Gli eco-mostri sono figli del loro tempo, dove si è verificata una nefanda coincidenza di deregolamentazione, scarsa sensibilità ecologica da parte della politica (troppo impegnata ad arraffare)e corruzione.
Ma non è certo colpa universalmente dei residenti, anzi spesso dietro vi erano grossi gruppi industriali estranei al territorio (es: Sestriere).
Nella foresta di Campigna l’unico “mostro” ovvero il rifugio CAI, (un casermone di acciaio e cemento nel bel mezzo del crinale) non è stato voluto dai residenti che anzi lo giudicano un inutile orrore.
Ma perché nessuno protesta in proposito?
Ve lo dico io: perché senza battaglia non ci sono eroi, e lì ovviamente uniti dal buon senso saremmo tutti d’accordo.
Le oasi felici invece dove si è proficuamente declinato il concetto di “Sviluppo Sostenibile” esistono eccome e sono spesso le piccole comunità unite da grande senso civico e coesione attorno a valori civili e ambientali comuni a decretarne il successo.
Gli esempi si sprecano: Il bellissimo abruzzo (che sta ove aimeh colpito dai disastri firmati anni’70 ponendo rimedio) e non trovando pretesti per la quarantena ed il lassismo, le splendide vallate del trentino (val di fassa, val senales, val di zoldo) etc.. dove i residenti in piena armonia con le amministrazioni tutelano gelosamente il loro patrimonio naturalistico ed umano, creando allo stesso tempo una maniera fruibile agli altri per entrarne a contatto rispettosamente, amarla e imparare a rispettarla.
Non si costruisce perché non è necessario ma si mantiene e migliora ciò che c’é già, utilizzando canoni estetici e materiali coerenti con la tradizione ed il rispetto dell’ambiente.
Non si può amare veramente la natura cosiccome l’arte se non si hanno occasioni di contatto con essa, e su scala allargata questo significa anche Turismo.
Scrivo dalla Francia, dove svolgo i miei studi universitari.
Abito nella Linguadoca, splendida zona dove tutto è Natura. La Camargue, Provenza, Cevennes, Pirenei etc…
Vi assicuro che qua è tutta un’oasi felice, la natura è rispettata (anche perché il flusso turistico crea focus da parte della comunità internazionale e scientifica, cosiccome succede per i grandi patrimoni artistici che provi qualcuno a buttare giù il colosseo per fare un parcheggio!).
In questi luoghi l’uomo convive magnificamente con essa, conservando le sue tradizioni che anzi sono state valorizzate (cibi, pastorizia, artigianato etc..) grazie al turismo (ovviamente equilibrato e regolamentato).
Risultato: in zone anche ostili e impervie l’uomo è rimasto.
E con esso tradizioni esperienza e competenze che andranno perse.
Verrà lei fra qualche decennio ad insegnare a fare i boscaioli o i vivaisti quando ci si accorgerà dei disastri causati dall’abbandono a se stessa (in nome dell’ambientalismo) di una foresta nata sotto il segno dell’antropizzazione. I boscaioli di cui parlo non erano dipendenti di multinazionali ma del DEMANIO.
Il fatto che sia il parco naturale europea più boscoso (85%)non la fa riflettere? Crede che sia nato così?
Assolutamente NO! E’ il risultato dell’abbandono a se stesse delle zone cedue destinate a taglio.
E con i boscaioli se n’é andato anche chi pulisce i fossi, i sentieri, chi ripara i muretti a secco etc…
La strada che collegava campigna con la valle del mugello è crollata e nessuno l’ha riparata… tanto a chi frega?
Pastori non ce ne sono, boscaioli neanche, abitanti tanto meno, turisti non ne parliamo (meglio spedirli tutti in Alto Adige per le vacanze così magari inquinano un pò di più nel tragitto intasando le autostrade e imparano il tedesco…)
O forse perché finché esisteranno gli ambientalisti della domenica (spesso a casa davanti alla TV: discoveru channel con zapping sulla partita) venire a Campigna sarà un rischio mortale vista la pericolosità della Statale Bidentina di cui bisogna salvare gli alberi.
Tanto a chi frega se muore un giovane che magari andava al lavoro (in città perché da noi non c’é più) non era sicuaramente iscritto al WWF.
Vedendo il caso Francese, mi sono chiesto che cosa non ha funzionato in Italia e l’unica risposta che ho trovato è questa:
La Francia Gaullista o Mitterandiana ha sempre avuto governi (centrali e locali) stabili e operosi, produttivi e lungimiranti, non in ostaggio di estremisti di qualsivoglia colore e bandiera.
L’amministrazione pubblica funziona, non è il ricettacolo degli scansafatiche ma soprattutto sono ancora una nazione con un’economia trainata dall’agricoltura.
La gente lavora la terra interagisce con la natura, la vive.
E’ interessata ad essa attivamente e non lascia delicate decisioni su di essa in mano ad una frangia di estremisti ringalluzziti da un documentario sull’orso polare o la caccia alle balene seduti comodi sulla loro poltrona nel loro bel condominio di calcestruzzo dove di quella natura con cui si deve fare i conti e scendere a compromessi non vi è traccia.
Tornate ai fatti. Questo non è un ecomostro. Non è la liberalizzazione delle costruzioni in aree protette, non è la mercificazione del patrimonio Naturale.
E’ la CONSERVAZIONE di una Pista da sci fatta nel rispetto della legge, del buon senso, e soprattutto della Natura. Che è lì da prima del parco e prima del WWF (anzi è l’unica rimasta delle 3 Stazioni da sci che c’erano fino a qualche anno fa sulle nostre montagne).
Anzi perchè non provate nelle fredde domeniche d’inverno a portare i vostri figli.
Potranno imparare a sciare immersi nel verde a due passi da casa, nell’unica scuola sci riconosciuta della Romagna (da 40 anni).
E se proprio non volete, pazienza, venite a passeggiare, o a fare un Pic-Nic (basta non lasciate in giro le cartacce) ma rispettate chi la pensa differentemente da voi e ama questo sport invece del Calcio (per cui si spendono soldi per campi spesso deserti) il Tennis (non ne parliamo), il nuoto, il pattinaggio o altri…
Vista la confusione che regna nella stampa, nelle varie e-mail ecc… sull’argomento, abbiamo organizzato (Provincia, Comunità Montana, Comune di S.Sofia) due incontri pubblici: giovedì 11 gennaio alle 20,30 a S.Sofia e lunedì 15 gennaio alle 20,30 a Stia per illustrare il progetto.
E’ previsto anche un dibattito.
Così tutti potranno dire la loro sulla base di dati certi. Siete tutti invitati.
Cordialmente.
ing. Flavio Foietta - Sindaco di Santa Sofia
in questi giorni la temperatura max giornaliera è intorno a 10 gradi su quei monti.
di che piste, di che sci, su quale neve si stà parlando?
o continuiamo a fare finta che nulla?
e che i problemi globali di ambiente e clima riguardano gli altri e non noi, non ora, non quì?
un po come per i rifiuti e l’inceneritore, le auto e le mille strade che si vogliono realizzare, le case e le misure di risparmio energetico che non si applicano alle migliaia di appartamenti in costruzione?
fausto pardolesi
Questo inizio di inverno è anomalo.
E allora?
Capita.
Anche qualcuna delle ultime stagioni estive è stata anomala non per questo si chiudono gli stabilimenti balneari.
I problemi globali come l’effetto serra, vanno giustamente affrontati nelle sedi e dagli organi competenti prevedendo riforme ad ampio raggio su questioni come la produzione ed il consumo di energia (con un pò meno di ipocrisia sul ruolo reale delle energie rinnovabili magari).
Cosa centra con la pista di Campigna.
Costringendo gli appassionati a fare più chilometri per andare a sciare, l’effetto serra sarà solo maggiore.
Sulla scarsa attenzione al risparmio energetico soprattutto nelle costruzioni degli appartamenti non posso che essere pienamente d’accordo con lei (forse anche di più visto che vivo in una casa super-isolata dove con una stufa a legna scaldiamo le stanze, l’acqua sanitaria, il forno, le piastre di cottura e solo il problema delle precipitazioni nevose mi impedisce di installare pannelli solari ).
Ma questo cosa centra con la messa in sicurezza dell’unica struttura pubblica riservata allo sci nella Romagna-Toscana?
E lo sai invece qual’é la cosa buffa?
Che la legna siamo costretta a comprarla a volte anche a centinaia di Km di distanza. Inquinando quindi per trasportarla…
Questo mentre i boschi delle nostra foresta straripano di legname e di alberi caduti (bosco troppo fitto e vecchio)i che intralciano i sentieri e gli alvei dei torrenti.
Capisci di cosa parlo quando dico Buon Senso?
Sarebbe come dire che gli abitanti della piana del Fucino (sono sicuro che in quanto amante della natura sai di cosa parlo) fossero costretti a comprare le patate per il loro consumo da noi in Romagna.
E’ un errore anche come investimento: se dovessero farlo i privati con i propri soldi, l’entusiasmo sarebbe lo stesso?
Probabilmente no.
Sono contento che abbia inserito un commento persino il Sindaco Foietta. Mi stupisce però che tra i tanti servizi che paiono mancare agli abitanti delle nostre montagne al primo posto sia la pista da sci.
Evidentemente non ci sono poi tutti questi problemi. Con quel denaro potrebbero essere fatti altri investimenti, anche per il turismo.
Sulla competenza territoriale è assurda l’ipotesi di chi afferma che sono gli abitanti i proprietari degli spazi che verrebbero utilizzati. Quello è demanio pubblico e tutti i cittadini, anche quelli della Sicilia, ne sono comproprietari.
E’ territorio di proprietà nazionale, non comunale, ed è assurdo che i cittadini chiedano di discutere da soli sul come gestirlo, oltretutto con soldi pubblici che non sono solo loro.
E’ chiaro che le decisioni devono essere prese con il consenso di chi abita un territorio, ma non dimentichiamoci che ognuno a casa sua non può fare quello che vuole, sarebbe il via per lo sfruttamento senza controllo di ogni bene pubblico esistente!
Qui si vuole chiudere un dibattito scartando le opinioni di tutte le persone contrarie, con argomentazioni spesso ridicole. Un esempio su tutti i continui riferimenti agli abitanti della zona, tutti residenti fuori dal parco, che sarebbero gli unici sostenitori della tutela dell’ambiente, forse perché qualcuno di loro ha raccolto qualche carta gettata dai peggiori turisti.
La pista da sci dovrebbe essere, secondo queste persone, la sola cosa da fare per sostenere il territorio. Allo stesso tempo si dice che l’impatto è minimo e che le ricadute positive sono massime. Delle due l’una: se ci saranno molti turisti, avranno bisogno di un ampliamento degli impianti, delle strutture, degli alberghi, dei ristoranti, e via dicendo. Se invece sarà poco visitata, avrà minime ricadute economiche (gli unici rischi saranno quelli degli investimenti pubblici buttati al vento).
Chiaramente chi propone il progetto ipotizza la prima delle due possibilità, utilizzando la seconda per far ingerire la pillola.
Si attribuisce ai Verdi ed al WWF il merito-demerito di aver chiuso le piste esistenti. Un partito con zero consiglieri comunali in zona ed una associazione avrebbero tutto questo potere? Sarebbe una cosa certamente interessante, ma è più probabile che gli impianti esistenti non avessero attrattive economiche, che fossero insostenibili. Quando ci sono grandi interessi è più difficile fermare i progetti.
Un’altra considerazione: si dice che spostando i turisti dello sci in Campigna si riduce l’impatto ambientale, perché ci sono meno spostamenti.
Questa idea è alquanto opinabile: dovremmo quindi concludere che ogni montagna dovrebbe replicare le strutture di Madonna di Campiglio? Così gli spostamenti sarebbero ancora di meno!
Secondo questo ragionamento ogni spiaggia dovrebbe avere le discoteche di Milano Marittima, ogni provincia un parco giochi acquatico ed uno stile Gardaland.
Ogni territorio ha caratteristiche diverse che sarebbe meglio tutelare invece di sfruttarle per duplicare quello che esiste già a non molta distanza (e non parlo di Madonna di Campiglio).
Si portano come esempi la contrarietà di Verdi e WWF su alcune opere pubbliche, considerate inutili o non prioritarie, che probabilmente permettono slogan di grande successo (chi ad un primo acchito è contrario ad una società veloce, moderna, ipersviluppata, dove si può comprare tutto?).
Così si chiede di triplicare la via Emilia, senza prima pensare a sistemare le strade che già ci sono, si chiede di fare un ponte sullo stretto di Messina, senza prima portare a livelli decenti la ferrovia, si pensa all’alta velocità, quando Trenitalia va a rotoli per mancanza di investimenti sulle tratte esistenti.
Rivendico questa mia contrarietà e le altre che ho espresso perchè so che esistono alternative, quando mi oppongo all’inceneritore lo faccio perchè so che esiste un modo per evitarlo che crea più lavoro e distribuisce più equamente costi e guadagni del servizio.
Sono io che utilizzo slogan oppure voi? Serve davvero una tavola da snow per far capire alla gente che la montagna e l’ambiente sono importanti?
Se fosse davvero così, allora saremmo veramente in una situazione pessima, che non farebbe che aumentare la mia preoccupazione su ogni grande intervento di promozione del turismo.
Ho allegato all’articolo anche la risposta del WWF al manifesto pubblicato, un contributo in più ad un dibattito che è stato viziato da un quasi monologo.
Tutti gli investimenti pubblici (escluso forse le industrie che producono armi) non sono guidati da una logica squisitamente finanziaria, ma da quella del servizio al cittadino.
Vale per gli ospedali, per le scuole, ma anche per le polisportive, i centri di atletica e le piscine.
Se non vi piace questa logica potete proporre un ritorno al liberismo sfrenato così nessun soggetto pubblico proporrà investimenti poco fruttuosi come quelli citati sopra.
NON PRENDETE MERITI CHE NON VI APPARTNGONO.
Non sono stati gli ambientalisti a proporre la chiusura delle altre 2 stazioni sciistiche di Campigna, ma le ragionevoli Forze Locali.
Si è tenuto conto che in una logica di “Turismo sostenibile” e considerato il bacino di utenza, una stazione magari ammodernata e ben gestita era più che sufficiente.
Non serve aumentare le attuali strutture alberghiere, i ristoranti, i parcheggi, né costruire centrali atomiche, perché a Campigna si viene a passare una giornata sulla neve e poi si torna a Casa, è una giornata di relax portata di tutte le tasche alternativa allo shopping o alla Televisione.
Le Vostre elucubrazioni che appartengono alla vostra retorica di reclutamento degli ignavi (e ignari), terrorizzandoli con scenari apocalittici e distogliendo dalla realtà dei fatti.
NIENTE ECOMOSTRI-NIENTE PALAZZI-NIENTE PARCHEGGI-NIENTE CEMENTO…
SOLO IL MANTENIMENTO DI UNA STORICA PISTA DA SCI (composta lo ricordo di sola terra erba e fiori), patrimonio delle nostre montagne.
Con questa posizione i verdi si giocano il mio voto che da alcuni anni gli do sempre, ecco le mie motivazioni:
- Si i soldi per il lavoro sono pubblici, questo inizialmente ha suscitato forti dubbi anche a me, ma poi mi sono informato meglio su come avviene per le altre piste (cimone o altre): è uguale! il pubblico paga i lavori per incentivare il commercio, gli affari, lo sport e la sopravvivenza di quelle zone. Chiaramente chi ci guadagna di più da questo sono i gestori degli impianti, i rifugi, gli hotel ecc…
Ma se si vuole contestare questo modo di fare bisogna agire globalmente, nel singolo caso non ha senso
- Non è vero che la zona non ha vocazione sciistica, è chiaro che non ce l’ha come madonna di campiglio, cimone ecc… ma quella pista è un divertimento/approccio_alla_montagna per chi in romagna/toscana vuole passare una bella giornata senza bisogno di fare centinaia di chilometri, ci si va 1-2gg alla stagione ma questo basta.
La pista è apprezzata da tanti sci club della zona, dagli sciatori della zona e daglia sciatori occasionali.
Il lavoro non andrà a beneficio solo del proprietario degli impianti e del rifugio, ma anche ai prorietari degli hotel, dei negozietti, dello sport, della zona ecc…
- non è vero che l’attività della pista dura 20gg, negli scorsi due anni è durata 3-4 mesi!!! Non prendete come unica unità di misura l’ultimo anno. L’anno scorso tutti dicevano “ve quanta neve, vedi che il clima mondiale non si è guastato!?” quest’anno il contrario, stare dietro a queste misurazioni meteologiche miopi è sbagliato, il clima va analizzato nei decenni non nei suoi sbalzi saltuari (e quest non lo dico io, ma i metereologi).
Lo sbalzo di quest’anno può accadere, in linea generale il pianeta si sta surricaldando ma il comportamento eccezzionale di quest’anno non può essere usato come campione, a meno che voi non vogliate fare dei falsi senzazionalismi (cosa che vi sconsiglio perchè quando una prossima stagione nevicherà di brutto questo comportamento vi si ritorcerà contro).
- I lavori non sono solo sulla pista nera ma anche nello skilift: lo skilift è vecchissimo, probabilmente non più in regola, di sicuro durerà ancora poco. E’ necessario cambiarlo e, intanto che si fanno i lavori, tanto vale cambiarlo con una seggiovia.
Se non viene dato l’ok ai lavori non è che tutto continuerà come prima (come dite), dopo pochi anni bisognerà smantellare l’impianto e quindi la pista.
- Non è vero che la pista nera viene ampliata solo per renderla più utilizzabile agli snowboard: chi ha mai sciato in campigna sa che la prima parte della pista nera è orrenda e insicua, sia per lo snow che per lo sci. Quindi una sua sistemazione è utile per sci e snow.
- Non sarà certo lo sci a risolvere tutti i problemi della montagna, questo è ovvio, ma AIUTA!!! non ci sarà mai nulla che da solo risolverà i problemi della montagna ma tante azioni insieme, delle quali la pista ne è una parte.
- Concordo con Davide Gabrielli quando dice che lo sci in campigna è un buon approccio alla montagna, soprattutto per i giovani-giovanissimi. Un buon modo per avvicinarli alla montagna, anche per me è stato così.
Toglietegli anche questo divertimento e la zona continuerà a morire.
- La montagna non è SOLO dei montanari, certo, è anche dei siciliani. Ma occorre dare dei forti incentivi (come fanno in svizzera ed austria per esempio, non parlo di soldi liquidi, di vantaggi) a chi abita in quelle zone, altrimenti la montagna si spopolerà ancora di più di quanto stia già accadendo. Continuando in questo processo i paesi vicino alla campigna diventeranno disabitati e non più visitati/vissuti.
- Non citate solo la forestale come parere sulla pista, il comune, la provincia, la regione, l’ente della campigna sono tutti d’accordo.
Sono d’accordo con i verdi su battaglie come l’energie rinnovabili, l’inceneritore ecc… ma trovo che esageriate sempre in battaglie assurde e controproducenti come la bidentina e questa della pista da sci.
ciao
Ma lei Gabrielli ha letto Aggiornamento:Risposta WWF al manifesto?
Trova il link nelle prime righe di questa pagina!
Ha letto con attenzione?
“SOLO IL MANTENIMENTO DI UNA STORICA PISTA DA SCI”? Da questa dipende l’economia di tutta la Campigna?
Questo è il servizio al cittadino che Lei propone per la Campigna?
Amaramente “ridicolo” il suo pensiero!
O forse 1500000 euri fanno gola a chi li avrebbe fra le mani per creare una cosa che probabilmente non vedrà altro che la buia consapevolezza del fallimento! (neve zero, freddo zero).
“Non sono stati gli ambientalisti a proporre la chiusura delle altre 2 stazioni sciistiche di Campigna, ma le ragionevoli Forze Locali.
Si è tenuto conto che in una logica di “Turismo sostenibile” e considerato il bacino di utenza, una stazione magari ammodernata e ben gestita era più che sufficiente.”
A detta del WWF la chiusura è dovuta la fallimento della società che la gestiva……Guarda il caso, con tutta la neve che fa da quelle parti!
A casa mia quello che lei afferma si chiama “ipocrisia”. La rimando a http://www.demauroparavia.it/59977 per la definizione!
Senza offesa ovviamente. :-)
P.S. E’ pregato di non urlare, non siamo sordi!
P.P.S. Meno propaganda e più “buon senso”.
La pista nera in campigna ci vuole.
Comunque è inutile esprimere ideee in questo forum… l’ unico che ha un po di testa è Gabrielli… il resto…
Per Filippo Flamini: complimenti per le argomentazioni!
Per Davide Giunchi: hai ragione sul fatto che si debba agire nella stessa maniera. La cosa migliore non sarebbe fare una pista da sci in ogni montagna, ma stabilire con un piano cosa fare e dove.
Poi alla fine non vedo perché ci si offende sull’essere o no ambientalisti. Se vogliamo a tutti i costi incentivare lo sviluppo urbano anche nelle montagne, come nelle città, basta dire che la tutela del territorio e della salute (perchè sono connessi) è meno importante del divertirsi il week-end.
Il problema è che quello che ci tocca è sempre fondamentale, come ad esempio i blocchi del traffico. Il problema delle PM10 esiste, però nessuno rinuncia all’auto privata e non intende farlo nemmeno per fare 100 metri a piedi.
Non mi consola il fatto che sul Cimone sia lo stesso: noi tutti paghiamo per un servizio che fa guadagnare poche persone (chi gestisce gli impianti).
In tempi di ristrettezze economiche bisogna stabilire quali sono le priorità. Lo ripeto, la pista da sci non è l’unica necessità delle montagne. Tanto per citarne una, chi non abita in città non ha nemmeno la possibilità di avere la banda larga in casa, che al giorno d’oggi è fondamentale come il telefono (e non solo per scaricare musica).
Questo è un esempio di servizio che permetterebbe a molte piccole aziende di servizi di rimanere o spostarsi nei paesi.
Su questo io investirei.
La pista da sci serve a chi vuole divertirsi: è un desiderio legittimo, ma nessuno mi convincerà a credere che sciando su neve artificiale si apprezzerà la natura.
Aumenterà sicuramente il numero di week-end passati a sciare, ed invece di spostare gente dal Cimone in Campigna aumenterà le persone che si sposteranno dalla città alla montagna.
Guardate, è la stessa idea dell’ambiente di Bersani: lo sviluppo economico non deve tenere in considerazione gli impatti che ha sull’ambiente.
Finchè si parla di ambiente, cosa che appare astratta, tutto bene. Però dobbiamo pensare che lo sviluppo economico inteso in questa maniera non si ferma davanti a niente: alla salute delle persone, alla tutela dei lavoratori, al surriscaldamento del pianeta, etc.
Intanto che ci siamo perchè invece di limitarci non rilanciamo questa iniziativa per la tutela del territorio e degli abitanti della montagna: facciamo 10 piste invece di una, costruiamo un villaggio turistico dentro il parco, un bel parcheggio di 10 ettari di cemento per chi deve arrivare. Abbattiamo tutti gli alberi che sono ai bordi delle strade, sono loro la causa degli incidenti e non la gente che va ai 180 ubriaca.
Piccolo inciso su questo argomento: dove non ci sono alberi, come in autostrada, i morti ci sono ugualmente. La gente si schianta fuori dalla strada, non sull’albero, ma muore uguale. Dove non ci sono alberi la gente ha meno paura e va più veloce. L’ideale sarebbe avere delle siepi alte che diano il senso della prospettiva e limitino la percezione di libertà che fa premere sull’acceleratore. Certo, dire che è stato l’albero ad uccidere amici e parenti ci libera l’anima dalle nostre responsabilità.
Così, invece di proporre una siepe o un semplice autovelox, si pensa che abbattere gli alberi sia la soluzione al problema.
Come prima, quando si deve rinunciare a qualcosa (la velocità) il gioco non vale mai la candela.
X Alessandro Ronchi,
DOPO AVER PROVATO AVER SCRITTO DUE VOLTE LE MIE ARGOMENTAZIONI NON STATE PUBBLICARE!!!!!
TANTO CANCELLI QUELLO CHE TI PARE…
BRAVO, SEI PROPIO BRAVO! COMPLIMENTI BUFFONE
Caro Filippo, deduco che non sai leggere.
Ho scritto più volte ed ho anche inserito un Nota Bene prima del form per i commenti che uso un sistema antispam per evitare che mi arrivino centinaia di messaggi sul viagra ogni giorno.
Attenzione alle offese, non desidero dovermi tutelare ma vi ricordo che ognuno è responsabile di quello che dice, come in un luogo pubblico, ed il limite della mia comprensione della maleducazione di alcuni visitatori è ormai esaurito.
Ripeto per l’ennesima volta: spendo il mio tempo a lasciare a chiunque, senza moderazione, la possibilità di dire la propria. Non mi obbliga nessuno, ma credo sia un servizio utile che nessun politico, per non dover rischiare di dare spazio a chi ha opinione diversa, lascia a sue spese (questo dominio ed i relativi costi sono pagati da me, non dal Comune e tantomeno dal Partito).
Le vostre offese non fanno che dare ragione a chi non vi ascolta, quando lo capirete avrete qualche possibilità in più di partecipare a dibattiti democratici.
Complimenti Alessandro.
P.S. Vedo che il “buon senso” regna sovrano… :-)
Per Flamini: porta pazienza, se non sai usare il PICCI’ la colpa non è di Alessandro, magari è solo la TUA!
Adesso hai veramente esagerato Alessandro:
LA GENTE CHE VA AI 180 UBRIACA??!!!
Spero che uno dei parenti dei morti sulla bidentina (di notte e di giorno, a 90 all’ora o a 50, ma mai a 180… che potevano essere salvi e non pagare una disattenzione od una sfiga con la vita) ti senta, ti rintracci e ti faccia fare la stessa fine dei loro cari.
Sei solo un incivile. E non dico altro solo perché se no lo cancelleresti.
Spero che un giorno tu abbia un figlio, che lui si trovi una ragazza che vive in collina e mentre la va a trovare, marciando a 70 all’ora, tenti di evitare un cane che ha attraversato la strada, o un camion contro-mano e finisca contro uno dei tuoi amati alberi senza rendersene conto e morendo.
Che schifo che fai. Sto scrivendo con le lacrime agli occhi.
E tu dovresti essere la boccata di aria nuova nella politica?
Ma vaffan—-
l
Per Davide Giunchi: dai dati che ho consultato sulle precipitazioni dal 1988 al 1997, quindi 10 annni (lo so, 10 anni fa) le precipitazioni nevose in campigna sono in media 10-15 cm, per la durata di massimo 48 gg.
In un territorio con queste caratteristiche la soluzione per una buona pista da sci diventa l’innevamento artificiale (altrimenti come si giustificano 1500000 euri di investimenti?).
L’innevamento artificiale presuppone creazione di bacini per la raccolta delle acque piovane durante le pioggie, creazione di tubazioni che corrono lungo la pista, allacciamento alla rete elettrica ad alta tensione o dove non fattibile generatoci o gruppi elettrogeni alimentati a diesel (al melgio biodiesel).
Per mantenere il fondo ben compatto occorrono innalzatori di punto di fusione del ghiaccio, che sono sali di metalli (non ricordo bene) non poco inquinanti, che a lungo termine portano allo sfaldamento del sottofondo terroso, dovuto alla morte di moltissime specie di erba e di arbusti che tengono unita la terra ed evitano le frane dovute alle pioggie (erosione naturale).
Ultimamente l’abbassamento dei livelli di Ph del terreno sono anche la causa della morte dell’impianto radicale di moltissime piante che non reggono valori di Ph bassi!
Poi una volta costruita e sistemata (apmpliata) la possibilità di sciare credo che un parcheggio sia la naturale conseguenza, poi un’altro albergo, poi un’altro bar, poi un’altra pizzeria/ristorante, poi un maggior numero di corse di autobus….. e via discorrendo!
Se questo salva i locali dalla crisi economica non è dimostrato, ma è dimostrato che il livello di inquinameto che il Nostro polmone verde è disposto a subire si stà abbassando, cusandone la morte!
Io vorrei respirare ancora a lungo aria pulita, così per mia figlia, ed i suoi futuri!
X Simone Benini:
Tutti quelli che amano le nostre montagne veramente le conoscono.
E sanno quindi che le tue sono solo menzogne.
Il CFS effettua a monte falco regolari statistiche (non generiche), ma della zona in questione.
Cosultale…
Riguardo a innevamento artificiale, svuotamento della diga, subsidenza, crollo delle montagne, alberghi, parcheggi multipiano e centri commerciali non rispondo neanche…
Sei allucinato…
Non ho detto che tutti i morti sono causati dalla velocità, ho detto che la velocità è la causa maggiore dei morti sulla strada. I limiti di velocità sono bassi, ed in caso di pericolo l’autista dovrebbe limitarsi ulteriormente, proprio perchè in caso di imprevisto si possa avere la possibilità di evitare il peggio.
Non dire che la gente fa la bidentina ai 50. Se fosse vero, non ci sarebbe nessun problema a mettere degli autovelox per tutto il tracciato. Prova a proporre una cosa del genere, vedrai se non verrai lapidato.
Ti ripeto che non cancello nulla, nemmeno le tue offese ed i tuoi desideri che mi capiti qualcosa di terribile.
Sono io l’incivile?
I morti sulle strade ci sono, ma ci lamentiamo solo degli alberi, perchè il loro abbattimento non ci costa una rinuncia in prima persona.
Se vogliamo investire dei soldi sulla sicurezza stradale bisogna diminuire TUTTI i rischi in proporzione alla loro pericolosità. Proponi una cosa del genere ed io sosterrò la tua battaglia.
Ho paura che sia più facile esternalizzare la colpa, piuttosto che prendersi una responsabilità.
Comunque devo dire che i Verdi, con il loro 3.5% di voti, a sentire certi discorsi hanno una influenza maggiore di quanto mi aspettassi. Fanno fallire impianti turistici, spopolano le montagne, cambiano le strade.
E’ un ragionamento che fatica a stare in piedi, mi dispiace per voi ma credo che dovrete trovare un altro capro espiatorio sul quale catalizzare la rabbia di passate tragedie.
Oppure, se vi fa stare meglio, pensate pure che siano gli alberi la causa maggiore di morti per la strada e che i Verdi siano gli unici responsabili. Serve anche uno sfogo, nella vita.
Peccato non avervi con noi quando proponiamo le zone 30 e le piste ciclabili, quando diciamo che andrebbe incentivato il trasporto pubblico, quando proponiamo la filiera corta delle merci per diminuire il trasporto su gomma. Tutte cose che possono veramente salvare vite a pedoni, ciclisti ed automobilisti.
Tante cosa possono salvare la vita degli automobilisti:
Cominciamo da quelle semplici, facili ed economiche:
TAGLIAMO GLI ALBERI SULLA BIDENTINA.
Così un’uscita di carregiata (di 30cm) non finirà in tragedia, ma in un campo.
I Verdi si sono opposti all’alta Velocità.
L’alta velocità (in Francia ce l’hanno da 20 anni, provare per credere), libererebbe la rete tradizionale dal compito del trasporto passeggeri.
Le linee ferroviarie così liberate, potrebbero ospitare il trasporto merci su rotaia che oggi nessuno utilizza.
Nessuno lo utilizza perché le merci stanno ferme anche 2-3 giorni in una stazione perché la precedenza nella rete intasata è data al trasporto passeggeri. Trasportare merci da Milano a Napoli può richiedere anche 10 giorni in treno, e così ogni azienda preferisce il trasporto su gomma (che è più costoso!!!).
Liberando le strade dai camion e dal traffico pesante, sai che beneficio per la sicurezza e l’ambiente????
Senza contare che Milano-Roma in neanche due ore vuol dire unire veramente il Nord al Sud e iniziare la creazione dell’Italia unita (nei fatti).
Ma Voi siete ancora una volta CONTRO!!!!
L’alta velocità in Francia non è paragonabile alla nostra TAV, per ragioni economiche, morfologiche e sociali.
Ma non vorrei espandere ulteriormente il discorso.
Anche l’autovelox è una soluzione rapida, economica, sicura, si può applicare ovunque (non solo sulla bidentina) e può salvare molte più vite del taglio degli alberi.
La tua è solo demagogia.
Ti ho appena detto che senza alberi la gente aumenta la velocità, cosa che tu hai furbescamente ignorato (per semplificare oppure per darti ragione?). Guarda la cervese: la gente ha smesso di morire? No, ora finisce nei fossi di tutte le curve (molto ma molto raramente sul prato).
Continui ad ignorare quello che ti si dice, quindi smetterò di risponderti.
Prima di tutto l’incivile sei tu, davide gabrielli.
Si vede che il tuo posto ancora non l’hai trovato al mondo, tantomeno cosa significano le parole che usi con tanto spavalderia, tipo “buon senso”, “civiltà”, “equilibrio”. Sei un presuntuoso e perfino supponente!
Tagliare gli alberi sulle banchine stradali non salva molte vite, soprattutto se uno si è addormentato o se ha bevuto troppo! La salvano invecie lo stile di vita e el consuetudini, le piste ciclabili, le strisce pedonali “rispettate”. Di amici ne ho persi anche io per incidenti, l’ultimo su una strada dove non c’erano alberi, ma un fossato, solo che il possibile malore ha avuto giocoforza.
Io mio sono sempre fermato quando ero “ubriaco” o “assonnato”; e di cose ne ho fatte a non finire, almeno fino ai 30 anni!
Per le FF.SS. la precedenza è per le merci; il fatto è che i treni merci devono essere prima riempiti. Si chiama trasporto collettame o collettamisto, che è il contrario del trasporto espresso o puntuale.
L’alta velocità in francia non oltrepassa le apli, percorre migliaia di km nella pianura; solo la lione torino che per metà o poco più spetta a noi passa le apli. Le apli sono ricche di materiale radiattivo naturale, data lo loro “giovine” età. Ma questa è un’altra storia! Fatti un giro dai “montanari” in val di susa, se ti vuoi arricchire le idee!
Prima della AV bisognerebbe almeno sistemare il trasporto ferroviario in italia, paese dei colletti bianchi strapagati ma dei servizi strafogati!
Poi sicuramente un’altra AV sarebbe ideale per spostare il trasporto su rotaia. Ma noi siamo il paese della Fiat, trasporto su camoin SCANIA (Fiat) furgoni DUCATO (Fiat) ecc ecc ecc.
Ma tu sei probabilmente troppo giovane per ricordare certi passaggi chiave nello sviluppo del nostro paese, o sbaglio?
E se la colpa è sempre di chi è contro, ebbene, io lo sono e me ne assumo le responsabilità.
Sono contro al disboscamento indiscriminato, al turismo “lascia ogni rifiuto ovunque”, ai turisti “lascia ogni rifiuto ovunque”.
Sono contrario alla TAV perchè non è prioritaria per l’Italia ma lo è per l’Europa visto che così ci passerebbero da sud a nord e viceversa in pochissimo tempo, serve solo a scavalcarci, se ancora non lo hai capito!
Sono contrario alle procedure dove il controllato è anche il controllore (alessandro sa di cosa parlo), sono contrario a certa politica (sinistra o destra le istes) che in “primis” mette sempre il tornaconto economico!
Sono contro ai giovani che non sanno usare il loro cervello ma parlano per “interposta personalità”!
E per finire ti dovresti VERGOGNARE delle parole che hai usato sorpa contro Alessandro, non merita certo di finire davanti ad una scena che neanche ti puoi immaginare, la morte di un figlio/a.
Ripeto ti devi VERGOGNARE.
Per quel che mi riguarda mi rifiuto di continuare a interagire con Davide Gabrielli, in primis per la poca e mala educazione dimostrata!
Resto cmq in ascolto per misurare le mie conoscenze e la mia “sinaptica mente” com chiunque altro!
X Alessandro.
Conservo le mie posizioni sull’Alta Velocità (come Ingegnere Gestionale, esperto quindi di Logistica e abitando in Francia non posso fare altrimenti).
Per quanto riguarda invece l’idea secondo cui eliminando gli alberi, si può essere portati ad aumentare la Velocità sono d’ACCORDO CON TE.
E’ vero, la percezione del pericolo (gli alberi lo sono) può portare ad essere più guardinghi.
La tua idea delle siepi sinceramente non è affatto male.
Mi dispiacerebbe magari perdere la vista di alcuni splendidi paesaggi in cui viviamo però credo che vada approfondita.
Se i Verdi proporranno di sostituire gli alberi sul ciglio della bidentina con delle siepi, sosterrò la tua Battaglia. La mia onestà intellettuale me lo impone.
Guarda che non scherzo. In quanto non essendo politico io posso anche cambiare idea o approvare parte delle proposte di qualcuno e bocciare le altre.
Che bello non essere schiavo della Poltrona!!!
Questa la lettera scritta a Foietta, Sindaco di S.Sofia, da Sauro Turroni, presidente provinciale dei Verdi di Forlì-Cesena.
Oggetto: Caro Foietta, sindaco di Santa Sofia
caro Flavio,
mi dispiace molto la piega che sta prendendo la vicenda della pista nera perche essa sta travalicando la questione dell’opera in sè e sta investendo questioni più generali che mettono in discussione acquisizioni decennali riguardanti la politica delle aree naturali protette e riporta il dibattito indietro di anni.
E mi dispiace francamente che in questa vicenda proprio chi, come te, riveste un ruolo istituzionale così importante, si faccia paladino delle vecchie idee degli antiparco di un tempo.
Provo a spiegarmi e spero che tu voglia prendere questo mio scritto come un contributo positivo per affrontare civilmente una questione che i manifesti e i proclami di questi giorni rischiano di tramutare in una guerra di religione.
La Campigna e le foreste casentinesi sono un parco nazionale i cui elementi naturalistici ed ambientali di straordinario valore e interesse ne hanno imposto la tutela ai fini della conservazione e della fruizione rispettosa delle loro caratteristiche.
Su questo credo possiamo convenire.
Non è utile a nessuno scontrarsi sui meriti della presenza delle foreste sulle nostre montagne : ci sono perchè qualcuno le ha piantate e perchè qualcun altro le ha protette. E poichè esse sono un bene demaniale è difficile pensare che il merito possa ascriversi ad altri che non abbiano avuto questo compito.
E, se mi permetti, mi pare difficile pensare che esse possano essere considerate appannaggio dei cittadini di Santa Sofia per il fatto che in parte sono comprese nel territorio del tuo comune.
Esse sono una ricchezza straordinaria, dobbiamo vedere come questa ricchezza può essere fonte di benessere per i cittadini del territorio del parco senza che ne vengano compromesse la natura e la qualità.
Possiamo discutere di questo, possiamo avere, come abbiamo, idee diverse ma questo deve essere il terreno di discussione.
Ora io considero sbagliato, con i cambiamenti climatici in atto, con la scarsità delle risorse economiche, con le caratteristiche dei luoghi, spendere soldi pubblici, e molti, per un progetto che non credo porti benefici alla comunità locale e che compromette un luogo che non è solo tuo o dei tuoi concittadini ma appartiene all’ intero Paese.
Non credo che il tipo di “dibattito” in corso ci porti lontano, piuttosto credo che per chi come noi ha responsabilità politiche o amministrative, ci sia da chiedersi come mai ci troviamo in una situazione come questa, del perchè c’è tanta diffidenza e incomprensione, del perchè lo scontro è tanto aspro da aver oltrepassato ogni limite.
Gli anni di commissariamento sono senza dubbio un grosso macigno che abbiamo fra i piedi ma mi chiedo quanti e quali responsabilità abbia avuto in questa vicenda la precedente gestione, responsabile fra l’altro di proposte di modifiche della legislazione sui parchi che hanno provocato conflitti molto rilevanti con il mondo ambientalista.
Mi chiedo se serva di più rivendicare potere e maggioranze negli organismi o elaborare proposte e cercare di assumere nei fatti la leadership di coloro che lavorano per la sostenibilità di uno sviluppo durevole. Se vuoi, su questo possiamo discutere e scambiarci opinioni, a questi temi sto concretamente lavorando e spero che le elaborazioni in corso possano dare risultati positivi.
Rimettere in piedi oggi, a spese della collettività, impianti sciistici in Campigna con soldi pubblici assomiglia un po a quei sostegni economici dati per anni a fabbriche decotte e fuori mercato per mantenerle in vita a tutti i costi invece che ricercare nuove occasioni di lavoro e nuove produzioni.
E’ inutile allora tirare fuori, a sproposito, se mi permetti, il demanio costiero, le pinete e così via : anche lì, da anni si cerca di non consentire ulteriori aggressioni al territorio e di salvare il salvabile, ad esempio con il parco del Delta che protegge le ultime pinete ed aree umide, col Piano Paesistico che impone la riduzione delle superfici permeabili e così via.
La nostra costa è un orribile colata di cemento, quello sviluppo sbagliato e indifferente nei confronti dell’ambiente, attualmente pone al nostro settore turistico costiero seri problemi di competitività, non mi pare quindi che possa essere un riferimento se non assolutamente negativo.
I Parchi possono essere un’altra cosa, soprattutto oggi dal momento che la domanda di ambiente è così forte e attenta.
Del tuo intervento condivido una sola parte, che credo importante e significativa, ma che nulla ha a che fare con il resto : è vero che i parchi hanno bisogno di custodi, di persone che li tengano in ordine, belli e puliti, che li facciano godere a tutti i visitatori e sono d’accordo quando dici “che chi se ne occupa abbia la sua giusta mercede” : questo non significa estremizzare ma individuare strade nuove fondate sulla tutela della natura e del territorio e non su un suo uso distorto o in conflitto con esso.
Ma dimmi cosa c’entra questo con la caccia nel demanio, con la negazione dei documenti a chi vuole vederli, con i manifesti in cui c’è scritto vietato l’ingresso ai verdi, con opere fatte a spese di pantalone a vantaggio di pochi e con le tante altre questioni che non sto ad elencare che hanno creato un clima di sfiducia difficilissimo da recuperare?
E per favore evita di dare patenti di ambientalista serio e concreto : non è una questione che ti compete e che può solo contribuire ad aumentare l’incendio anzichè a spegnerlo, come sarebbe compito comune di coloro che, ripeto, hanno responsabilità come le nostre.
Non posso essere presente agli incontri che hai organizzato perchè sono fuori per lavoro, me ne dispiace ma avrei voluto cercare di portare il mio contributo per riportare il dibattito nei suoi termini più civili.
Una cosa però ti chiedo di fare e credo sia un tuo dovere perciso : fai coprire quei manifesti contenenti affermazioni diffamanti, consentire che essi restino affissi getta un ombra anche su di te.
Scusa se ti ho scritto questa lunga lettera e il tono confidenziale che ho usato ma in qualità di antico combattente per la istituzione delle aree protette in Italia intendo fare quanto posso per impedire che si torni ad un clima di molti anni fa che ritengo superato e assolutamente privo di qualsiasi utilità.
Cordialmente
Sauro Turroni
caro alessandro,
ho visto ora il tuo blog con una lunga fila di commenti che ho letto.
credevo che la lettera del sindaco di santa sofia la cui risposta hai pubblicato fosse anch’essa presente nel blog, questo avrebbe forse reso più comprensibili alcuni riferimenti del mio scritto.
Vedo comunque con piacere che negli ultimi messaggi, per lo meno quelli letti, si attenua il clima da “scontro di civiltà” iniziale e questo potrebbe consentire di approfondire i diversi temi che la discussione ha toccato, uno alla volta, oppure anche discutendo di più questioni contemporaneamente ma non mischiando gli argomenti.
I temi prevalenti fin qui toccati hanno riguardato lo sviluppo socio economico delle montagne e i parchi, la sicurezza stradale, il cambiamento climatico e i suoi effetti, la natura dell’ambientalismo e altro ancora.
Tutto questo nasce dalla discussione provocata da un intervento riguardante una pista in un parco nazionale : dico allora che è un bene che qualcuno abbia messo in discussione il progetto perchè molti nei diversi modi stanno democraticamente discutendo pubblicamente una questione che sarebbe rimasta rinchiusa in poche stanze dove si sono decisi interventi che riguardano comunque tutti.
Mi rendo conto che ho introdotto un nuovo argomento che riguarda la partecipazione dei cittadini alle decisioni e la informazione in campo ambientale e non solo. Nel nostro problema locale ha pesato negativamente anche il modo in cui le cd autorità hanno cercato di tenere riservate le informazioni, hanno negato documenti, hanno limotato la partecipazione alle fasi istruttorie. Alla fine si è prodotto uno scontro che a mio avviso è stato provocato principalmente dalla incapacità di confrontare una cosa che si è decisa e che si vuole fare comunque con altre ipotesi o modalità di intervento.
E’ la stessa questione dell’inceneritore di Forlì che può essere sostituito dalla raccolta differenziata e dal recupero di materia e, per arrivare ad un tema discusso, alla TAV in val di Susa per la quale cittadini, amministratori, ammbientalisti e autorevoli esperti propongono una alternativa di tracciato e il potenziamento della linea esistente.
Sul clima : suggerisco agli amici che hanno discusso sul blog la questione di prendere in considerazione il rapporto della Unione Europea che in questi giorni ha costretto i paesi membri a proporre un ulteriore riduzione delle emissioni del 20 % inferiore al 30% inizialmente previsto e di gran lunga insufficiente come testimoniato dal rapporto medesimo.
Il nostro paese sarà, insieme con grecia e spagna, il più colpito dall’aumento della temperatura e la rapidità del cambiamento è tale da creare enormi preoccupazioni : T.Blair sulla base del rapporto Stern ha deciso modifiche importanti alla politica economica del suo paese, in Italia Padoa Schioppa ha istituito una commissione per valutare le conseguenze su di noi.
Mi chiedo come si possa in questo quadro non tenere in alcun conto quanto accade quando si propongono nuovi investimenti od opere.
Chi propone l’inceneritore non si preoccupa dei cambiamenti climatici e del contributo che da alle emissioni di CO2 ( nè per la verità neppure della qualità dell’aria ), chi propone una pista da sci a bassa quota si preoccupa di valutare se quell’investimento di denaro pubblico ha una prospettiva reale?
Suggerisco a chi non l’avesse fatto di leggere l’interessante articolo apparso l’11 gennaio su Repubblica riguardante il ghiacciaio dell’Adamello : da esso, fra le tante cose, si apprende che in Svizzera da diversi anni è proibito fare piste da sci sotto i 1800 metri ( e il loro è il versante nord delle alpi ! ).
Comprendo ma non posso giustificare tutti i motivi per cui si propone l’intervento sulla pista ma chiedo quali altre iniziative o proposte o soluzioni hanno ricercato coloro che hanno per mandato dei cittadini, il dovere di occuparsi del benessere sociale ed economico del proprio territorio, capaci di dare uno sviluppo duraturo e ambientalmente e socialmente sostenibile.
E’ questa la sfida che i verdi fanno ai sostenitori dei tradizionali metodi di sviluppo, fondato sulla crescita, sul consumo delle risorse e che considerano l’ambiente un limite e non un valore.
Due ultime considerazioni ; non è tutto oro quello che luccica, la decantata agricoltura francese enormemente sostenuta di fondi cominitari e da limiti imposti alla concorrenza è corresponsabile della miseria in cui versano tanti paesi del terzo mondo penalizzati dai sostegni e dalla limitazione alle loro esportazioni; i conflitti con il mondo ambientalista e con i verdi in francia ci sono e sono molto significativi e duri. Voglio solo ricordare che il governo francese non ha esitato a far mettere uba bomba sulla nave di greenpeace e ad affondarla uccidendo una persona, ad arrestare decine di ambientalisti che si battevano contro gli esperimenti nucleari ecc ecc.
I verdi in francia hanno avuto anche oltre il 9% dei consensi e di quanto sia diffusa la coscienza ambientalista è testimoniato dal 10% di consensi che i sondaggi attribuiscono a Hulot che sta imponendo i il “patto ecologico” come tema per le elezioni presidenziali.
Per quanto riguarda gli alberi della bidentina rilevo solo, in aggiunta a quanto hai detto, che essi sono stati tagliati per la sistemaziobne della strada senza tener conto, per incapacità progettuale, che esisteva la possibilità di fare l’intervento mantenendo le alberature e rendendo più sicura la srtada. La scadentissima se non penosa qualità dell’intervento realizzato e la gratuità di molti tagli è testimoniata dal fatto che in diversi tratti si è fatto un nuovo tracciato anzichè allargare il vecchio, mantenendo la vecchia strada solo come complanare o per accedere alle proprietà, ma senza alberi, con grande soddisfazione per i fautori della sega ma con la perdita di un elemento significativo ed importante del paesaggio e del territorio.
Anche in quel caso una guerra di religione messa in moto da persone certamente colpite da eventi luttuosi ma cavalcata da esponenti politici incapaci di cercare soluzioni diverse, ha determinato un risultato sbagliato ma ancor più ha lasciato ancora nelle persone motivi di risentimento tanto forti da far dire a persone che pure dimostrano di volersi confrontare cose inaudite come quelle di augurare la morte ad altri.
Questo è quello che responsabili uomini politici dovrebbero sempre evitare, traendo dalle critiche spunti di riflessione, cercando sempre le soluzioni migliori, evitando le scorciatoie semplicistiche e soprattutto evitando di fomentare il conflitto tollerando o addirittura a volte istigando l’intolleranza.
ciao
Sauro Turroni
UOMINI E LUPI
Negli anni ‘60 lo slogan imbrattato sui muri di Pescasseroli era “o uomini o orsi” e nascondeva l’ipocrisia di chi voleva scardinare i vincoli del Parco Nazionale d’Abruzzo per consentire i progetti di lottizzazione a corollario del turismo sciistico: il paesaggio deturpato di alcuni dintorni del comune aquilano testimoniano che in parte, solo in parte, la mistificazione ebbe successo.
Ora i tempi in Abruzzo sono un poco cambiati ed una buona parte della popolazione locale vede nel Parco una fonte di benessere, come qualità della vita e come valido, alternativo modello di sviluppo, ma quel linguaggio e quella strategia contro la natura non sono morti e rispuntano ove interessi economici trovino ostacolo nei vincoli posti a tutela degli ultimi superstiti brandelli del nostro consunto tessuto naturale.
Ed arriviamo alla lettera del sindaco di S. Sofia di Forlì riportata dai giornali, agli altri articoli di stampa, al manifesto affisso a S, Sofia ove, tra tante amenità e livori, si insinua la tesi che se si tutelano i lupi ci si disinteressa dell’uomo.
Per aiutare chi legge questa lettera ad inquadrarmi, preciso che sono socio attivo del wwf da quaranta anni e sono stato rappresentante delle associazioni ambientaliste in seno al passato Consiglio Direttivo del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, monte Falterona e Campigna, dal 1998 al 2003: è ovvio che all’interno di quell’organo amministrativo ero portatore di una visione conservazionista, ma quasi tutti i miei colleghi mi hanno riconosciuto una obbiettività non faziosa ed un buon realismo.
Sull’argomento dello sci a Campigna la mia posizione, concordata con il wwf e comune anche all’intero Consiglio, fu l’impegno al “mantenimento dell’esistente”, senza sviluppi di potenziamento ma con il solo adeguamento ad esigenze di sicurezza, compatibilmente con l’integrità dei luoghi naturali. Ed in questo senso, senza poter entrare nei dettagli, ho espresso il mio voto nelle delibere di nulla osta dell’Ente relative ai progetti di sistemazione delle piste, dopo che il Parco, in alcuni casi, ne aveva chiesto riformulazioni di minor impatto.
L’errore ‘politico’, a mio vedere, è stato quello di non prefigurare un quadro complessivo, certo e immodificabile del ‘polo sciistico’, anziché affrontare singoli progetti isolati dietro i quali apparivano celarsi intenzioni di futuri potenziamenti non compatibili con i vincoli esistenti: non si può approvare una casa esaminandone un muro alla volta.
Sostituire lo skylift del monte Falco con una seggiovia, ad esempio, vorrebbe dire modificare radicalmente lo scenario di uso del territorio ed attentare ancora più pesantemente contro i fragili relitti floristici della vetta; similmente adeguare le piste di discesa alle pratiche di snowboard o quella da fondo a tecniche sportive che ne richiederebbero l’allargamento a sei metri!
L’argomento, noiosamente rituale, delle popolazioni montanare ‘che col sacrificio hanno saputo conservare i beni ambientali e le risorse ora rivendicati dagli uomini delle pianure’, va letto conservando salda la razionalità: in genere gli uomini non hanno piegato la natura solamente dove non hanno potuto farlo, o per difficoltà ambientali, o per vicende storiche. Entrambi questi due fattori hanno preservato le foreste casentinesi, ma in modo preponderante le loro vicende politiche e la proprietà che le hanno riservate a destini di superiore utilità per poi consegnarle allo Stato per fini di preminente conservazione.
Dove questi vincoli non c’erano l’uomo ha saputo portare a profondo degrado i soprassuoli montani con agricolture insostenibili e col sovrapascolo: sono i suoli denudati delle “biancherie di Romagna” della descrizione paesistica zangheriana.
E poi, questo senso di una proprietà esclusiva del territorio da parte di chi vi risiede è davvero una visione arrogante e quanto meno irrazionale: il mondo è sempre più piccolo ed interconnesso e richiede considerazioni globali.
Quasi nessun sacrificio d’uso del territorio ha comportato quindi l’istituzione del Parco, dal momento che quasi tutte le aree su cui è stato costituito erano e sono di proprietà pubblica, con vincoli forestali e sottratti all’attività venatoria.
Oggi poi, su istanza del mondo scientifico, della crescita culturale della società e degli obbiettivi europei, le finalità di conservazione sono diventate preminenti nella parte forestale gestita direttamente dallo Stato, mentre nelle foreste regionali, parte toscana, ci si ostina in una battaglia di retroguardia tesa a difendere un anacronistico sfruttamento forestale che quasi certamente produce più danni che vantaggi all’erario, e che è riuscita ad ottenere dalle due Regioni anche uno svuotamento della normativa forestale varata, dopo nove anni di lavoro, col Piano del Parco.
Ma quando, con i primi anni ‘2000, il Parco, sia per tagli delle dotazioni ministeriali che per esaurimento dei fondi accumulati prima della sua completa strutturazione, non ha più potuto sviluppare quegli investimenti, talora anche poco consoni, in opere di sistemazione idraulica, di igiene ambientale, di arredo urbano, in iniziative promozionali di varia natura ecc. che placavano le ansie dei Comuni del Parco e delle popolazioni, e quando la esasperata competizione politica si è spesa ad inseguire anche il più remoto consenso locale, si sono riaccese le opposizioni, tradotte nelle delibere di Comuni che hanno formalizzato il diniego ad ogni pur auspicabile allargamento del Parco in aree demaniali di grande valore naturale, o addirittura nella richiesta di riduzione dei suoi confini.
E, con l’indebolimento politico e istituzionale, sono rinati anche gli appetiti di sviluppo, di conversione d’uso di immobili, di recupero e aumento del patrimonio edilizio, e in generale di penetrazione infrastrutturale e urbanistica in questo superstite isola di natura.
Il meccanismo prescelto è inoltre quello assai collaudato di rendere pubbliche le perdite e privatizzare i guadagni. Si rammenti il percorso economico della società Monte Falco e si analizzi anche in quale modo e misura oggi gli investimenti di denaro pubblico per lo sci possano beneficiare la comunità locale.
Le scelte politiche non hanno quasi mai teso a privilegiare interessi umani a lungo termine, ed anzi si confermano i comportamenti dissipatori proprio ora quando esistono elementi di certezza sulle gravi imminenti catastrofi planetarie di cui siamo responsabili. Forse oggi la situazione non sarebbe così allarmante se diversi decenni fa, dalla pubblicazione de “I limiti dello sviluppo” per intenderci, i governi e le società avessero saputo operare le necessarie e possibili correzioni di rotta: tra le “cassandre” di allora c’era anche il wwf, anche se come modesto relatore di solide tesi scientifiche, ovviamente ignorato o vilipeso, come oggi, nella vicenda delle piste da sci, con Marco Paci ed Alberto Conti che, sicuramente senza alcun personale interesse da difendere, si adoperano solo per ottenere il rispetto delle leggi dello Stato.
Un detto, invero piuttosto banale, recita che errare è umano, perseverare diabolico; eppure risulta che il riconoscimento dell’errore porta gli uomini a spingere ancora più oltre il comportamento errato: un esempio è il ricorso massiccio ai condizionatori per superare i disagi dell’effetto serra.
Così per la neve, che da alcuni anni è sempre meno e che, al netto di ovvie fluttuazioni annuali, non potrà che diminuire o azzerarsi nel futuro, quando le temperature renderanno inutilizzabili anche gli ecologicamente nefasti ‘cannoni da neve’: in questo quadro, che solo i ciechi possono ignorare, come può giustificarsi la spesa di soldi, pubblici per lo più, nelle attrezzature e negli impianti sciistici?! E come ostinarsi a rigettare, anche in queste piccole porzioni del territorio che sono le aree protette, modelli gestionali più saggi che privilegino non la crescita ma la stabilità economica, non lo stravolgimento della natura ma il godimento rispettoso, e la qualità della vita.
Ravenna: 10.01.2007 Leonardo Senni
Sempre in omaggio alle simpatiche critiche del noto pelandrologo ing. Gabrielli vi trametto la lettera che Fulco Pratesi ha inviato oggi al Ministro dell’Ambiente.
On.le Alfonso Pecoraro Scanio
Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio
e del Mare
Via Cristoforo Colombo, 44
00147 - Roma
Roma, 15 gennaio 2007
Prot. 21/07-Lacp
Caro Ministro,
ormai da troppi giorni assistiamo ad attacchi anche personali ai nostri attivisti del WWF di Forlì che, in coerenza con la missione statutaria dell’Associazione che rappresentano sul territorio, operano per la conservazione delle specie e degli ecosistemi e per la promozione di un uso sostenibile delle risorse naturali.
In questa occasione il WWF di Forlì si sta adoperando per scongiurare i gravi ed evidenti danni al patrimonio naturale che deriverebbero dalla realizzazione del progetto “pista nera” in località Campigna – Comune di S.Sofia (FC), interno al Parco delle Foreste Casentinesi e alla Riserva Naturale Biogenetica di Campigna, del SIC e ZPS “Foresta di Campigna, Foresta della Lama, Monte Falco”.
Parliamo di un’opera che andrebbe a ferire ulteriormente una zona che ospita ricchezze florofaunistiche di raro valore, tutelate non solo dai vincoli introdotti con l’istituzione dell’Ente Parco ma anche dalla normativa comunitaria che riconosce in questa area la presenza di importanti habitat e specie che costituiscono patrimonio non solo dell’Italia ma dell’intera Europa. La ferita sarebbe grave per l’intera rete ecologica europea e, in una situazione in cui si cerca di porre rimedio all’utilizzo selvaggio delle risorse naturali e del territorio, segnerebbe davvero un passo indietro nel percorso per il raggiungimento del buono stato di conservazione degli habitat e delle specie del nostro paese.
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