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	<title>Commenti a: Eliminato il Combustibile da Rifiuto dalle Fonti Rinnovabili</title>
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	<description>Chi riceve un'idea da me, ricava conoscenza senza diminuire la mia, riceve luce senza lasciarmi al buio (Thomas Jefferson)</description>
	<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 11:32:37 +0000</pubDate>
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		<title>Di: ComitatoCittadinoIsolaPulita</title>
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		<dc:creator>ComitatoCittadinoIsolaPulita</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Feb 2007 16:38:01 +0000</pubDate>
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		<description>SICILIA L'AFFAIR DEGLI INCENERITORI LA SALUTE L'AMBIENTE E LA LEGALITA'


Da: “il Manifesto” del 18 febbraio 2007

Incompatibile con i Veleni di Totò
Massimo Giannettì Palermo

Gioacchino Genchi, ex leader del movimento studentesco palermitano del '68, tutto poteva immaginare nella vita, tranne che avrebbe avuto di nuovo a che fare, quasi quarant'anni dopo il '68, con quel «tipo strano» che frequentava le assemblee del collettivo della facoltà di scienze e poi andava a denunciare gli studenti alla polizia. Quel «tipo strano» che gli stessi studenti allontanarono a calci nel sedere dall'università appena scoprirono che era un infiltrato, un paio di mesi fa è infetti diventato nientemeno che direttore generale del dipartimento territorio e ambiente nel medesimo assessorato della Regione Sicilia, dove Gioacchino Genchi, dirige da diversi armi l'importante «Servizio 3», quello che si occupa della tutela dall'inquinamento atmosferico.

L'ex infiltrato - peraltro reo confesso - nel movimento studentesco, ex militante del Msi e poi di An, e ora alto dirigente regionale in quota dell'Mpa di Raffaele Lombardo, è insomma il suo nuovo capo gerarchico e in virtù di questo potere l'8 gennaio scorso ha deciso che per «ordini superiori» Gioacchino Genchi non deve più dirigere quel Servizio. Senza curarsi minimanente della legge (la numero 241 del '90 sui procedimenti amministrativi), Pietro Tolomeo, il suddetto direttore generale, ha quindi preso carta e penna e senza alcuna motivazione né preavviso gli ha revocato l'incarico in seduta stante, destinandolo in un'altra sede. «Conseguentemente a ciò e ribadendo la richiesta già avanzata per le vie brevi - è la stata sua intimazione scritta - le si chiede di consegnare immediatamente allo scrivente tutta la documentazione e il registro di protocollo interno relativi al Servizio 3 ancora in suo possesso». Dalle parole è poi passato ai fatti. 

Di fronte alle resistenze di Genchi a lasciare il suo posto di lavoro, Tolomeo • che come avrete già capito è uno che gli «ordini superiori» li esegue davvero alla lettera - ha infatti cominciato lui stesso a sgomberare scaffali e scrivanie dall'ufficio del funzionario, tentando, in sua assenza, di prelevare anche documenti dal suo computer. 

Ma non è finita, perché Tolomeo - che è un tipo abbastanza grosso di statura e a quanto pare anche abbastanza manesco, la l' 11 gennaio, e cioè tre giorni dopo aver dato il benservito a Genchi, visto che quest'ultimo e uno dei suoi collaboratori insistevano cercando di fargli capire che la revoca dell'incarico senza giustificato motivo è nulla, e che proprio per questo motivo i documenti che lui pretendeva non glieli avrebbero consegnati, Pietro Tolomeo è saltato su tutte le furie e si è avventato fisicamente addosso ai due interlocutori.

Perché e per conto di chi?

Adesso tutta questa storia è nelle mani della magistratura, alla quale Gioacchino Genchi - contro la cui rimozione sono scesi in piazza ambientalisti, comitati di cittadini, sindacati di base e politico regionali - si è subito rivolto per difendere i propri diritti. Ma a questo punto la domanda è: perché Pietro Tolomeo ha fatto quello che abbiamo raccontato?, o meglio: per conto di chi ha eseguito quell'«ordine superiore» come a lui stesso confidato a Genchi? 

Date le caratteristiche del personaggio, tutte le ipotesi sono ovviamente plausibili, ma Tendiamo ad escludere che si sia trattato di una sua vendetta postuma per i fatti universitari del secolo scorso. Il suo passato di fascista e di spia della polizia, a parte i metodi, al 99,9 % non ha alcun legame con l'epurazione dell'ex leader sessantottino dal Servizio antinquinamento. Un Servizio - è bene sottolinearlo - che è come il fumo negli occhi sia per le grandi lobby chimiche che operano nell'isola che per lo stesso potere politico siciliano. Le origini della rimozione di Genchi, già vittima l'anno scorso di una simile ritorsione, vanno quindi rintracciate tra i numerosi provvedimenti che il «Servizio 3» da fui diretto stava per emettere o ha emesso nei mesi più recenti. 

Tra questi la clamorosa chiusura della distilleria Bertolino di Partinico, la più grande e più inquinante fabbrica etilica d'Europa, di proprietà della cognata dell'ex «ministro dei lavori pubblici» di Cosa nostra, Angelo Siino (poi pentito) e nella quale si sarebbero, fra l'altro, tenute varie riunioni della Cupola di Bernardo Provenzano. Poi ci sono le drastiche misure nei confronti di alcune industrie del mattone catanesi che impastavano ceramica con i fanghi tossici dei petrolchimici del siracusano, e del cementificio di Isola delle Femmine (Italcementi) per l'uso de Pet Coke come combustibile per alimentare gli impianti che da anni avvelenano terra mare e cielo della località alle porte di Palermo.
Insomma, di interventi scomodi il direttore del «Servizio 3» ne ha firmati parecchi e altri ne aveva in serbo, come quelli rivolti ai petrolchimici di Gela, Milazzo, Augusta e Priolo. Ma gli indizi maggiori della sua rimozione portano dritti dritti ai quattro mega inceneritoridì rifiuti che il presidente della regione Totò Cuffaro vuole realizzate a tutti i costi in Sicilia: è un business colossale di circa 2 miliardi di euro che non può, anzi non deve assolutamente sfumare per colpa di un funzionario troppo ligio al proprio dovere, e che soprattutto non intende piegarsi alle pressioni del governatore.

A Genchi il piano rifiuti di Cuffaro non è mai piaciuto, c'è troppa puzza di bruciato. 

E infatti non lo ha mai approvato. Ma non lo ha bocciato per un capriccio politico. Tant' è che nessuno, neanche lo stesso Cuffaro, gli ha mai mosso un simile rimprovero. 

Il no del «Servizio 3» alle autorizzazioni delle emissioni di gas in atmosfera - preliminari per l'avvio dei cantieri - tende semplicemente ad applicare le normative, italiane ed europee, sulla tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini I quattro inceneritori - previsti a Palermo, Paternò, Augusta e Casteltermini - oltre ad essere sovrastimati per lo smaltimento dei rifiuti prodotti in Sicilia, emettono una quantità di diossina dieci volte superiore ai limiti massimi tollerati ma non auspicati dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l'organismo umano. Un esempio pratico;

con l'entrata a regime dell'inceneritore palermitano di Bellolampo ai 750 mila residenti del capoluogo siciliano verrebbe inflitta la stessa overdose di polveri tossiche e nocive «tollerata ma non auspicate» per una megalopoli di 7 milioni e mezzo di abitanti. 

Inoltre, conto gli inceneritoli c'è l' opposizione dei sindaci dei luoghi in cui sono previsti, che in quanto responsabili della salute dei cittadini, per legge, vanno ascoltati. «Per queste ragioni - dice Genchi - abbiamo ritenuto che i quattro inceneritori sono' incompatibili con il territorio e con le popolazioni)).
Verdetto già scritto

E' il verdetto che il responsabile del «Servizio 3» ha scritto già un anno e mezzo fa, quando gli inceneritori cominciavano a muovere i primi passi. Un verdetto che però Gioacchino Genchi non ha fatto in tempo ad emettere formalmente, perché proprio nel momento in cui stava per farlo, Totò Cuffaro, annusata l'aria al secondo piano di via Ugo La Malfa 169, bloccò in extremis la sentenza. In che modo? Esattamente come è stato per la seconda volta fatto 18 gennaio scorso: rimuovendo Genchi dalla direzione del Servizio.

Ma nel settembre 2005 il governatore siciliano fece male i calcoli. Pensava che una volta eliminato Genchi dal Servizio 3, il problema per gli «intoccabili 4» sarebbe stato definitivamente risolto. Ma non tutte le ciambelle riescono con il buco, evidentemente. 

Tant'è che ancora oggi la questione inceneritori è rutt'altro che chiusa. Sono cosi tante le irregolarità riscontrate nelle procedure che hanno consentito l'avvio dei cantieri, che nessuno sa come andrà esattamente a finire. C'è l'inchiesta della magistratura di Palermo sui bandì di gara (gran parte degli appalti se li sono aggiudicati varie società capitanate del gruppo Falk) pubblicati soltanto in Italia e non in tutta Europa come invece stabilisce la normativa; c'è poi la procedura d'infrazione della corte europea di giustizia per violazione della direttiva Ue sulla raccolta differenziata dei rifiuti, relegata dal piano Cuffaro ad optional anche rispetto al decreto Ronchi del '92; e c'è, soprattutto, l'indagine amministrativa del ministro dell'ambiente Pecoraro Scanio che ha riscontrato, otto mesi fa, «gravi illeciti» sulle autorizzazioni delle emissioni in atmosfera concesse alle ditte appaltatrici dal suo predecessore Altero Matteoli Fu infatti l'ex ministro di An ad acquisire i poteri sostitutivi sulle stesse concessioni una volta azzerata l'autorità siciliana (Genchi) istituzionalmente preposta a farlo; 

Era il mese di giugno del 2006, quando Matteoli e gli altri due ministri Francesco Storace (salute) e Pietro Lunardi (attività produttive), proprio nell'ultimo giorno di permanenza del Governo Berlusconi a Palazzo Chigi diedero il via libera agli inceneritori. 

Ma i nulla osta, come peraltro fecero notare tecnici dello stesso ministero a Matteoli, non potevano essere concessi perché erano abbondantemente scaduti ì termini di legge, Erano cioè passati più di 900 giorni dal momento in cui le ditte ne avevano fatto richiesta 

La normativa prevede che tali risposte devono essere invece date «entro 90 giorni».
Le autorizzazioni sulle emissioni di gas serra sono dunque ^(illegittime» e in quanto tali andrebbero annullate. 

Dopo l'indagine Pecoraro Scanio annuncia effettivamente di volerle revocare, ma la revoca non è mai avvenuta, perché il ministro verde non è riuscito ad avere il benestare degli altri due ministri Livia Turco (sanità) e Pieluigi Bersani (sviluppo economico). È arrivata invece la «sospensione per 60 giorni; dei cantieri intanto avviati. Il decreto interministeriale è di questi giorni ed è la sostanziale ratifica delle conclusioni della conferenza dei servizi tenutasi a Roma il 22 novembre scorso con la partecipazione dello stesso Cuffaro. 

Ed è proprio
tà concreta che la decisione ultima sulle autorizzazioni per le emissioni tomi di nuovo a Palermo, e precisamente al Servizio antinquinamento di via La Malfa, ossia nello stesso luogo da cui era stata madestramente sottratta nel settembre 2005 con la prima rimozione di Genchi Totò Cuffaro toma così a tremare. 

È preoccupatissimo. Toglie perfino il saluto all'allora direttore generale del dipartimento ambiente e territorio Giovanni Lo Bue, colpevole, a suo dire, di non aver fatto un «buon lavoro sospendendo l'anno prima Genchi per soli cinque mesi. Al funzionario scomodo è stata infatti restituita la direzione del Servizio 3, dove da questo momento in poi - siamo alla fine del 2006 - si potrebbero appunto ridiscutere le sorti degli inceneritori. È a questo punto che entra in campo Tolomeo il manesco. Dopo anni passati a capo di una struttura regionale di ultimo ordine, è stato appena nominato al vertice di un dipartimento importantissimo. È l'uomo giusto al posto giusto per .scatenare la seconda guerra preventiva temuto responsabile del «Servizio 3». È una guerra lampo che Tolomeo mette in pratica, come si diceva l'8 gennaio, quando Gioacchino Genchi, con i metodi fascistoidi che abbiamo visto, viene nuovamente rimosso dall'incarico.

Al suo posto ora c' è un geologo, Salvatore Anzà, che a quanto si vocifera in assessorato non avrebbe alcuna preparazione sui nuovi compiti che lo aspettano. Ma è un aspetto del tutto secondario. La cosa più importante è che sia "persona assolutamente affidabile" per gli obiettivi di sua maestà Totò Cuffaro


MANIFESTO 18 FEBBRAIO 2007
Labels: COMITATI CITTADINI SICILIANI NO INCENERITORI</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>SICILIA L&#8217;AFFAIR DEGLI INCENERITORI LA SALUTE L&#8217;AMBIENTE E LA LEGALITA&#8217;</p>
<p>Da: “il Manifesto” del 18 febbraio 2007</p>
<p>Incompatibile con i Veleni di Totò<br />
Massimo Giannettì Palermo</p>
<p>Gioacchino Genchi, ex leader del movimento studentesco palermitano del &#8216;68, tutto poteva immaginare nella vita, tranne che avrebbe avuto di nuovo a che fare, quasi quarant&#8217;anni dopo il &#8216;68, con quel «tipo strano» che frequentava le assemblee del collettivo della facoltà di scienze e poi andava a denunciare gli studenti alla polizia. Quel «tipo strano» che gli stessi studenti allontanarono a calci nel sedere dall&#8217;università appena scoprirono che era un infiltrato, un paio di mesi fa è infetti diventato nientemeno che direttore generale del dipartimento territorio e ambiente nel medesimo assessorato della Regione Sicilia, dove Gioacchino Genchi, dirige da diversi armi l&#8217;importante «Servizio 3», quello che si occupa della tutela dall&#8217;inquinamento atmosferico.</p>
<p>L&#8217;ex infiltrato - peraltro reo confesso - nel movimento studentesco, ex militante del Msi e poi di An, e ora alto dirigente regionale in quota dell&#8217;Mpa di Raffaele Lombardo, è insomma il suo nuovo capo gerarchico e in virtù di questo potere l&#8217;8 gennaio scorso ha deciso che per «ordini superiori» Gioacchino Genchi non deve più dirigere quel Servizio. Senza curarsi minimanente della legge (la numero 241 del &#8216;90 sui procedimenti amministrativi), Pietro Tolomeo, il suddetto direttore generale, ha quindi preso carta e penna e senza alcuna motivazione né preavviso gli ha revocato l&#8217;incarico in seduta stante, destinandolo in un&#8217;altra sede. «Conseguentemente a ciò e ribadendo la richiesta già avanzata per le vie brevi - è la stata sua intimazione scritta - le si chiede di consegnare immediatamente allo scrivente tutta la documentazione e il registro di protocollo interno relativi al Servizio 3 ancora in suo possesso». Dalle parole è poi passato ai fatti. </p>
<p>Di fronte alle resistenze di Genchi a lasciare il suo posto di lavoro, Tolomeo • che come avrete già capito è uno che gli «ordini superiori» li esegue davvero alla lettera - ha infatti cominciato lui stesso a sgomberare scaffali e scrivanie dall&#8217;ufficio del funzionario, tentando, in sua assenza, di prelevare anche documenti dal suo computer. </p>
<p>Ma non è finita, perché Tolomeo - che è un tipo abbastanza grosso di statura e a quanto pare anche abbastanza manesco, la l&#8217; 11 gennaio, e cioè tre giorni dopo aver dato il benservito a Genchi, visto che quest&#8217;ultimo e uno dei suoi collaboratori insistevano cercando di fargli capire che la revoca dell&#8217;incarico senza giustificato motivo è nulla, e che proprio per questo motivo i documenti che lui pretendeva non glieli avrebbero consegnati, Pietro Tolomeo è saltato su tutte le furie e si è avventato fisicamente addosso ai due interlocutori.</p>
<p>Perché e per conto di chi?</p>
<p>Adesso tutta questa storia è nelle mani della magistratura, alla quale Gioacchino Genchi - contro la cui rimozione sono scesi in piazza ambientalisti, comitati di cittadini, sindacati di base e politico regionali - si è subito rivolto per difendere i propri diritti. Ma a questo punto la domanda è: perché Pietro Tolomeo ha fatto quello che abbiamo raccontato?, o meglio: per conto di chi ha eseguito quell&#8217;«ordine superiore» come a lui stesso confidato a Genchi? </p>
<p>Date le caratteristiche del personaggio, tutte le ipotesi sono ovviamente plausibili, ma Tendiamo ad escludere che si sia trattato di una sua vendetta postuma per i fatti universitari del secolo scorso. Il suo passato di fascista e di spia della polizia, a parte i metodi, al 99,9 % non ha alcun legame con l&#8217;epurazione dell&#8217;ex leader sessantottino dal Servizio antinquinamento. Un Servizio - è bene sottolinearlo - che è come il fumo negli occhi sia per le grandi lobby chimiche che operano nell&#8217;isola che per lo stesso potere politico siciliano. Le origini della rimozione di Genchi, già vittima l&#8217;anno scorso di una simile ritorsione, vanno quindi rintracciate tra i numerosi provvedimenti che il «Servizio 3» da fui diretto stava per emettere o ha emesso nei mesi più recenti. </p>
<p>Tra questi la clamorosa chiusura della distilleria Bertolino di Partinico, la più grande e più inquinante fabbrica etilica d&#8217;Europa, di proprietà della cognata dell&#8217;ex «ministro dei lavori pubblici» di Cosa nostra, Angelo Siino (poi pentito) e nella quale si sarebbero, fra l&#8217;altro, tenute varie riunioni della Cupola di Bernardo Provenzano. Poi ci sono le drastiche misure nei confronti di alcune industrie del mattone catanesi che impastavano ceramica con i fanghi tossici dei petrolchimici del siracusano, e del cementificio di Isola delle Femmine (Italcementi) per l&#8217;uso de Pet Coke come combustibile per alimentare gli impianti che da anni avvelenano terra mare e cielo della località alle porte di Palermo.<br />
Insomma, di interventi scomodi il direttore del «Servizio 3» ne ha firmati parecchi e altri ne aveva in serbo, come quelli rivolti ai petrolchimici di Gela, Milazzo, Augusta e Priolo. Ma gli indizi maggiori della sua rimozione portano dritti dritti ai quattro mega inceneritoridì rifiuti che il presidente della regione Totò Cuffaro vuole realizzate a tutti i costi in Sicilia: è un business colossale di circa 2 miliardi di euro che non può, anzi non deve assolutamente sfumare per colpa di un funzionario troppo ligio al proprio dovere, e che soprattutto non intende piegarsi alle pressioni del governatore.</p>
<p>A Genchi il piano rifiuti di Cuffaro non è mai piaciuto, c&#8217;è troppa puzza di bruciato. </p>
<p>E infatti non lo ha mai approvato. Ma non lo ha bocciato per un capriccio politico. Tant&#8217; è che nessuno, neanche lo stesso Cuffaro, gli ha mai mosso un simile rimprovero. </p>
<p>Il no del «Servizio 3» alle autorizzazioni delle emissioni di gas in atmosfera - preliminari per l&#8217;avvio dei cantieri - tende semplicemente ad applicare le normative, italiane ed europee, sulla tutela dell&#8217;ambiente e della salute dei cittadini I quattro inceneritori - previsti a Palermo, Paternò, Augusta e Casteltermini - oltre ad essere sovrastimati per lo smaltimento dei rifiuti prodotti in Sicilia, emettono una quantità di diossina dieci volte superiore ai limiti massimi tollerati ma non auspicati dall&#8217;Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l&#8217;organismo umano. Un esempio pratico;</p>
<p>con l&#8217;entrata a regime dell&#8217;inceneritore palermitano di Bellolampo ai 750 mila residenti del capoluogo siciliano verrebbe inflitta la stessa overdose di polveri tossiche e nocive «tollerata ma non auspicate» per una megalopoli di 7 milioni e mezzo di abitanti. </p>
<p>Inoltre, conto gli inceneritoli c&#8217;è l&#8217; opposizione dei sindaci dei luoghi in cui sono previsti, che in quanto responsabili della salute dei cittadini, per legge, vanno ascoltati. «Per queste ragioni - dice Genchi - abbiamo ritenuto che i quattro inceneritori sono&#8217; incompatibili con il territorio e con le popolazioni)).<br />
Verdetto già scritto</p>
<p>E&#8217; il verdetto che il responsabile del «Servizio 3» ha scritto già un anno e mezzo fa, quando gli inceneritori cominciavano a muovere i primi passi. Un verdetto che però Gioacchino Genchi non ha fatto in tempo ad emettere formalmente, perché proprio nel momento in cui stava per farlo, Totò Cuffaro, annusata l&#8217;aria al secondo piano di via Ugo La Malfa 169, bloccò in extremis la sentenza. In che modo? Esattamente come è stato per la seconda volta fatto 18 gennaio scorso: rimuovendo Genchi dalla direzione del Servizio.</p>
<p>Ma nel settembre 2005 il governatore siciliano fece male i calcoli. Pensava che una volta eliminato Genchi dal Servizio 3, il problema per gli «intoccabili 4» sarebbe stato definitivamente risolto. Ma non tutte le ciambelle riescono con il buco, evidentemente. </p>
<p>Tant&#8217;è che ancora oggi la questione inceneritori è rutt&#8217;altro che chiusa. Sono cosi tante le irregolarità riscontrate nelle procedure che hanno consentito l&#8217;avvio dei cantieri, che nessuno sa come andrà esattamente a finire. C&#8217;è l&#8217;inchiesta della magistratura di Palermo sui bandì di gara (gran parte degli appalti se li sono aggiudicati varie società capitanate del gruppo Falk) pubblicati soltanto in Italia e non in tutta Europa come invece stabilisce la normativa; c&#8217;è poi la procedura d&#8217;infrazione della corte europea di giustizia per violazione della direttiva Ue sulla raccolta differenziata dei rifiuti, relegata dal piano Cuffaro ad optional anche rispetto al decreto Ronchi del &#8216;92; e c&#8217;è, soprattutto, l&#8217;indagine amministrativa del ministro dell&#8217;ambiente Pecoraro Scanio che ha riscontrato, otto mesi fa, «gravi illeciti» sulle autorizzazioni delle emissioni in atmosfera concesse alle ditte appaltatrici dal suo predecessore Altero Matteoli Fu infatti l&#8217;ex ministro di An ad acquisire i poteri sostitutivi sulle stesse concessioni una volta azzerata l&#8217;autorità siciliana (Genchi) istituzionalmente preposta a farlo; </p>
<p>Era il mese di giugno del 2006, quando Matteoli e gli altri due ministri Francesco Storace (salute) e Pietro Lunardi (attività produttive), proprio nell&#8217;ultimo giorno di permanenza del Governo Berlusconi a Palazzo Chigi diedero il via libera agli inceneritori. </p>
<p>Ma i nulla osta, come peraltro fecero notare tecnici dello stesso ministero a Matteoli, non potevano essere concessi perché erano abbondantemente scaduti ì termini di legge, Erano cioè passati più di 900 giorni dal momento in cui le ditte ne avevano fatto richiesta </p>
<p>La normativa prevede che tali risposte devono essere invece date «entro 90 giorni».<br />
Le autorizzazioni sulle emissioni di gas serra sono dunque ^(illegittime» e in quanto tali andrebbero annullate. </p>
<p>Dopo l&#8217;indagine Pecoraro Scanio annuncia effettivamente di volerle revocare, ma la revoca non è mai avvenuta, perché il ministro verde non è riuscito ad avere il benestare degli altri due ministri Livia Turco (sanità) e Pieluigi Bersani (sviluppo economico). È arrivata invece la «sospensione per 60 giorni; dei cantieri intanto avviati. Il decreto interministeriale è di questi giorni ed è la sostanziale ratifica delle conclusioni della conferenza dei servizi tenutasi a Roma il 22 novembre scorso con la partecipazione dello stesso Cuffaro. </p>
<p>Ed è proprio<br />
tà concreta che la decisione ultima sulle autorizzazioni per le emissioni tomi di nuovo a Palermo, e precisamente al Servizio antinquinamento di via La Malfa, ossia nello stesso luogo da cui era stata madestramente sottratta nel settembre 2005 con la prima rimozione di Genchi Totò Cuffaro toma così a tremare. </p>
<p>È preoccupatissimo. Toglie perfino il saluto all&#8217;allora direttore generale del dipartimento ambiente e territorio Giovanni Lo Bue, colpevole, a suo dire, di non aver fatto un «buon lavoro sospendendo l&#8217;anno prima Genchi per soli cinque mesi. Al funzionario scomodo è stata infatti restituita la direzione del Servizio 3, dove da questo momento in poi - siamo alla fine del 2006 - si potrebbero appunto ridiscutere le sorti degli inceneritori. È a questo punto che entra in campo Tolomeo il manesco. Dopo anni passati a capo di una struttura regionale di ultimo ordine, è stato appena nominato al vertice di un dipartimento importantissimo. È l&#8217;uomo giusto al posto giusto per .scatenare la seconda guerra preventiva temuto responsabile del «Servizio 3». È una guerra lampo che Tolomeo mette in pratica, come si diceva l&#8217;8 gennaio, quando Gioacchino Genchi, con i metodi fascistoidi che abbiamo visto, viene nuovamente rimosso dall&#8217;incarico.</p>
<p>Al suo posto ora c&#8217; è un geologo, Salvatore Anzà, che a quanto si vocifera in assessorato non avrebbe alcuna preparazione sui nuovi compiti che lo aspettano. Ma è un aspetto del tutto secondario. La cosa più importante è che sia &#8220;persona assolutamente affidabile&#8221; per gli obiettivi di sua maestà Totò Cuffaro</p>
<p>MANIFESTO 18 FEBBRAIO 2007<br />
Labels: COMITATI CITTADINI SICILIANI NO INCENERITORI</p>
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		<title>Di: ComitatoCittadinoIsolaPulita</title>
		<link>http://www.alessandroronchi.net/2006/eliminato-il-combustibile-da-rifiuto-dalle-fonti-rinnovabili/comment-page-1/#comment-8531</link>
		<dc:creator>ComitatoCittadinoIsolaPulita</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2007 22:39:07 +0000</pubDate>
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		<description>I MINISTRI FIRMANO LA REVOCA ALLE AUTORIZZAZIONI EMISSIONI IN SICILIA 




Amici: sono le ore 20,15 un'ottima notizia appena data al TG 3 Regione:

La Conferenza dei Ministri dell'Ambiente, della Salute e delle Attività produttive hanno revocato le autorizzazioni delle emissioni in atmosfera per i quattro inceneritori in Sicilia!!!

Al più presto spero di darvi notizie più dettagliate. 
RIFIUTI: SICILIA; STOP MINISTERI AUTORIZZAZIONI
INCENERITORI *

http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/rifiuti/20070213184634201113.html
ANSA) - ROMA, 13 FEB - 

E' stato firmato dai ministri dell' Ambiente, della Salute e dello Sviluppo Economico il decreto interministeriale che sospende le autorizzazioni per le emissioni in atmosfera di quattro inceneritori previsti dal Piano regionale dei rifiuti nei comuni di Augusta, Paterno', Palermo e Casteltermini. Lo rende noto un comunicato del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. La sospensione, in ottemperanza con quanto stabilito dalla Conferenza dei Servizi, si e' resa necessaria dopo aver accertato irregolarita' nelle procedure autorizzative del precedente Governo. Il decreto stabilisce la sospensione fino alla conclusione del procedimento di rilascio dell' autorizzazione integrata ambientale che dovra' avvenire entro 60 giorni dalla effettiva attivazione della procedura da parte della Commissione Ippc e che dovra' avere inizio entro il 15 febbraio 2007. (ANSA). COM-GU
13/02/2007 18:46 





Quando a Paternò iniziammo la battaglia contro l’inceneritore, ci rendemmo subito conto che era una battaglia difficile, che gli schieramenti erano trasversali
etc.
Non ci siamo mai scoraggiati e … i risultati si vedono.. A Cannizzola le ruspe non ci sono. Fummo, come siamo, ancora solidali con gli altri Comitati civici e a quant’altri.
Queste brevissime considerazioni sono necessarie per invitare quanti si vogliono, ancora, occupare della questione, che, per continuare a vincere bisogna essere
rispettosi delle regole, non perdere mai la testa, e rispettare, soprattutto le diversità tattiche del gruppo dirigente.
Il Prof. Luigi Solarino riscuote, in modo incondizionato, la fiducia e la stima del Coordinamento dei Comitati civici di Paternò.
Personalmente sono, da sempre contrario alla gestione movimentista dei processi; non producono molto… e le polemiche elettroniche ne sono la prova. Il Comunicato del Gruppo dei verdi al Parlamento europeo è, a mio avviso, un altro passo avanti che bisogna apprezzare, perché, comunque dell’impegno di tutti!
Che poi qualcuno voglia tutto e subito e processi, arrabbiandosi, chi non la pensa come lui, è un suo problema. 
E’ lecito arrabbiarsi con sé stessi, mai con gli altri. A chi accede per la prima volta alla questione bisogna che gli si spieghi, innanzitutto, la complessità del problema, la mastodontica mole dei nostri avversari e lo si aiuti a crescere.
Il Comunicto Ansa fattoci pervenire poco fa significa…stiamo continuando a vincere(a scanso di equivoci che la battaglia non è ancora finita)



GRUPPO SPONTANEO DONNE E MAMME DI AUGUSTA 


Cari amici/che,
ho sempre sentito che stiamo vivendo un momento storico importantissimo. 
Rimaniamo uniti, camminiamo insieme, teniamo sempre presenti queste 5 parole (sono quelle che sabato abbiamo ribadite al ministro, riprendendole proprio dai discorsi sentiti dal Responsabile dell'ospedale, dall'Assessore alla sanità e dallo stesso Ministro, durante l'assemblea pubblica precedente al nostro incontro "privato"):

Prevenzione, Responsabilità, Squadra, Fiducia, Legalità.

Se continueremo a ritrovarci su questi semplici concetti e a fondare la nostra azione su questa base comune, potremo insieme gioire dei risultati perchè centreremo l'obiettivo.
Un giorno potremo dire ai nostri figli: "Io ho creduto possibile l'impossibile e c'ero tra coloro che hanno voluto per te una vita migliore, dove la dignità, la libertà e la giustizia non fossero più utopia. 
Spero di incontrarvi presto e di camminare ancora insieme a "Tutti" voi.
Ognuno è prezioso e ... il sostegno reciproco, le forze condivise, l'obiettivo comune saranno la nostra risorsa vincente.
Vi abbraccio.
Angela Calì - Gruppo Spontaneo Donne e Mamme di Augusta

La notizia è che i tre ministri hanno firmato oggi la "sospensione" per 60 giorni delle autorizzazioni all'emissione in atmosfera e che è stato demandato alla Commissione IPPC presso il Ministero dell'Ambiente il parere tecnico sulla richiesta delle imprese.
Sapremo tutto più accuratamente domani.



COMUNICATO STAMPA Straburgo, 13 febbraio 2007 



Nuova direttiva quadro sui rifiuti 

Frassoni: "Gli inceneritori non potranno essere spacciati come recupero"



Il Parlamento europeo ha adottato oggi, in prima lettura, il rapporto della deputata Caroline Jackson (Regno Unito, popolari) sulla proposta di nuova direttiva quadro sui rifiuti. Sono stati adottati una serie di emendamenti presentati dal gruppo dei Verdi che, insieme a quelli presentati dal gruppo socialista e dalla sinistra unitaria europea, rafforzano la prevenzione, il riutilizzo e il riciclo dei rifiuti. 

La presidente dei Verdi/ALE, Monica Frassoni, ha così commentato il voto di questa mattina:



"Il bilancio del voto di stamane è complessivamente positivo, in particolare se si tiene conto del fatto che siamo riusciti a non far considerare gli inceneritori (indipendentemente dal loro grado di efficienza energetica) come una forma di recupero. Almeno in prima lettura, siamo così riusciti a sventare il tentativo fortemente voluto dalla Commissione e dalle lobby di far passare l'incenerimento come un processo virtuoso di recupero di energia e poter così accedere, come accade ancora in vari Stati membri tra i quali anche l'Italia, a soldi e incentivi che dovrebbero essere destinati alle vere energie rinnovabili. 



Di fondamentale importanza è inoltre l'adozione di una gerarchia di 5 livelli chiaramente distinti l'uno dall'altro e con un ordine di priorità ben preciso, all'interno del quale gli Stati membri devono impegnarsi prima di tutto per la prevenzione e la riduzione dei rifiuti, poi il riutilizzo, poi il riciclaggio e altre forme di recupero e solo infine per lo smaltimento (naturalmente sicuro ed ecologico) dei rifiuti. 



Molto importante infine è l'aver stabilito che tutti gli Stati membri dovranno adottare tutte le misure necessarie per stabilizzare la propria produzione globale di rifiuti entro il 2012 rispetto alla propria produzione annuale di rifiuti del 2008. Un primo passo concreto per ridurre la montagna di rifiuti che ogni anno si produce nel nostro continente (534 kg di rifiuti domestici per ogni europeo in un anno!). 

Comitato Cittadino Isola Pulita 

www.isolapulita.it

Isola delle Femmine 

Labels: I COMITATI CITTADINI SICILIANI:REVOCA AUTORIZZAZIONI EMISSIONI</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I MINISTRI FIRMANO LA REVOCA ALLE AUTORIZZAZIONI EMISSIONI IN SICILIA </p>
<p>Amici: sono le ore 20,15 un&#8217;ottima notizia appena data al TG 3 Regione:</p>
<p>La Conferenza dei Ministri dell&#8217;Ambiente, della Salute e delle Attività produttive hanno revocato le autorizzazioni delle emissioni in atmosfera per i quattro inceneritori in Sicilia!!!</p>
<p>Al più presto spero di darvi notizie più dettagliate.<br />
RIFIUTI: SICILIA; STOP MINISTERI AUTORIZZAZIONI<br />
INCENERITORI *</p>
<p><a href="http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/rifiuti/20070213184634201113.html" rel="nofollow">http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/rifiuti/20070213184634201113.html</a><br />
ANSA) - ROMA, 13 FEB - </p>
<p>E&#8217; stato firmato dai ministri dell&#8217; Ambiente, della Salute e dello Sviluppo Economico il decreto interministeriale che sospende le autorizzazioni per le emissioni in atmosfera di quattro inceneritori previsti dal Piano regionale dei rifiuti nei comuni di Augusta, Paterno&#8217;, Palermo e Casteltermini. Lo rende noto un comunicato del Ministero dell&#8217;Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. La sospensione, in ottemperanza con quanto stabilito dalla Conferenza dei Servizi, si e&#8217; resa necessaria dopo aver accertato irregolarita&#8217; nelle procedure autorizzative del precedente Governo. Il decreto stabilisce la sospensione fino alla conclusione del procedimento di rilascio dell&#8217; autorizzazione integrata ambientale che dovra&#8217; avvenire entro 60 giorni dalla effettiva attivazione della procedura da parte della Commissione Ippc e che dovra&#8217; avere inizio entro il 15 febbraio 2007. (ANSA). COM-GU<br />
13/02/2007 18:46 </p>
<p>Quando a Paternò iniziammo la battaglia contro l’inceneritore, ci rendemmo subito conto che era una battaglia difficile, che gli schieramenti erano trasversali<br />
etc.<br />
Non ci siamo mai scoraggiati e … i risultati si vedono.. A Cannizzola le ruspe non ci sono. Fummo, come siamo, ancora solidali con gli altri Comitati civici e a quant’altri.<br />
Queste brevissime considerazioni sono necessarie per invitare quanti si vogliono, ancora, occupare della questione, che, per continuare a vincere bisogna essere<br />
rispettosi delle regole, non perdere mai la testa, e rispettare, soprattutto le diversità tattiche del gruppo dirigente.<br />
Il Prof. Luigi Solarino riscuote, in modo incondizionato, la fiducia e la stima del Coordinamento dei Comitati civici di Paternò.<br />
Personalmente sono, da sempre contrario alla gestione movimentista dei processi; non producono molto… e le polemiche elettroniche ne sono la prova. Il Comunicato del Gruppo dei verdi al Parlamento europeo è, a mio avviso, un altro passo avanti che bisogna apprezzare, perché, comunque dell’impegno di tutti!<br />
Che poi qualcuno voglia tutto e subito e processi, arrabbiandosi, chi non la pensa come lui, è un suo problema.<br />
E’ lecito arrabbiarsi con sé stessi, mai con gli altri. A chi accede per la prima volta alla questione bisogna che gli si spieghi, innanzitutto, la complessità del problema, la mastodontica mole dei nostri avversari e lo si aiuti a crescere.<br />
Il Comunicto Ansa fattoci pervenire poco fa significa…stiamo continuando a vincere(a scanso di equivoci che la battaglia non è ancora finita)</p>
<p>GRUPPO SPONTANEO DONNE E MAMME DI AUGUSTA </p>
<p>Cari amici/che,<br />
ho sempre sentito che stiamo vivendo un momento storico importantissimo.<br />
Rimaniamo uniti, camminiamo insieme, teniamo sempre presenti queste 5 parole (sono quelle che sabato abbiamo ribadite al ministro, riprendendole proprio dai discorsi sentiti dal Responsabile dell&#8217;ospedale, dall&#8217;Assessore alla sanità e dallo stesso Ministro, durante l&#8217;assemblea pubblica precedente al nostro incontro &#8220;privato&#8221;):</p>
<p>Prevenzione, Responsabilità, Squadra, Fiducia, Legalità.</p>
<p>Se continueremo a ritrovarci su questi semplici concetti e a fondare la nostra azione su questa base comune, potremo insieme gioire dei risultati perchè centreremo l&#8217;obiettivo.<br />
Un giorno potremo dire ai nostri figli: &#8220;Io ho creduto possibile l&#8217;impossibile e c&#8217;ero tra coloro che hanno voluto per te una vita migliore, dove la dignità, la libertà e la giustizia non fossero più utopia.<br />
Spero di incontrarvi presto e di camminare ancora insieme a &#8220;Tutti&#8221; voi.<br />
Ognuno è prezioso e &#8230; il sostegno reciproco, le forze condivise, l&#8217;obiettivo comune saranno la nostra risorsa vincente.<br />
Vi abbraccio.<br />
Angela Calì - Gruppo Spontaneo Donne e Mamme di Augusta</p>
<p>La notizia è che i tre ministri hanno firmato oggi la &#8220;sospensione&#8221; per 60 giorni delle autorizzazioni all&#8217;emissione in atmosfera e che è stato demandato alla Commissione IPPC presso il Ministero dell&#8217;Ambiente il parere tecnico sulla richiesta delle imprese.<br />
Sapremo tutto più accuratamente domani.</p>
<p>COMUNICATO STAMPA Straburgo, 13 febbraio 2007 </p>
<p>Nuova direttiva quadro sui rifiuti </p>
<p>Frassoni: &#8220;Gli inceneritori non potranno essere spacciati come recupero&#8221;</p>
<p>Il Parlamento europeo ha adottato oggi, in prima lettura, il rapporto della deputata Caroline Jackson (Regno Unito, popolari) sulla proposta di nuova direttiva quadro sui rifiuti. Sono stati adottati una serie di emendamenti presentati dal gruppo dei Verdi che, insieme a quelli presentati dal gruppo socialista e dalla sinistra unitaria europea, rafforzano la prevenzione, il riutilizzo e il riciclo dei rifiuti. </p>
<p>La presidente dei Verdi/ALE, Monica Frassoni, ha così commentato il voto di questa mattina:</p>
<p>&#8220;Il bilancio del voto di stamane è complessivamente positivo, in particolare se si tiene conto del fatto che siamo riusciti a non far considerare gli inceneritori (indipendentemente dal loro grado di efficienza energetica) come una forma di recupero. Almeno in prima lettura, siamo così riusciti a sventare il tentativo fortemente voluto dalla Commissione e dalle lobby di far passare l&#8217;incenerimento come un processo virtuoso di recupero di energia e poter così accedere, come accade ancora in vari Stati membri tra i quali anche l&#8217;Italia, a soldi e incentivi che dovrebbero essere destinati alle vere energie rinnovabili. </p>
<p>Di fondamentale importanza è inoltre l&#8217;adozione di una gerarchia di 5 livelli chiaramente distinti l&#8217;uno dall&#8217;altro e con un ordine di priorità ben preciso, all&#8217;interno del quale gli Stati membri devono impegnarsi prima di tutto per la prevenzione e la riduzione dei rifiuti, poi il riutilizzo, poi il riciclaggio e altre forme di recupero e solo infine per lo smaltimento (naturalmente sicuro ed ecologico) dei rifiuti. </p>
<p>Molto importante infine è l&#8217;aver stabilito che tutti gli Stati membri dovranno adottare tutte le misure necessarie per stabilizzare la propria produzione globale di rifiuti entro il 2012 rispetto alla propria produzione annuale di rifiuti del 2008. Un primo passo concreto per ridurre la montagna di rifiuti che ogni anno si produce nel nostro continente (534 kg di rifiuti domestici per ogni europeo in un anno!). </p>
<p>Comitato Cittadino Isola Pulita </p>
<p><a href="http://www.isolapulita.it" rel="nofollow">http://www.isolapulita.it</a></p>
<p>Isola delle Femmine </p>
<p>Labels: I COMITATI CITTADINI SICILIANI:REVOCA AUTORIZZAZIONI EMISSIONI</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Comitato Cittadino Isola Pulita</title>
		<link>http://www.alessandroronchi.net/2006/eliminato-il-combustibile-da-rifiuto-dalle-fonti-rinnovabili/comment-page-1/#comment-7944</link>
		<dc:creator>Comitato Cittadino Isola Pulita</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Feb 2007 16:08:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.alessandroronchi.net/2006/10/18/eliminato-il-combustibile-da-rifiuto-dalle-fonti-rinnovabili/#comment-7944</guid>
		<description>LE ADESIONI ALL'INIZIATIVA PER DELOCALIZZARE LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE 






SALE LA PROTESTA PER DELOCALIZZARE LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE 


Italcementi di Isola delle Femmine , torre di 100 metri
Il Comune di Isola: va spostata
Nuovo impianto e polemiche. “Serve ad abbattere le emissioni”
Sindaco e associazioni: “Lontano Dal paese”.
Azienda possibilista

ISOLA DELLE FEMMINE, (ima] La nuova torre di cento metri d’altezza che Italcementi vuole costruire nello stabili
mento di Isola sta provocando allarme.
Associazioni e Comune marcano da vicino la società bergamasca, che ha sedi in tutt’Italia, per chiedere la delocalizzazione del nuovo forno e quindi della torre.
Uno spostamento di poche centinaia di metri dal centro abitato, ai piedi della montagna nei cui pressi c’è una cava.
Una proposta che, se accolta dall’azienda, renderebbe la stessa collettività meno ostile all’ammodernamento del ciclo di produzione. La prima sede ufficiale per presentare questa proposta è stata la prima riunione della conferenza dei servizi convocata dall’assessorato al Territorio per rilasciare l’Autorizzazione integrala ambientale (AÌa).
Un via libera per consentire all’industria di realizzare il nuovo impianto, come già fatto a Calusco d’Adda. «Noi non siamo contro la torre che come ci assicurano! tecnici dell’Italcementi abbatterebbe di molto le emissioni in aria.
Il nuovo forno consente infatti un consumo più basso di energia termica e quindi l’impiego di una minore quantità di combustibili - dice il sindaco Caspare Portobello -.
Quello che emerge dagli incontri con cittadini e associazioni è che si è tutti contro il luogo scelto nel progetto per realizzare la torre, alta cento metri con una base di 40 per 40.
Avete idea di cosa significa una simile struttura a due passi da alberghi e non distante dal mare?”.
Sulla stessa linea rappresentanti di associazioni come Isola Pulita e Mare Pulito.
«Non siamo contro il nuovo impianto se ciò significa un abbattimento delle emissioni- afferma Mario Ajello-.
Ciò che decidiamo è la delocalizazione della torre. Dal momento che si parla di un investimento di 100 milioni di euro mi sembra che si possa trovare una soluzione per assicurare una convivenza serena tra noi e Italcementi».
Per Giuseppe Ciampolillo di Isola Pulita è necessario saperne di più prima di qualsiasi via libera. Non solo, ma la condizione essenziale è la delocalizzazione dell’ impianto.
Per questo Isola Pulita si è fatta promotrice di un’interrogazione presentata dal senatore Tommaso Sodano.
L’azienda si mostra dal canto suo possibilista. «Siamo agli inizi del nostro iter che abbiamo avviato proprio in questi giorni.
Il progetto di ammodernamento dell’impianto ha un’importante valenza ambientale - dicono dall’azienda -. Il confronto con il territorio è continuo e avremo modo di affrontare tutti i suggerimenti che ci saranno sottoposti per una corretta vantazione, ambientale, tecnica ed economica».


Giornale di Sicilia 6.2.07

Comitato Cittadino Isola Pulita

Labels: COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DELOCALIZZAZIONE</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>LE ADESIONI ALL&#8217;INIZIATIVA PER DELOCALIZZARE LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE </p>
<p>SALE LA PROTESTA PER DELOCALIZZARE LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE </p>
<p>Italcementi di Isola delle Femmine , torre di 100 metri<br />
Il Comune di Isola: va spostata<br />
Nuovo impianto e polemiche. “Serve ad abbattere le emissioni”<br />
Sindaco e associazioni: “Lontano Dal paese”.<br />
Azienda possibilista</p>
<p>ISOLA DELLE FEMMINE, (ima] La nuova torre di cento metri d’altezza che Italcementi vuole costruire nello stabili<br />
mento di Isola sta provocando allarme.<br />
Associazioni e Comune marcano da vicino la società bergamasca, che ha sedi in tutt’Italia, per chiedere la delocalizzazione del nuovo forno e quindi della torre.<br />
Uno spostamento di poche centinaia di metri dal centro abitato, ai piedi della montagna nei cui pressi c’è una cava.<br />
Una proposta che, se accolta dall’azienda, renderebbe la stessa collettività meno ostile all’ammodernamento del ciclo di produzione. La prima sede ufficiale per presentare questa proposta è stata la prima riunione della conferenza dei servizi convocata dall’assessorato al Territorio per rilasciare l’Autorizzazione integrala ambientale (AÌa).<br />
Un via libera per consentire all’industria di realizzare il nuovo impianto, come già fatto a Calusco d’Adda. «Noi non siamo contro la torre che come ci assicurano! tecnici dell’Italcementi abbatterebbe di molto le emissioni in aria.<br />
Il nuovo forno consente infatti un consumo più basso di energia termica e quindi l’impiego di una minore quantità di combustibili - dice il sindaco Caspare Portobello -.<br />
Quello che emerge dagli incontri con cittadini e associazioni è che si è tutti contro il luogo scelto nel progetto per realizzare la torre, alta cento metri con una base di 40 per 40.<br />
Avete idea di cosa significa una simile struttura a due passi da alberghi e non distante dal mare?”.<br />
Sulla stessa linea rappresentanti di associazioni come Isola Pulita e Mare Pulito.<br />
«Non siamo contro il nuovo impianto se ciò significa un abbattimento delle emissioni- afferma Mario Ajello-.<br />
Ciò che decidiamo è la delocalizazione della torre. Dal momento che si parla di un investimento di 100 milioni di euro mi sembra che si possa trovare una soluzione per assicurare una convivenza serena tra noi e Italcementi».<br />
Per Giuseppe Ciampolillo di Isola Pulita è necessario saperne di più prima di qualsiasi via libera. Non solo, ma la condizione essenziale è la delocalizzazione dell’ impianto.<br />
Per questo Isola Pulita si è fatta promotrice di un’interrogazione presentata dal senatore Tommaso Sodano.<br />
L’azienda si mostra dal canto suo possibilista. «Siamo agli inizi del nostro iter che abbiamo avviato proprio in questi giorni.<br />
Il progetto di ammodernamento dell’impianto ha un’importante valenza ambientale - dicono dall’azienda -. Il confronto con il territorio è continuo e avremo modo di affrontare tutti i suggerimenti che ci saranno sottoposti per una corretta vantazione, ambientale, tecnica ed economica».</p>
<p>Giornale di Sicilia 6.2.07</p>
<p>Comitato Cittadino Isola Pulita</p>
<p>Labels: COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DELOCALIZZAZIONE</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: pino ciampolillo</title>
		<link>http://www.alessandroronchi.net/2006/eliminato-il-combustibile-da-rifiuto-dalle-fonti-rinnovabili/comment-page-1/#comment-6665</link>
		<dc:creator>pino ciampolillo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jan 2007 22:13:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.alessandroronchi.net/2006/10/18/eliminato-il-combustibile-da-rifiuto-dalle-fonti-rinnovabili/#comment-6665</guid>
		<description>IL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA: DELOCALIZZARE LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE FUORI DAL CENTRO ABITATO A NORMA DELLE DISPOSIZIONI DI LEGGE IN MATERIA URBANISTICA 

 

Interrogazione del Senatore Sodano Presidente della Commissione Ambiente.

 


Senato della Repubblica

13a Commissione 

Territorio, Ambiente, Beni Ambientali

 

 

 

interrogazione a risposta scritta

al Ministro dello sviluppo economico e al ministro della salute

Premesso che:

 

-        in provincia di Palermo, nel comune di Isola delle Femmine, sono presenti impianti della Italcementi s.p.a in pieno centro città (codice: NACE Code 26.51), che emettono fumi nocivi e producono elevati livelli di inquinamento acustico ed ambientale, con grave danno per i cittadini;

 

-        oltre allo stabilimento nel centro città, la Italcementi si avvale di una serie di impianti, dislocati nel circondario, come quelli dediti ad attività estrattive a Piano Dell'Aia-Rocche di Raffo Rosso ed a contrada Manostalla, comune di Torretta;

 

-        l’area dove opera la Italcementi è stata destinata ad uso industriale con il D.P.R. del 1981 per un ventennio, al termine del quale il cementificio era tenuto a ripristinare la destinazione d’uso a fini forestali e a riconsegnare il terreno alla Regione Sicilia;

 

-        nel 2001, alla data di scadenza della concessione, il Comune di Isola delle Femmine ha concesso un’autorizzazione edilizia per la costruzione di un carbonile a cielo aperto per lo stoccaggio di petcoke (concessione edilizia n. 10/2001 del 5 aprile 2001);

 

-        da quando il cementificio ha iniziato i processi produttivi, si sono riscontrati nell’area fenomeni di inquinamento così gravi da causare ingenti danni alla salute dei cittadini, tant’è che i tassi di incidenza di tumori polmonari, tiroidite, forme asmatiche e di altre malattie respiratorie, anche mortali, hanno raggiunto livelli anomali e preoccupanti;

 

-        il cementificio di Isola delle Femmine opera nelle vicinanze di diversi Siti di Importanza Comunitaria, tra cui la riserva di Capo Gallo e i Fondali marini di Isola delle Femmine, così come individuati dalla direttiva “Habitat” (direttiva 92/43/CE, recepita in Italia con D.P.R. 357/97), incidendo negativamente sugli ecosistemi locali, i quali non vengono dunque salvaguardati come vorrebbe la normativa europea e la legge italiana di attuazione; 

 

-        le attività inquinanti della Italcementi sono state più volte oggetto di pubblica protesta, sia da parte degli abitanti del luogo, che in sede istituzionale, come dimostrano le numerose iniziative di vigilanza e controllo intraprese dagli organi preposti, nonché gli atti di diffida rivolti alla Italcementi con l’intento che proceda alla dovuta messa in sicurezza del sito;

 

-        nell’ottobre del 2005, un sopralluogo effettuato dal D.A.P. con il Comandante della locale Stazione dei Carabinieri nel cementificio di Isola delle Femmine, rilevava che “all’interno del capannone (materie prime: petcoke, clinker, calcare, sabbia, argilla, perlite. Nelle adiacenze P.E. E43 ed E45) viene effettuato stoccaggio e movimentazione a mezzo gru a ponte di materiale polverulento che produce un’emissione diffusa. Si evidenzia altresì che parte del capannone risulta essere aperto verso l’esterno…”(verbale n. 9942393);

 

-        il 25 gennaio 2006, l'ARPA ha effettuato un sopralluogo presso il deposito di combustibile solido (petcoke) in località Raffo Rosso della Italcementi, evidenziando gravi carenze nel sistema di impermeabilizzazione delle aree per lo stoccaggio del petcoke, sostanza pericolosa per la salute umana perché rientrante nella categoria cancerogena 3, (nota prot. 9945432, 30 gennaio 2006);

 

-        la relazione dell’ARPA del gennaio 2006, si conclude con l’indicazione di diversi interventi di messa in sicurezza che la Italcementi è tenuta a porre in essere nel più breve tempo possibile e con la richiesta di esibire l’autorizzazione per l’utilizzo di petcoke quale combustibile solido all’interno dello stabilimento;

 

-        a seguito della relazione dell’ARPA, il Sindaco di Isola delle Femmine, ha inviato una nota di diffida (nota prot. n. 3975 del 15.03.06) alla Italcementi, con la quale si invitava la predetta società ad adottare i necessari interventi di messa in sicurezza, di risposta emergenziale, di bonifica e ripristino ambientale, così come indicati dall’ARPA;

 

-        il 25 luglio 2006, l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Sicilia con nota n°48283, ha emesso un provvedimento di diffida (firmato dal Responsabile del Servizio, il dott. Genchi) nei confronti della Italcementi di Isola delle Femmine contestando, tra l’altro, l’incontrollato utilizzo e smaltimento dei residui della produzione, quali il petcoke, sostanza altamente cancerogena;

 

-        nella diffida si legge, tra l’altro, che “il petcoke viene utilizzato dal 1987 come combustibile del forno 3, del mulino crudo 3 e, in miscela e fino al 1992, del forno 2” e che, sebbene “la realizzazione del deposito di petcoke sia stata autorizzata dal Comune di Isola delle Femmine, non è mai stato comunicato né autorizzato l’uso del petcoke come combustibile”, rilevando infine che “nei rapporti analitici periodicamente trasmessi, la Ditta dichiara l’uso di carbone e non di petcoke” (nota n°48283 del 25 luglio 2006);

 

-        solo pochi mesi prima, nel suo Piano di Caratterizzazione (12.04.2006) l’Italcementi dichiarava invece che soltanto “a partire dal 2001 presso la località Raffo Rosso si è effettuata l'attività di deposito del combustibile solido (petcoke)”, in virtù dell’Autorizzazione Edilizia n. 10/2001, rilasciata dal Comune di Isola delle Femmine il 05.04.2001, omettendo quindi tutta una serie di dati e di verità fondamentali;

 

-        l’Assessorato Territorio e Ambiente, nel provvedimento del luglio 2006, dichiara in modo univoco che “sono stati ripetutamente violati i dettami della normativa vigente e le prescrizioni del decreto assessoriale di autorizzazione” (per quanto concerne l’utilizzo del petcoke al posto del carbone), diffidando “l’Italcementi  dal continuare ad utilizzare il petcoke come combustibile, nonché a continuare ogni attività che dia luogo alla produzione di emissioni diffuse di tale composto in assenza della necessaria autorizzazione ai sensi del D. Lgs. n. 152 /2006”, evidenziando inoltre che “ogni ulteriore violazione delle prescrizioni contenute nel presente provvedimento comporterà necessariamente la sospensione delle autorizzazioni concesse” (nota n°48283 del 25 luglio 2006);

 

-        l’8 gennaio 2007,  il dott. Tolomeo, Direttore del Dipartimento Territorio e Ambiente ha comunicato al dott. Genchi responsabile dei pareri tecnici in materia di tutela dell’inquinamento atmosferico da emissioni del 3° Servizio,  l’immediata sospensione dall’incarico e conseguente spostamento a diverso luogo e a diversa posizione, senza che tale provvedimento sia stato in alcun modo motivato;

 

-        il Dipartimento facente capo al dott. Genchi stava anche intervenendo su diverse tematiche a salvaguardia dell’ambiente, nel tentativo di far installare sistemi di recupero dei vapori nelle operazioni di carico e scarico delle navi; di impedire lo smaltimento mascherato di rifiuti tramite torce, di ridurre i limiti delle concentrazioni emissive e di bloccare la costruzione di 4 impianti di combustione delle biomasse, tutti progetti sostenuti con forza dal Governatore Cuffaro;

 

-        a tutt’oggi, l’Italcementi  non ha né provveduto alla messa in sicurezza dell’impianto, né ai necessari aggiornamenti del sistema di filtraggio e depurazione, né tantomento ha iniziato una procedura di controllo delle attività impattanti legate al funzionamento dei propri impianti, ma ha anzi intenzione di proseguire nell’inquinamento incontrollato, ampliando i propri impianti mediante la costruzione di una nuova torre alta circa 100 metri,

 

Si chiede di sapere:

 

-        se il Governo non ritenga opportuno bloccare l’avvio di nuovi progetti fino al momento in cui non venga intrapresa la messa in sicurezza degli impianti e delle operazioni del cementificio, con preventivo accertamento dei danni causati dalle emissioni della Italcementi ai cittadini e all’ambiente;

 

-        se il Governo non possa intervenire a tutela del paesaggio e delle normative in vigore, dato che la cementeria è situata all’interno di zona vincolata dalla Sopritendenza dei Beni Ambientali e Paesaggistici della Regione Sicilia, e dato che si tratta di attività nocive “che producono fumo, polvere, rumore, esalazioni nocive ed eventuali scarichi di sostanze velenose”, le quali non potrebbero avere luogo in prossimità di centri abitati, anche a norma del piano regolatore di Palermo;

 

-        come il Governo intenda attivare tutte le procedure e i provvedimenti atti a salvaguardare la salute dei lavoratori e dell’intera cittadinanza, monitorando, con un apposito gruppo di lavoro, le eventuali connessioni tra ciò che si evidenzia dai rapporti ARPA e le patologie più diffuse sul territorio con particolare riferimento a quelle neoplastiche e tiroidee.

 

Sen. Tommaso Sodano


www.isolapulita.it</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>IL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA: DELOCALIZZARE LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE FUORI DAL CENTRO ABITATO A NORMA DELLE DISPOSIZIONI DI LEGGE IN MATERIA URBANISTICA </p>
<p>Interrogazione del Senatore Sodano Presidente della Commissione Ambiente.</p>
<p>Senato della Repubblica</p>
<p>13a Commissione </p>
<p>Territorio, Ambiente, Beni Ambientali</p>
<p>interrogazione a risposta scritta</p>
<p>al Ministro dello sviluppo economico e al ministro della salute</p>
<p>Premesso che:</p>
<p>-        in provincia di Palermo, nel comune di Isola delle Femmine, sono presenti impianti della Italcementi s.p.a in pieno centro città (codice: NACE Code 26.51), che emettono fumi nocivi e producono elevati livelli di inquinamento acustico ed ambientale, con grave danno per i cittadini;</p>
<p>-        oltre allo stabilimento nel centro città, la Italcementi si avvale di una serie di impianti, dislocati nel circondario, come quelli dediti ad attività estrattive a Piano Dell&#8217;Aia-Rocche di Raffo Rosso ed a contrada Manostalla, comune di Torretta;</p>
<p>-        l’area dove opera la Italcementi è stata destinata ad uso industriale con il D.P.R. del 1981 per un ventennio, al termine del quale il cementificio era tenuto a ripristinare la destinazione d’uso a fini forestali e a riconsegnare il terreno alla Regione Sicilia;</p>
<p>-        nel 2001, alla data di scadenza della concessione, il Comune di Isola delle Femmine ha concesso un’autorizzazione edilizia per la costruzione di un carbonile a cielo aperto per lo stoccaggio di petcoke (concessione edilizia n. 10/2001 del 5 aprile 2001);</p>
<p>-        da quando il cementificio ha iniziato i processi produttivi, si sono riscontrati nell’area fenomeni di inquinamento così gravi da causare ingenti danni alla salute dei cittadini, tant’è che i tassi di incidenza di tumori polmonari, tiroidite, forme asmatiche e di altre malattie respiratorie, anche mortali, hanno raggiunto livelli anomali e preoccupanti;</p>
<p>-        il cementificio di Isola delle Femmine opera nelle vicinanze di diversi Siti di Importanza Comunitaria, tra cui la riserva di Capo Gallo e i Fondali marini di Isola delle Femmine, così come individuati dalla direttiva “Habitat” (direttiva 92/43/CE, recepita in Italia con D.P.R. 357/97), incidendo negativamente sugli ecosistemi locali, i quali non vengono dunque salvaguardati come vorrebbe la normativa europea e la legge italiana di attuazione; </p>
<p>-        le attività inquinanti della Italcementi sono state più volte oggetto di pubblica protesta, sia da parte degli abitanti del luogo, che in sede istituzionale, come dimostrano le numerose iniziative di vigilanza e controllo intraprese dagli organi preposti, nonché gli atti di diffida rivolti alla Italcementi con l’intento che proceda alla dovuta messa in sicurezza del sito;</p>
<p>-        nell’ottobre del 2005, un sopralluogo effettuato dal D.A.P. con il Comandante della locale Stazione dei Carabinieri nel cementificio di Isola delle Femmine, rilevava che “all’interno del capannone (materie prime: petcoke, clinker, calcare, sabbia, argilla, perlite. Nelle adiacenze P.E. E43 ed E45) viene effettuato stoccaggio e movimentazione a mezzo gru a ponte di materiale polverulento che produce un’emissione diffusa. Si evidenzia altresì che parte del capannone risulta essere aperto verso l’esterno…”(verbale n. 9942393);</p>
<p>-        il 25 gennaio 2006, l&#8217;ARPA ha effettuato un sopralluogo presso il deposito di combustibile solido (petcoke) in località Raffo Rosso della Italcementi, evidenziando gravi carenze nel sistema di impermeabilizzazione delle aree per lo stoccaggio del petcoke, sostanza pericolosa per la salute umana perché rientrante nella categoria cancerogena 3, (nota prot. 9945432, 30 gennaio 2006);</p>
<p>-        la relazione dell’ARPA del gennaio 2006, si conclude con l’indicazione di diversi interventi di messa in sicurezza che la Italcementi è tenuta a porre in essere nel più breve tempo possibile e con la richiesta di esibire l’autorizzazione per l’utilizzo di petcoke quale combustibile solido all’interno dello stabilimento;</p>
<p>-        a seguito della relazione dell’ARPA, il Sindaco di Isola delle Femmine, ha inviato una nota di diffida (nota prot. n. 3975 del 15.03.06) alla Italcementi, con la quale si invitava la predetta società ad adottare i necessari interventi di messa in sicurezza, di risposta emergenziale, di bonifica e ripristino ambientale, così come indicati dall’ARPA;</p>
<p>-        il 25 luglio 2006, l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Sicilia con nota n°48283, ha emesso un provvedimento di diffida (firmato dal Responsabile del Servizio, il dott. Genchi) nei confronti della Italcementi di Isola delle Femmine contestando, tra l’altro, l’incontrollato utilizzo e smaltimento dei residui della produzione, quali il petcoke, sostanza altamente cancerogena;</p>
<p>-        nella diffida si legge, tra l’altro, che “il petcoke viene utilizzato dal 1987 come combustibile del forno 3, del mulino crudo 3 e, in miscela e fino al 1992, del forno 2” e che, sebbene “la realizzazione del deposito di petcoke sia stata autorizzata dal Comune di Isola delle Femmine, non è mai stato comunicato né autorizzato l’uso del petcoke come combustibile”, rilevando infine che “nei rapporti analitici periodicamente trasmessi, la Ditta dichiara l’uso di carbone e non di petcoke” (nota n°48283 del 25 luglio 2006);</p>
<p>-        solo pochi mesi prima, nel suo Piano di Caratterizzazione (12.04.2006) l’Italcementi dichiarava invece che soltanto “a partire dal 2001 presso la località Raffo Rosso si è effettuata l&#8217;attività di deposito del combustibile solido (petcoke)”, in virtù dell’Autorizzazione Edilizia n. 10/2001, rilasciata dal Comune di Isola delle Femmine il 05.04.2001, omettendo quindi tutta una serie di dati e di verità fondamentali;</p>
<p>-        l’Assessorato Territorio e Ambiente, nel provvedimento del luglio 2006, dichiara in modo univoco che “sono stati ripetutamente violati i dettami della normativa vigente e le prescrizioni del decreto assessoriale di autorizzazione” (per quanto concerne l’utilizzo del petcoke al posto del carbone), diffidando “l’Italcementi  dal continuare ad utilizzare il petcoke come combustibile, nonché a continuare ogni attività che dia luogo alla produzione di emissioni diffuse di tale composto in assenza della necessaria autorizzazione ai sensi del D. Lgs. n. 152 /2006”, evidenziando inoltre che “ogni ulteriore violazione delle prescrizioni contenute nel presente provvedimento comporterà necessariamente la sospensione delle autorizzazioni concesse” (nota n°48283 del 25 luglio 2006);</p>
<p>-        l’8 gennaio 2007,  il dott. Tolomeo, Direttore del Dipartimento Territorio e Ambiente ha comunicato al dott. Genchi responsabile dei pareri tecnici in materia di tutela dell’inquinamento atmosferico da emissioni del 3° Servizio,  l’immediata sospensione dall’incarico e conseguente spostamento a diverso luogo e a diversa posizione, senza che tale provvedimento sia stato in alcun modo motivato;</p>
<p>-        il Dipartimento facente capo al dott. Genchi stava anche intervenendo su diverse tematiche a salvaguardia dell’ambiente, nel tentativo di far installare sistemi di recupero dei vapori nelle operazioni di carico e scarico delle navi; di impedire lo smaltimento mascherato di rifiuti tramite torce, di ridurre i limiti delle concentrazioni emissive e di bloccare la costruzione di 4 impianti di combustione delle biomasse, tutti progetti sostenuti con forza dal Governatore Cuffaro;</p>
<p>-        a tutt’oggi, l’Italcementi  non ha né provveduto alla messa in sicurezza dell’impianto, né ai necessari aggiornamenti del sistema di filtraggio e depurazione, né tantomento ha iniziato una procedura di controllo delle attività impattanti legate al funzionamento dei propri impianti, ma ha anzi intenzione di proseguire nell’inquinamento incontrollato, ampliando i propri impianti mediante la costruzione di una nuova torre alta circa 100 metri,</p>
<p>Si chiede di sapere:</p>
<p>-        se il Governo non ritenga opportuno bloccare l’avvio di nuovi progetti fino al momento in cui non venga intrapresa la messa in sicurezza degli impianti e delle operazioni del cementificio, con preventivo accertamento dei danni causati dalle emissioni della Italcementi ai cittadini e all’ambiente;</p>
<p>-        se il Governo non possa intervenire a tutela del paesaggio e delle normative in vigore, dato che la cementeria è situata all’interno di zona vincolata dalla Sopritendenza dei Beni Ambientali e Paesaggistici della Regione Sicilia, e dato che si tratta di attività nocive “che producono fumo, polvere, rumore, esalazioni nocive ed eventuali scarichi di sostanze velenose”, le quali non potrebbero avere luogo in prossimità di centri abitati, anche a norma del piano regolatore di Palermo;</p>
<p>-        come il Governo intenda attivare tutte le procedure e i provvedimenti atti a salvaguardare la salute dei lavoratori e dell’intera cittadinanza, monitorando, con un apposito gruppo di lavoro, le eventuali connessioni tra ciò che si evidenzia dai rapporti ARPA e le patologie più diffuse sul territorio con particolare riferimento a quelle neoplastiche e tiroidee.</p>
<p>Sen. Tommaso Sodano</p>
<p><a href="http://www.isolapulita.it" rel="nofollow">http://www.isolapulita.it</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Pino Ciampolillo</title>
		<link>http://www.alessandroronchi.net/2006/eliminato-il-combustibile-da-rifiuto-dalle-fonti-rinnovabili/comment-page-1/#comment-5833</link>
		<dc:creator>Pino Ciampolillo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jan 2007 16:52:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.alessandroronchi.net/2006/10/18/eliminato-il-combustibile-da-rifiuto-dalle-fonti-rinnovabili/#comment-5833</guid>
		<description>Comitato Isola delle Femmine Appello ai lavoratori Italcementi
LETTERA APERTA AI LAVORATORI DELLA Italcementi e alla Cittadinanza di Isola delle Femmine

Il giorno 25 del mese di luglio dello scorso  anno, l’Assessorato Territorio ed Ambiente 3° Settore della Regione Sicilia con nota protocollo n° 48283, ha emesso provvedimento di diffida nei confronti della Italcementi S.p.a. di Isola delle Femmine.
La diffida atto dovuto segue l’ottimo lavoro svolto dall’A.R.P.A. dipartimento di Palermo che è consistito in: sopralluoghi, sui siti della Italcementi (stabilimento e cava in località Raffo Rosso), ispezioni, incontri, indagini e rilievi di varia natura.
L’atto di diffida contesta alla Italcementi:
° La ditta Italcementi usa il Petcoke fin dal 1987, cosa che l’Azienda non ha mai comunicato;
° Al porto di Palermo trimestralmente la Amber K trasporta il Petcoke per la ditta Italcementi;
° La Italcementi preleva il Petcoke dalla stiva della Amber K per trasportarlo alla Cava di Raffo Rosso per lo stoccaggio;
° Il petcoke viene prelevato dalla cava di Raffo Rosso per trasportarlo nel Capannone per usarlo come combustibile;
° Il D.A.P. il 13.1.2006 ha prelevato un campione di petcoke dalla stiva della nave Amber K:
dalle cui analisi, risulta che il petcoke contiene: Idrocarburi Policiclici Aromatici, Vanadio e Nichel
° La relazione Tecnica del 23.5.06, nelle osservazioni si verbalizza: “……..si evince dalla tabella che la quantità totale degli inquinanti emessi in atmosfera, in considerazione delle portate e del numero dei camini di emissione, risulta notevolmente elevata. Ancora più elevata risulterebbe la sommatoria delle concentrazioni totali degli inquinanti sommando i valori coincidenti con i valori limite prescritti. Inoltre risulta necessario tenere conto delle emissioni diffuse generate dalla movimentazione dei materiali polverulenti all’interno del capannone ed emesse all’esterno attraverso la parte superiore del lato ovest dello stesso priva di chiusura.
In prossimità di tale punto (camminamento capannone lato Capaci) e sulla terrazza esterna (lato Palermo), il Dipartimento ARPA ha effettuato alcuni campionamenti di polveri totali.
°Il sopralluogo effettuato in località Raffo Rosso ha evidenziato : “…L’area esterna confinante con l’area di stoccaggio non è stata impermeabilizzata in alcun modo e presenta un terreno di tipo calcareo……Complessivamente l’area non impermeabilizzata presenta alcune pozze d’acqua e varie quantità di pet-coke sparse sul terreno…. Nella zona limitrofa alla vasca di raccolta acque si è osservato invece uno straripamento dell’acqua stessa sull’area circostante non impermeabilizzata. In particolare questa zona presenta evidenti segni di contaminazione quali il colore del terreno molto scuro in maniera compatta ed estesa in tutto lo strato superficiale, oltre a diversi pezzi di pet-coke.
Si precisa che il pet-coke dalla scheda di sicurezza, acquisita nell’ambito di un servizio presso l’Autorità Portuale di Palermo durante le attività di scarico del pet-coke stesso, contiene una percentuale di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) inferiore al 15%, una percentuale di vanadio e nichel rispettivamente inferiore al 0,3%. La sostanza è inoltre classificata come pericolosa (Xn) e categoria cancerogena 3.
Il quadro che n’emerge è alquanto allarmante e dannoso per la salute dei lavoratori e dell’intera cittadinanza. Oltre a vanificare le speranze di uno sviluppo economico turistico della nostra Comunità. L’azione messa in atto dalla Italcementi nel rasentare il limite della legalità invalida un principio fondamentale della nostra Costituzione art. 32 “la difesa della Salute”.
Per tutti i motivi di cui sopra, il Comitato Cittadino Isola Pulita 

Sollecita:
-le Autorità competenti di attivare tutte le procedure e i provvedimenti atti a salvaguardare la salute dei lavoratori e dell’intera cittadinanza;
-all’Autorità Giudiziaria già investita con nota prot. 9945432 del 30.1.2006 (d.ssa Contraffatto) si richiede di accertare eventuali atti di infrazione e di non rispetto delle leggi in materia di Ambiente e di Sanità;
Si propone:
-di monitorare e verificare, con un apposito gruppo di lavoro, le eventuali connessioni tra ciò che si evidenzia dai rapporti ARPA e le patologie più diffuse sul territorio con particolare riferimento a quelle neoplastiche e tiroidee nel territorio di Isola delle Femmine.
Invita:
-Le Organizzazioni Sindacali, ambientaliste, maestranze della IItalcementi, A.S.I. Sindaci dell’Unione dei Comuni, Italcementi a costituire un tavolo di concertazione, discussione, confronto e dialogo sulle tematiche del lavoro, della salute dell’ambiente e del futuro turistico di Isola delle Femmine.
Il Comitato Cittadino Isola Pulita ha informato della situazione di cui sopra gli Organi Parlamentari, da cui è scaturita una interrogazione il cui primo firmatario è il Presidente della Commissione Ambiente del Senato Sen. Tommaso Sodano.

Il Comitato Cittadino Isola Pulita 

www.isolapulita.forumfree.net</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Comitato Isola delle Femmine Appello ai lavoratori Italcementi<br />
LETTERA APERTA AI LAVORATORI DELLA Italcementi e alla Cittadinanza di Isola delle Femmine</p>
<p>Il giorno 25 del mese di luglio dello scorso  anno, l’Assessorato Territorio ed Ambiente 3° Settore della Regione Sicilia con nota protocollo n° 48283, ha emesso provvedimento di diffida nei confronti della Italcementi S.p.a. di Isola delle Femmine.<br />
La diffida atto dovuto segue l’ottimo lavoro svolto dall’A.R.P.A. dipartimento di Palermo che è consistito in: sopralluoghi, sui siti della Italcementi (stabilimento e cava in località Raffo Rosso), ispezioni, incontri, indagini e rilievi di varia natura.<br />
L’atto di diffida contesta alla Italcementi:<br />
° La ditta Italcementi usa il Petcoke fin dal 1987, cosa che l’Azienda non ha mai comunicato;<br />
° Al porto di Palermo trimestralmente la Amber K trasporta il Petcoke per la ditta Italcementi;<br />
° La Italcementi preleva il Petcoke dalla stiva della Amber K per trasportarlo alla Cava di Raffo Rosso per lo stoccaggio;<br />
° Il petcoke viene prelevato dalla cava di Raffo Rosso per trasportarlo nel Capannone per usarlo come combustibile;<br />
° Il D.A.P. il 13.1.2006 ha prelevato un campione di petcoke dalla stiva della nave Amber K:<br />
dalle cui analisi, risulta che il petcoke contiene: Idrocarburi Policiclici Aromatici, Vanadio e Nichel<br />
° La relazione Tecnica del 23.5.06, nelle osservazioni si verbalizza: “……..si evince dalla tabella che la quantità totale degli inquinanti emessi in atmosfera, in considerazione delle portate e del numero dei camini di emissione, risulta notevolmente elevata. Ancora più elevata risulterebbe la sommatoria delle concentrazioni totali degli inquinanti sommando i valori coincidenti con i valori limite prescritti. Inoltre risulta necessario tenere conto delle emissioni diffuse generate dalla movimentazione dei materiali polverulenti all’interno del capannone ed emesse all’esterno attraverso la parte superiore del lato ovest dello stesso priva di chiusura.<br />
In prossimità di tale punto (camminamento capannone lato Capaci) e sulla terrazza esterna (lato Palermo), il Dipartimento ARPA ha effettuato alcuni campionamenti di polveri totali.<br />
°Il sopralluogo effettuato in località Raffo Rosso ha evidenziato : “…L’area esterna confinante con l’area di stoccaggio non è stata impermeabilizzata in alcun modo e presenta un terreno di tipo calcareo……Complessivamente l’area non impermeabilizzata presenta alcune pozze d’acqua e varie quantità di pet-coke sparse sul terreno…. Nella zona limitrofa alla vasca di raccolta acque si è osservato invece uno straripamento dell’acqua stessa sull’area circostante non impermeabilizzata. In particolare questa zona presenta evidenti segni di contaminazione quali il colore del terreno molto scuro in maniera compatta ed estesa in tutto lo strato superficiale, oltre a diversi pezzi di pet-coke.<br />
Si precisa che il pet-coke dalla scheda di sicurezza, acquisita nell’ambito di un servizio presso l’Autorità Portuale di Palermo durante le attività di scarico del pet-coke stesso, contiene una percentuale di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) inferiore al 15%, una percentuale di vanadio e nichel rispettivamente inferiore al 0,3%. La sostanza è inoltre classificata come pericolosa (Xn) e categoria cancerogena 3.<br />
Il quadro che n’emerge è alquanto allarmante e dannoso per la salute dei lavoratori e dell’intera cittadinanza. Oltre a vanificare le speranze di uno sviluppo economico turistico della nostra Comunità. L’azione messa in atto dalla Italcementi nel rasentare il limite della legalità invalida un principio fondamentale della nostra Costituzione art. 32 “la difesa della Salute”.<br />
Per tutti i motivi di cui sopra, il Comitato Cittadino Isola Pulita </p>
<p>Sollecita:<br />
-le Autorità competenti di attivare tutte le procedure e i provvedimenti atti a salvaguardare la salute dei lavoratori e dell’intera cittadinanza;<br />
-all’Autorità Giudiziaria già investita con nota prot. 9945432 del 30.1.2006 (d.ssa Contraffatto) si richiede di accertare eventuali atti di infrazione e di non rispetto delle leggi in materia di Ambiente e di Sanità;<br />
Si propone:<br />
-di monitorare e verificare, con un apposito gruppo di lavoro, le eventuali connessioni tra ciò che si evidenzia dai rapporti ARPA e le patologie più diffuse sul territorio con particolare riferimento a quelle neoplastiche e tiroidee nel territorio di Isola delle Femmine.<br />
Invita:<br />
-Le Organizzazioni Sindacali, ambientaliste, maestranze della IItalcementi, A.S.I. Sindaci dell’Unione dei Comuni, Italcementi a costituire un tavolo di concertazione, discussione, confronto e dialogo sulle tematiche del lavoro, della salute dell’ambiente e del futuro turistico di Isola delle Femmine.<br />
Il Comitato Cittadino Isola Pulita ha informato della situazione di cui sopra gli Organi Parlamentari, da cui è scaturita una interrogazione il cui primo firmatario è il Presidente della Commissione Ambiente del Senato Sen. Tommaso Sodano.</p>
<p>Il Comitato Cittadino Isola Pulita </p>
<p><a href="http://www.isolapulita.forumfree.net" rel="nofollow">http://www.isolapulita.forumfree.net</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: PINO</title>
		<link>http://www.alessandroronchi.net/2006/eliminato-il-combustibile-da-rifiuto-dalle-fonti-rinnovabili/comment-page-1/#comment-4677</link>
		<dc:creator>PINO</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Dec 2006 18:56:40 +0000</pubDate>
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		<description>Monday, December 04, 2006


APPELLO PER LA SALUTE:
puoi raccogliere anche tu le firme per l’appello scaricando il testo e il modulo per la raccolta aiuta i comitati
- 4 dicembre 2006
Il Presidente della Regione Cuffaro ha autorizzato la costruzione di quattro grandi inceneritori per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in tutta la Regione.
Le direttive europee riguardo la gestione rifiuti erano chiare: dare piena precedenza alla raccolta differenziata, e arrivare entro il 2003 almeno al minimo indispensabile (il 35%).
Dopo 10 anni dal Decreto Ronchi (1997) e dopo 6 anni di commissariamento la Sicilia è ancora a livelli ridicoli di raccolta differenziata (6%).
Livelli che decretano il fallimento del piano rifiuti regionale.
Diciamo NO a questa autorizzazione, con cui il presidente Cuffaro vuole scaricare il fallimento della sua politica di gestione dei rifiuti sulle spalle dei cittadini, installando 4 mega impianti che avranno un impatto ambientale e sanitario devastante su tutta l’Isola.
Diciamo NO agli inceneritori perché comporteranno:


• l’esposizione dei cittadini a sostanze che l’Unione Europea e l’O.M.S. riconoscono come estremamente pericolose, quali diossine, IPA, BCBs, nanoparticelle e metalli pesanti (agenti cancerogeni e potenziali cause di malformazioni prenatali); 
• un aumento dei costi per lo smaltimento dei rifiuti, a carico dei cittadini; 
• l’ennesimo ristagno del sistema di raccolta differenziata nell’Isola; 
• la creazione di discariche speciali per le micidiali ceneri prodotte dagli impianti, costitute da prodotti tossici e cancerogeni; 
• un aumento del traffico dei mezzi pesanti per il trasporto dei rifiuti su arterie già intasate; 
• una seria minaccia per lo sviluppo delle aziende agricole, non solo nei pressi degli impianti, ma anche nel raggio di molti chilometri. 

Le polveri sottili emesse dalle ciminiere degli inceneritori possono viaggiare per chilometri prima di depositarsi in terra e/o in acqua (rischiando di entrare nella catena alimentare).
Quale unione spontanea di diverse realtà e di semplici cittadini siciliani il Coordinamento Regionale Siciliano “Un altro piano rifiuti è possibile” chiede ai Governi regionale e nazionale il rispetto delle normative vigenti e della nostra salute (tutelata anche dalla costituzione italiana), e l’accoglimento di questi quattro punti, fondamentali per scongiurare un disastro che rischia di ricadere sulle presenti e future generazioni di siciliani:


Il blocco immediato dei cantieri di Augusta, Bellolampo, Casteltermini e Paternò; 
Il ritiro delle ordinanze che danno il via alla realizzazione degli inceneritori; 
l’avvio di una seria raccolta differenziata, che promuova il riuso e il riciclaggio dei rifiuti, e sistemi alternativi all’incenerimento come la bio-ossidazione; 
il coinvolgimento degli Enti Locali e dei cittadini nelle scelte per la gestione dei rifiuti.

PUOI ADERIRE ALL’APPELLO INVIANDO UNA E-MAIL AL SEGUENTE INDIRIZZO antonio.isolapossibile@gmail.com con la seguente dicitura il sottoscritto e i dati... aderisce all’appello per la salute.
testo petizione http://www.isolapossibile.it/IMG/doc/petizione_regionale_Coordinamento_contro_gli_inceneritori_1_.doc


Al presidente della Regione Sicilia
Salvatore Cuffaro 


Al presidente del Consiglio dei Ministri
Romano Prodi

Al Ministro dell’Ambiente
Pecoraro Scanio

Al Ministro per la Salute
Livia Turco

Al Ministro per lo Sviluppo Economico
Pierluigi Bersani

APPELLO PER LA SALUTE

Il Presidente della Regione Cuffaro ha autorizzato la costruzione di quattro grandi inceneritori per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in tutta la Regione. 
Le direttive europee riguardo la gestione rifiuti erano chiare: dare piena precedenza alla raccolta differenziata, e arrivare entro il 2003 almeno al minimo indispensabile (il 35%). 
Dopo 10 anni dal Decreto Ronchi (1997) e dopo 6 anni di commissariamento la Sicilia è ancora a livelli ridicoli di raccolta differenziata (6%). 
Livelli che decretano il fallimento del piano rifiuti regionale.
Diciamo NO a questa autorizzazione, con cui il presidente Cuffaro vuole scaricare il fallimento della sua politica di gestione dei rifiuti sulle spalle dei cittadini, installando 4 mega impianti che avranno un impatto ambientale e sanitario devastante su tutta l’Isola.
Diciamo NO agli inceneritori perché comporteranno: 

· l’esposizione dei cittadini a sostanze che l’Unione Europea e l'O.M.S. riconoscono come estremamente pericolose, quali diossine, IPA, BCBs, nanoparticelle e metalli pesanti (agenti cancerogeni e potenziali cause di malformazioni prenatali);
· un aumento dei costi per lo smaltimento dei rifiuti, a carico dei cittadini;
· l’ennesimo ristagno del sistema di raccolta differenziata nell’Isola;
· la creazione di discariche speciali per le micidiali ceneri prodotte dagli impianti, costitute da prodotti tossici e cancerogeni;
· un aumento del traffico dei mezzi pesanti per il trasporto dei rifiuti su arterie già intasate;
· una seria minaccia per lo sviluppo delle aziende agricole, non solo nei pressi degli impianti, ma anche nel raggio di molti chilometri. 
Le polveri sottili emesse dalle ciminiere degli inceneritori possono viaggiare per chilometri prima di depositarsi in terra e/o in acqua (rischiando di entrare nella catena alimentare).
Quale unione spontanea di diverse realtà e di semplici cittadini siciliani
il Coordinamento Regionale Siciliano “Un altro piano rifiuti è possibile”

chiede


ai Governi regionale e nazionale il rispetto delle normative vigenti e della nostra salute (tutelata anche dalla costituzione italiana), e l’accoglimento di questi quattro punti, fondamentali per scongiurare un disastro che rischia di ricadere sulle presenti e future generazioni di siciliani:
Il blocco immediato dei cantieri di Augusta, Bellolampo, Casteltermini e Paternò;
Il ritiro delle ordinanze che danno il via alla realizzazione degli inceneritori;
l’avvio di una seria raccolta differenziata, che promuova il riuso e il riciclaggio dei rifiuti, e sistemi alternativi all’incenerimento come la bio-ossidazione;
il coinvolgimento degli Enti Locali e dei cittadini nelle scelte per la gestione dei rifiuti.

Aiutaci a tutelare la tua e la nostra salute
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Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Monday, December 04, 2006</p>
<p>APPELLO PER LA SALUTE:<br />
puoi raccogliere anche tu le firme per l’appello scaricando il testo e il modulo per la raccolta aiuta i comitati<br />
- 4 dicembre 2006<br />
Il Presidente della Regione Cuffaro ha autorizzato la costruzione di quattro grandi inceneritori per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in tutta la Regione.<br />
Le direttive europee riguardo la gestione rifiuti erano chiare: dare piena precedenza alla raccolta differenziata, e arrivare entro il 2003 almeno al minimo indispensabile (il 35%).<br />
Dopo 10 anni dal Decreto Ronchi (1997) e dopo 6 anni di commissariamento la Sicilia è ancora a livelli ridicoli di raccolta differenziata (6%).<br />
Livelli che decretano il fallimento del piano rifiuti regionale.<br />
Diciamo NO a questa autorizzazione, con cui il presidente Cuffaro vuole scaricare il fallimento della sua politica di gestione dei rifiuti sulle spalle dei cittadini, installando 4 mega impianti che avranno un impatto ambientale e sanitario devastante su tutta l’Isola.<br />
Diciamo NO agli inceneritori perché comporteranno:</p>
<p>• l’esposizione dei cittadini a sostanze che l’Unione Europea e l’O.M.S. riconoscono come estremamente pericolose, quali diossine, IPA, BCBs, nanoparticelle e metalli pesanti (agenti cancerogeni e potenziali cause di malformazioni prenatali);<br />
• un aumento dei costi per lo smaltimento dei rifiuti, a carico dei cittadini;<br />
• l’ennesimo ristagno del sistema di raccolta differenziata nell’Isola;<br />
• la creazione di discariche speciali per le micidiali ceneri prodotte dagli impianti, costitute da prodotti tossici e cancerogeni;<br />
• un aumento del traffico dei mezzi pesanti per il trasporto dei rifiuti su arterie già intasate;<br />
• una seria minaccia per lo sviluppo delle aziende agricole, non solo nei pressi degli impianti, ma anche nel raggio di molti chilometri. </p>
<p>Le polveri sottili emesse dalle ciminiere degli inceneritori possono viaggiare per chilometri prima di depositarsi in terra e/o in acqua (rischiando di entrare nella catena alimentare).<br />
Quale unione spontanea di diverse realtà e di semplici cittadini siciliani il Coordinamento Regionale Siciliano “Un altro piano rifiuti è possibile” chiede ai Governi regionale e nazionale il rispetto delle normative vigenti e della nostra salute (tutelata anche dalla costituzione italiana), e l’accoglimento di questi quattro punti, fondamentali per scongiurare un disastro che rischia di ricadere sulle presenti e future generazioni di siciliani:</p>
<p>Il blocco immediato dei cantieri di Augusta, Bellolampo, Casteltermini e Paternò;<br />
Il ritiro delle ordinanze che danno il via alla realizzazione degli inceneritori;<br />
l’avvio di una seria raccolta differenziata, che promuova il riuso e il riciclaggio dei rifiuti, e sistemi alternativi all’incenerimento come la bio-ossidazione;<br />
il coinvolgimento degli Enti Locali e dei cittadini nelle scelte per la gestione dei rifiuti.</p>
<p>PUOI ADERIRE ALL’APPELLO INVIANDO UNA E-MAIL AL SEGUENTE INDIRIZZO <a href="mailto:antonio.isolapossibile@gmail.com">antonio.isolapossibile@gmail.com</a> con la seguente dicitura il sottoscritto e i dati&#8230; aderisce all’appello per la salute.<br />
testo petizione <a href="http://www.isolapossibile.it/IMG/doc/petizione_regionale_Coordinamento_contro_gli_inceneritori_1_.doc" rel="nofollow">http://www.isolapossibile.it/IMG/doc/petizione_regionale_Coordinamento_contro_gli_inceneritori_1_.doc</a></p>
<p>Al presidente della Regione Sicilia<br />
Salvatore Cuffaro </p>
<p>Al presidente del Consiglio dei Ministri<br />
Romano Prodi</p>
<p>Al Ministro dell’Ambiente<br />
Pecoraro Scanio</p>
<p>Al Ministro per la Salute<br />
Livia Turco</p>
<p>Al Ministro per lo Sviluppo Economico<br />
Pierluigi Bersani</p>
<p>APPELLO PER LA SALUTE</p>
<p>Il Presidente della Regione Cuffaro ha autorizzato la costruzione di quattro grandi inceneritori per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in tutta la Regione.<br />
Le direttive europee riguardo la gestione rifiuti erano chiare: dare piena precedenza alla raccolta differenziata, e arrivare entro il 2003 almeno al minimo indispensabile (il 35%).<br />
Dopo 10 anni dal Decreto Ronchi (1997) e dopo 6 anni di commissariamento la Sicilia è ancora a livelli ridicoli di raccolta differenziata (6%).<br />
Livelli che decretano il fallimento del piano rifiuti regionale.<br />
Diciamo NO a questa autorizzazione, con cui il presidente Cuffaro vuole scaricare il fallimento della sua politica di gestione dei rifiuti sulle spalle dei cittadini, installando 4 mega impianti che avranno un impatto ambientale e sanitario devastante su tutta l’Isola.<br />
Diciamo NO agli inceneritori perché comporteranno: </p>
<p>· l’esposizione dei cittadini a sostanze che l’Unione Europea e l&#8217;O.M.S. riconoscono come estremamente pericolose, quali diossine, IPA, BCBs, nanoparticelle e metalli pesanti (agenti cancerogeni e potenziali cause di malformazioni prenatali);<br />
· un aumento dei costi per lo smaltimento dei rifiuti, a carico dei cittadini;<br />
· l’ennesimo ristagno del sistema di raccolta differenziata nell’Isola;<br />
· la creazione di discariche speciali per le micidiali ceneri prodotte dagli impianti, costitute da prodotti tossici e cancerogeni;<br />
· un aumento del traffico dei mezzi pesanti per il trasporto dei rifiuti su arterie già intasate;<br />
· una seria minaccia per lo sviluppo delle aziende agricole, non solo nei pressi degli impianti, ma anche nel raggio di molti chilometri.<br />
Le polveri sottili emesse dalle ciminiere degli inceneritori possono viaggiare per chilometri prima di depositarsi in terra e/o in acqua (rischiando di entrare nella catena alimentare).<br />
Quale unione spontanea di diverse realtà e di semplici cittadini siciliani<br />
il Coordinamento Regionale Siciliano “Un altro piano rifiuti è possibile”</p>
<p>chiede</p>
<p>ai Governi regionale e nazionale il rispetto delle normative vigenti e della nostra salute (tutelata anche dalla costituzione italiana), e l’accoglimento di questi quattro punti, fondamentali per scongiurare un disastro che rischia di ricadere sulle presenti e future generazioni di siciliani:<br />
Il blocco immediato dei cantieri di Augusta, Bellolampo, Casteltermini e Paternò;<br />
Il ritiro delle ordinanze che danno il via alla realizzazione degli inceneritori;<br />
l’avvio di una seria raccolta differenziata, che promuova il riuso e il riciclaggio dei rifiuti, e sistemi alternativi all’incenerimento come la bio-ossidazione;<br />
il coinvolgimento degli Enti Locali e dei cittadini nelle scelte per la gestione dei rifiuti.</p>
<p>Aiutaci a tutelare la tua e la nostra salute<br />
FIRMA LA PETIZIONE!</p>
<p>NOME E COGNOME<br />
DATA E LUOGO DI NASCITA<br />
INDIRIZZO<br />
CITTA’<br />
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<p>Informativa privacy Ai sensi del D.Lgs.n.196/2003 - I sottoscrittori esprimono il consenso e sono a conoscenza del fatto che i propri dati personali saranno trattati nel rispetto della normativa sul trattamento<br />
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Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Pino  Ciampolillo</title>
		<link>http://www.alessandroronchi.net/2006/eliminato-il-combustibile-da-rifiuto-dalle-fonti-rinnovabili/comment-page-1/#comment-4464</link>
		<dc:creator>Pino  Ciampolillo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Nov 2006 22:12:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.alessandroronchi.net/2006/10/18/eliminato-il-combustibile-da-rifiuto-dalle-fonti-rinnovabili/#comment-4464</guid>
		<description>Friday, November 24, 2006

 
AMBIENTE E SALUTE
Compito primario di un'organizzazione , di una Comunità, di una Società è stimolare i Cittadini a raggiungere il massimo livello di sviluppo e di consapevolezza di ciò che li circonda, la circolazione dell'informazione assume un ruolo importante per il perseguimento di una crescita umana, economica e sociale .
Notizie a proposito di GELA:
Dal dossier di Legambiente - La chimera delle bonifiche 2005 La situazione di GELA
- 21 novembre 2006
“Su la sabbia di Gela colore della paglia mi stendevo fanciullo in riva al mare antico di Grecia con molti sogni nei pugni stretti nel petto” (Salvatore Quasimodo)

INQUADRAMENTO STORICO E TERRITORIALE
Un profeta musulmano, Iqbal, attraversò il Mediterraneo e incontrò nel suo viaggio nella Sicilia meridionale, un’antica città della Magna Grecia fondata, nel 688 a.C. dai coloni Rodii di Lindos e dai Cretesi. Affascinato dalla bellezza dei luoghi la descrisse come «la perla e l’onore del mare... che, da lungi spunti come una guida». Si trattava dell’antica Terranova che, successivamente prese il nome di Gela fondatrice della sub colonia di Agrigento. Gela, città in cui morì nel 456 a.C. il tragediografo Eschilo, custodisce un inestimabile patrimonio culturale, archeologico e architettonico spesso sconosciuto dagli stessi abitanti: l’acropoli greca, le mura militari greche di capo Soprano, la Torre e la necropoli di Manfria, i bagni greci e numerose chiese. Purtroppo la maggior parte di questo patrimonio, fatto di templi e necropoli, testimonianza della vita sociale e spirituale dell’antica città è stato depredato e sepolto per sempre sotto strade, opere pubbliche e il cemento abusivo delle centinaia di abitazioni di polveroso tufo che s’inerpicano, confondendosi, sulla piccola collina di Gela. A Nord, su un’immensa pianura alluvionale, sovrasta e vigila imponente il “Castelluccio”, un antichissimo ma niero in stile arabo normanno risalente al XIII secolo. Fino agli anni ‘50, Gela viveva di una prosperosa agricoltura, il mare era ancora trasparente e oltre ad essere meta estiva di un turismo locale, era anche molto generoso con i pescatori che continuavano la tradizione dei padri. Un grosso centro rurale e marittimo, dedito alla produzione di cotone e vino e all’esportazione di zolfo proveniente dall’hinterland. Tra le sue meraviglie contava il faggeto di Bulala, le masserie di Montelungo, il tempio di Bitalemi, l’immenso e inestimabile patrimonio storico, le bellissime spiagge e il lago Biviere oggi riserva naturalistica. Il cambiamento avvenne in pochi anni. Era il 1956 quando Gela, piccolo centro anonimo di provincia, divenne un caso nazionale. L’Agip scoprì tra i campi di cotone e le distese di frumento un giacimento di petrolio ed Enrico Mattei, Presidente dell’Eni, Ente nazionale idrocarburi, ci insediò uno stabilimento petrolchimico. Dopo i cartaginesi, i greci, i berberi, Federico II e il generale Eisenhower arrivò una nuova e più devastante invasione, quella dell’Eni. Gela subì un’ondata di uomini e l’arrivo di mostri meccanici che cancellavano boschi e spianavano antiche dune di sabbia. Agli inizi degli anni ‘60 la città diventò una grande cantiere: la costruzione dell’impianto di raffinazione, del villaggio residenziale per i dipendenti e i servizi primari furono le attività principali.
Il mare divenne brulicante di navi, quasi a rievocarne lo sbarco degli americani a ponte Dirillo durante la seconda guerra mondiale. I contadini abbandonavano le campagne, i pescatori le barche, gli insegnanti le cattedre, per lavorare in fabbrica inseguendo il sogno di un nuovo sviluppo economico. Migliaia d’immigrati sbarcarono in una Gela paesana, che non poteva rispondere alle loro esigenze; mancavano le case, le strade, le scuole e l’acqua. Il progresso stava cambiando tutto. Sorgevano case con lucernai angusti da destinare agli operai, palazzi a sette piani per i quadri intermedi e villette alberate e protette da siepi per i dirigenti. All’ingresso della Città una scritta: “Proprietà privata”. Lo stabilimento avrebbe dovuto mettere in moto un profondo processo di miglioramento generalizzato delle condizioni di vita della popolazione. Ma non andò così. L’odore di appalti e subappalti attirò a Gela anche la mafia della vicina Riesi. La microcriminalità locale entrò in lotta con la potente Cosa nostra del Vallone Mussomeli - Vallelunga. Iniziarono le minacce, gli attentati, i morti nella guerra tra stiddari e ma fiosi per il controllo del territorio. La città crebbe, crebbe rapidamente e in maniera disordinata su una polverosa collina di terra ingiallita. Case in tufo senza facciate ad elevazioni irregolari spuntavano da ogni dove, dando l’impressione di essere accatastate l’una sull’altra. Le ciminiere della raffineria incominciarono a sputare fumi di anidride solforosa che a seconda del vento si disperdevano per oltre dieci chilometri emanando fastidiosi odori. Le speranze suscitate dalla febbre del petrolio iniziarono a svanire presto. Il greggio estratto era a grande profondità e molto denso: ciò rendeva il processo estrattivo molto costoso limitandone la commercializzazione a pochi prodotti. Negli anni settanta, lo stabilimento dava lavoro a 4mila persone e 6mila lavoratori dell’indotto. I contraccolpi della crisi petrolifera, l’automatismo e il basso assorbimento di manodopera non ebbe gli effetti straordinari previsti sul sistema produttivo. Anno dopo anno si ridusse progressivamente la forza lavoro fino ad arrivare agli attuali 1.500 lavoratori con un indotto di circa 600 persone, su una popolazione attuale di oltre 80.000 abitanti. La crescente conflittualità tra comunità gelese e industria portò l’Eni e l’Isvet, una società di ricerca del gruppo Eni, a chiedere a Marchioni e Hytten due studiosi di sociologia ed economia, di recarsi a Gela e studiare le cause della conflittualità per individuarne il modo di superarle. Marchioni e Hytten elaborarono una loro diagnosi che non piacque ai committenti, in quanto fu vista come uno strumento di destabilizzazione della politica aziendale. Ritenendo le loro osservazioni fonte di guai furono isolati, invitati a lasciar perdere e la loro attività non venne retribuita. Il saggio dei due sociologi riuscì ad essere divulgato nel 1970, dopo numerose pressioni a non pubblicare, dall’editore Franco Angeli con il titolo “Industrializzazione senza sviluppo: Gela, una storia meridionale”. L’intera tiratura di mille copie in poco tempo divenne introvabile nelle librerie. Misteriosi compratori acquistarono in blocco tutti i numeri. L’opera divenne una durissima accusa all’industrializzazione selvaggia, causa dell’aggravamento a Gela delle
condizioni di degrado del territorio e del lento e inarrestabile radicamento della mafia, prima inesistente. Nonostante sia un’opera di oltre trent’anni fa è ancora straordinariamente attuale. Descrive ciò che è Gela oggi, un insediamento che «possiede le dimensioni e le potenzialità per essere una città, ma le sue attrezzature arretrate, la mancanza di nuove strutture in tutti i campi, lo impediscono; e continua ad essere un grosso paese che ha visto moltiplicati i suoi antichi problemi ai quali si sono andati sovrapponendo i nuovi, derivati dalla crescita demografica, dall’insediamento industriale, dall’immigrazione, dalle nuove necessità». «Non occorre nemmeno essere economista - proseguono nel saggio i due studiosi - per capire che una moderna industria petrolchimica altamente automatizzata e quindi a basso assorbimento di manodopera (...) non può avere per sua natura degli effetti moltiplicativi più che marginali sul sistema produttivo della zona in cui viene impiantata».
BREVE DESCRIZIONE E STORIA DELL’INSEDIAMENTO
Il polo industriale di Gela ha un’area di 500 ha, occupata in prevalenza da raffinerie e stabilimenti petrolchimici, delimitata a nord dalla SS 115 Gela - Vittoria, a est da terreni agricoli, a sud dal demanio marittimo, dove un pontile con una diga foranea consente l’ancoraggio delle petroliere e a ovest dal fiume Gela. Le aziende che occupano l’area industriale sono: Isaf e Agricoltura (entrambe in fase di liquidazione con impianti inattivi), Agip petroli, Eni - divisione Agip, ex Enichem (ora divisa in polimeri Europa e Syndial) e Sviluppo Sardegna. Nel sito vi sono due impianti di distillazione atmosferica, un impianto di distillazione sottovuoto, un Gofiner, due Coking, un impianto per il cracking catalitico, uno di alchilazione e un Claus per il recupero dello zolfo. L’Agip Petroli ha una capacità di raffinazione di circa 6 milioni di tonnellate di greggio e produce benzine, gasolio, gpl e petcoke. La raffineria è alimentata da una centrale termoelettrica da 262MW che brucia diversi combustibili (olio combustibile Atz , Tar e Btz, metano algerino, etc.) tra cui il coke da petrolio, meglio noto come petcoke, una sostanza di scarto del processo di cracking. I fumi emessi dovrebbero essere trattati con il cosiddetto processo SNOx per rimuovere polveri, ossidi di azoto (NOx) e di zolfo (SOx). Le acque vengono trattate in un impianto di depurazione Tas/Cte. Un impianto biologico garantisce il trattamento delle acque di scarico oleose di raffineria e dei reflui urbani di Gela. Il complesso industriale utilizza 20 milioni di metri cubi d’acqua potabile provenienti da un dissalatore, costruito con il finanziamento della Cassa per il Mezzogiorno e gestito dall’Agip, mentre per gli abitanti ne rimangono solo 9 milioni. L’impianto eroga una serie di servizi comuni, come vapore ed energia elettrica, dissalazione dell’acqua di mare, distribuzione di fluidi, ecc. Le sostanze chimiche trattate ed emesse dalle industrie di Gela includono biossido di zolfo, ossido di azoto e polveri legate ad attività di raffinazione; ammoniaca, fluoro, acido fosforico, dicloroetano e cianuri dallo stabilimento petrolchimico.
L’ex Enichem produce etilene, ossido di etilene, soda fusa, propilene, buteni, benzine da cracking, acrilonitrile, polietilene. I fumi prodotti dall’area industriale producono odori nauseabondi che si percepiscono soprattutto la sera, quando cambia il vento. Le esalazioni che durante il giorno puntano sulla vicina Niscemi, la sera inondano la città e, soprattutto d’estate, creano un mix micidiale con l’umidità, rendendo l’aria irrespirabile e causa di frequenti disturbi alla cittadinanza. Alle emissioni in atmosfera si aggiungono gli scarichi nel suolo. Per tanti anni fanghi contenenti mercurio sono stati smaltiti direttamente sul terreno in prossimità della linea di costa. Ad affermarlo è la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti della scorsa legislatura che, nel corso della visita all’impianto, ha giudicato inidoneo e poco sicuro il processo di inertizzazione dei fanghi effettuato dalla società Ecotherm del gruppo Agip. La Commissione ha segnalato anche «la particolare impressione suscitata dalla vista di un grande bacino di rifiuti oleosi maleodoranti che in attesa di trattamento e smaltimento, contribuiscono alla contaminazione della falda presente sotto il sito da tempo in atto». Nell’area industriale di fronte al petrolchimico, denominata Piana del Signore, sorge un centro di stoccaggio di oli con relative pipelines oltre ad alcune discariche industriali di rifiuti speciali pericolosi. L’analisi ambientale contenuta nel Piano di disinquinamento evidenziava la presenza di siti potenzialmente contaminati, uno all’interno dello stabilimento Enichem e l’altro costituito dalla discarica autorizzata nell’area industriale di Gela. I principali fenomeni d’inquinamento dell’ambiente marino costiero sono legati allo scarico diretto in mare tramite il fiume Gela, di acque di processo e di raffreddamento e a reflui civili non depurati. Gravi rischi si segnalano per le acque di falda facilmente contaminabili per l’elevata permeabilità del terreno sabbioso.
ASPETTI GIUDIZIARI E INDAGINI EPIDEMIOLOGICHE
Tra le inchieste giudiziarie quella che risale a novembre del 2003 ha portato al sequestro di ben 90 serbatoi del petrolchimico le cui perdite avrebbero inquinato le falde acquifere: una situazione determinata da una politica di non investimento in sicurezza ambientale e manutenzione degli impianti. Con l’azione penale dell’Autorità giudiziaria l’azienda è stata costretta ad effettuare le opere di manutenzione. La vicenda giudiziaria più clamorosa che ha coinvolto l’area industriale è stata però quella relativa al petcoke, sollevata dalla Procura di Gela nel 2002. Il petcoke è un residuo solido del processo di raffinazione del petrolio, prodotto dalla raffineria di Gela e accatastato all’aperto con pale meccaniche in attesa di essere bruciato ne lla centrale termoelettrica. Il Decreto Ronchi allora lo classificava tra i rifiuti ed è tuttora utilizzato come combustibile per alimentare la centrale elettrica dello stabilimento e venduto ai cementifici per le fornaci. Il Gip del Tribunale di Gela, con un decreto del 13 febbraio 2002, dispose il sequestro del petcoke in quanto la centrale di Gela, in base al decreto Ronchi, non
avrebbe avuto i requisiti per utilizzarlo. Un provvedimento che determinò di fatto il blocco dell’intero impianto per mancanza di energia elettrica. La reazione della popolazione gelese, preoccupata per la perdita del posto di lavoro, è sfociata nell’occupazione degli impianti e in due scioperi generali che hanno bloccato la città e portato a diversi momenti di tensione per l’ordine pubblico. Il governo nazionale è intervenuto clamorosamente con un decreto ad hoc, poi convertito in legge, che ne ha autorizzato l’uso del petcoke, trasformandolo da rifiuto a combustibile. La Procura ha dovuto quindi, emettere il decreto di disseque stro, con roventi polemiche da parte degli ambientalisti e non solo. Le vicende giudiziarie del polo petrolchimico non si sono esaurite con l’episodio del petcoke. Il 28 giugno del 2002 un incendio ha distrutto parte degli impianti topping della raffineria, evento che ha portato ad un ulteriore sequestro del forno dell’impianto di Acn gestito dall’allora Enichem perché non conforme alla legge. Il processo si è aperto il 22 luglio del 2004 e vede imputati i dirigenti della raffineria. L’accusa addebita loro l’incendio colposo in quanto le perizie hanno dimostrato che poteva essere evitato. Gli altri reati contestati riguardano le emissioni di sostanze inquinanti, lo sversamento di greggio in mare, lo smaltimento di rifiuti e gli scarichi senza autorizzazioni, l’inquinamento della spiaggia e del litorale, i danni alla flora e alla fauna. Nel corso degli ultimi anni si sono registrate nascite di feti malformi con una punta più alta nel 1995 con 45 casi. Scorrendo su internet i dati del registro I.S.MA.C sulle nascite malformi registrate in provincia di Caltanissetta tra il 1999 e il 2001, salta all’occhio in maniera assolutamente inaspettata che solo nelle caselle dell’Ospedale V. Emanuele di Gela i risultati sono pari a zero. Viene segnalata soltanto una nascita nel 2001, mentre dal numero di articoli che appaiono sulla carta stampata la percentuale è molto più alta. Solo nel 2002 ne vengono segnalate addirittura 46 su 919 nati, il valore più alto della provincia. L’Ufficio di Igiene e Sanità dell’allora Usl di Gela, nell’ambito di un’indagine epidemiologica sulla mortalità per patologie cancerogene, ha ottenuto il seguente risultato: la mortalità per neoplasie nel triennio 1983/85 è pari al 17,8% mentre nel triennio 1993/95 è pari al 23,9%; il tumore al polmone rimane la prima causa di morte con percentuali del 28,2%, mentre il tumore al fegato supera di 4-5 volte la media nazionale. Soltanto il rapporto dell’Organizzazione mondiale della Sanità sullo stato di salute delle popolazioni delle aree ad elevato rischio ambientale, fornisce un quadro indicativo più chiaro sulla situazione sanitaria a Gela. Secondo il rapporto dell’Oms, nell’area del Comune di Gela si registrano tra le cause tumorali, eccessi significativi per il tumore allo stomaco e il tumore al colo n retto e al fegato, mortalità che risulta per tutti i tumori superiore all’atteso regionale. Per quanto riguarda le cause non tumorali, soprattutto negli uomini, si registrano le più alte percentuali di morte e comunque, si legge nel rapporto, «il profilo di mortalità dell’area è indicativo di uno stato di salute influenzato da numerosi fattori di rischio a carico dell’apparato digerente».
L’Oms non si limita ad analizzare i dati, ma lancia anche un preciso allarme: «si registra nell’intera area, un aumento di rischio di contrarre un tumore polmonare tra gli uomini per le generazioni più giovani (...) per l’accumularsi di effetti sulla salute legati ad esposizioni professionali nei decenni passati». Infatti l’insieme delle esposizioni, che si verificano durante la raffinazione del petrolio, è stato classificato come probabile cancerogeno dallo Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, soprattutto per quel che riguarda il tumore polmonare, quello linfoematopoietico, alla vescica e le leucemie. Il rapporto dell’Oms conclude dicendo che non è da escludere che le esposizioni ambientali possano avere conseguenze sulla salute, soprattutto tra i residenti più prossimi allo stabilimento o sottovento.
AVANZAMENTO DELL’ISTRUTTORIA DI BONIFICA
Nel dicembre del 1990 l’area è stata dichiarata ad alto rischio di crisi ambientale e con Dpr del 17 gennaio 1995 è stato approvato il Piano di disinquinamento per il risanamento ambientale. Con la legge 426/98 Gela diventa uno dei primi quindici siti di interesse nazionale del Programma nazionale di bonifica. All’interno del perimetro definito dal Decreto del ministro dell’Ambiente del 10 gennaio 2000 sono presenti un’area privata con un’estensione di circa 4,7 Km2 che comprende il polo industriale, i centri di stoccaggio oli e relative pipelines, la discarica di rifiuti speciali pericolosi, mentre le superfici a mare sono pari a 46 Km2 e comprese tra il torrente Gattano e Birillo. C’è poi anche l’area umida della Riserva del Lago Biviere e i torrenti presenti in zona. Sul fronte dei finanziamenti Gela ha avuto inizialmente oltre 20 milioni di euro, somma inserita nel Piano di risanamento ambientale (un programma dall’iter molto tormentato tanto da non riuscire a spendere i soldi per oltre cinque anni), che prevede un totale di 47 interventi, di cui 14 a carico delle aziende e 33 a carico dello Stato. Il piano di risanamento prevedeva interventi da parte dei privati, le società dell’Eni in particolare. L’azienda sostiene di averli fatti quasi tutti in questi anni: ammodernamenti e adeguamento di impianti alla legge 203/88, il mega-camino SNOx per l’abbattimento degli inquinanti dei fumi della centrale termoelettrica e qualche bonifica. La parte degli interventi pubblici più che alle bonifiche delle aree contaminate dalle attività industriali, ha puntato alla caratterizzazione e bonifica di un’ex discarica di rifiuti, alla realizzazione di fognature, al raddoppio di un depuratore di reflui, alla creazione di reti di rilevamento dell’inquinamento atmosferico. Nel 2000 il Piano è stato commissariato e la sua realizzazione affidata al Prefetto di Caltanissetta. Il ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio ha istruito l’iter sui progetti in messa in sicurezza delle situazioni di inquinamento in atto, sui piani d’indagine dello stato di contaminazione di falde e suolo e dei progetti di bonifica. La quasi totalità del sito è stata sottoposta ad indagini di caratterizzazione, il cui iter è stato rallentato per i problemi legati alla validazione delle analisi da parte dell’Arpa Toscana (che le ha fatte al posto di Arpa Sicilia), necessari per la
definitiva approvazione della caratterizzazione e dei progetti preliminari. È stato approvato il piano di caratterizzazione delle aree marine realizzato dall’Icram e quello di Syndial sul suolo. L’intervento immediato, a detta della Società, è stato il tombamento degli scavi previo aggottamento e smaltimento delle acque affioranti. Un intervento contestato sia dal Servizio RI.BO. del Ministero, che ha richiesto la rimozione immediata del volume di suolo contaminato, e dalla Provincia di Caltanissetta, che con una nota ha dichiarato che alla data del 10 luglio 2003 non risultavano «in atto interventi di messa in sicurezza di emergenza e i rifiuti accumulati nel corso delle attività preliminari non risultano iscritti nel registro di carico e scarico». I risultati dell’attività di caratterizzazione della raffineria di Gela, esposti nella conferenza di servizi del 17 marzo 2003, «hanno mostrato una contaminazione diffusa da idrocarburi e puntualmente da arsenico e zinco, mentre all’interno di diversi pozzi è stata rilevata la presenza di surnatante che in alcuni punti raggiunge uno spessore pari a 80 cm». Nello stesso sito l’Arpa Toscana in sede di validazione delle analisi ha evidenziato la presenza di analiti non ricercati, come l’ammoniaca e il manganese, ritrovati in concentrazioni elevate nelle acque. Inoltre nel corso della conferenza di servizi del 15 luglio 2003 è emerso che nelle acque di falda nell’area K «è stata rilevata la presenza diffusa da composti organo alifatici clorurati cancerogeni (cloroformio, bromoformio, 1,4 diclorobenzene) e in tutti i campioni il superamento dei limiti per ferro e manganese». Dall’attività di caratterizzazione ambientale dei siti Eni è emerso che «dalla indagini condotte sulle acque di falda risulta evidente una contaminazione della falda da idrocarburi” in particolare sulla linea di costa. Inoltre “nel sito è stata riscontrata la presenza diffusa nel suolo di Pd, Zn, Se e nelle acque di falda di benzene». Più preoccupante appare il sito Isaf, dove esiste una discarica di 8 milioni di m2 di fosfogessi, interessata da un progetto di messa in sicurezza di emergenza. Le difficoltà della bonifica presentano difficoltà legate al rischio di radioattività del rifiuto, la cui entità dovrà essere quantificata. Le indagini di caratterizzazione hanno messo in evidenza la necessità di avviare la messa in sicurezza d’emergenza soprattutto per eliminare il prodotto petrolifero presente come surnatante nella falda ed impedire il deflusso dalla falda inquinata al mare con barriere impermeabili in cemento e bentonite o idrauliche, che si estendono dal petrolchimico verso il mare. Le acque di falda emunte dovrebbero poi essere trattate in un apposito impianto, per consentirne il riutilizzo ai fini industriali. Le opere già realizzate sono un diaframma plastico in cemento e bentonite di 1.700 m, una barriera idraulica con 22 pozzi mentre altre opere (altro diaframma impermeabile di 1.800 m e barriera idraulica di altri 14 pozzi) sono attualmente in fase di realizzazione. Per quanto riguarda il suolo, sono in atto interventi per la messa in sicurezza di varie isole e della discarica di fosfogessi presso il sito Isaf.
La quasi totalità dei soggetti interessati ha presentato i progetti preliminari di bonifica, solo in parte approvati, mentre l’Eni divisione Agip e la Raffineria di Gela s.p.A. hanno presentato quelli definitivi rispettivamente sulle vasche 26 e 57 e vasca A zona 2, approvati con prescrizioni ed integrazioni. Nel marzo 2004 è stato approvato il progetto definitivo di bonifica della falda, presentato dalle aziende del sito (Raffineria, Syndial, Isaf e Polimeri Europa), ma non è stato ancora firmato il decreto interministeriale di approvazione. Nel sito Syndial è in corso la demolizione di alcuni impianti dismessi, come l’ossido di etilene, mentre nel novembre dello scorso anno l’ex Enichem ha ceduto alla raffineria gli impianti e le infrastrutture ancora attive.
VALUTAZIONE DELLE TECNOLOGIA ADOTTATE NELLA BONIFICA
Le aziende che operano nel siti di Gela, nelle varie conferenze di servizio con gli Enti hanno assunto l’impegno di utilizzare le più innovative tecnologie di risanamento ambientale al fine di raggiungere gli obiettivi e i limiti previsti dal Dm 471/99. Tra le tecnologie proposte dalle Società incaricate a redigere i progetti di bonifica c’è la cosiddetta “Enisolvex”, un procedimento di estrazione dal terreno di idrocarburi e inquinanti complessi mediante lavaggi ripetitivi con solventi, in particolare l’etilacetato. Quest’ultimo verrebbe successivamente recuperato e riciclato all’interno del sito produttivo. Il riutilizzo in situ del terreno bonificato è la metodologia più indicata e in linea con i dettami del Dm 471/99, secondo il quale vanno privilegiate le tecniche che favoriscono la riduzione della movimentazione, il trattamento in situ ed il riutilizzo del suolo, del sottosuolo e dei materiali di riporto sottoposti a bonifica. In realtà ciò non
avviene sempre. È stato segnalato che molto spesso nelle strade di Gela capita di incontrare camion con targhe del nord Italia, con la vasca posteriore chiusa da un telo di plastica, il segnale con la “R” (di rifiuto) su sfondo giallo e il pannello arancione indicante un trasporto di merce pericolosa, prelevare terreni di bonifica dal sito industriale e portarli via. Altre tecnologie proposte nei progetti preliminari di bonifica dell’area Syndial e Polimeri Europa, sono rispettivamente il Soil flushing e la tecnica dell’air sparging.
PROPOSTA DI RECUPERO TERRITORIALE ED ECONOMICO
Il territorio di Gela possiede enormi potenzialità per intraprendere la via per un nuovo sviluppo che miri a recuperare e valorizzare l’enorme patrimonio archeologico, ambientale e culturale che custodisce. Obiettivi che si raggiungono anche e soprattutto attraverso un piano regolatore, al momento inesistente, la realizzazione di un progetto di recupero, riqualificazione e riorganizzazione urbana e il ripristino della legalità e delle regole. L’impianto industriale deve attuare una nuova politica d’investimenti, effettuando la necessaria manutenzione e il miglioramento tecnologico dell’intero impianto. Le numerose inchieste giudiziarie dimostrano come proprio la mancanza di manutenzione (ad esempio serbatoi che perdono benzina nel terreno, ecc.) sta alla
base del grave inquinamento del territorio. Investire in manutenzione e in nuove tecnologie per abbattere l’inquinamento, significa incrementare l’occupazione, creare economia, oltre a prevenire ulteriori contaminazioni.
EVENTUALI PROBLEMI O ELEMENTI SPECIFICI
Oltre ai problemi ambientali e sanitari direttamente o indirettamente riconducibili all’attività del petrolchimico, l’intero territorio di Gela è interessato da un fenomeno generalizzato di abbandono di rifiuti di varia natura. In totale, sono stati censiti 47 luoghi di abbandono abituale di rifiuti. Al degrado del territorio contribuisce anche la presenza di aree adibite ad estrazione abusiva d’inerti, luoghi che finiscono spesso per diventare zone di deposito incontrollato di rifiuti. In contrada Bulala, ad esempio, ad est dell’impianto petrolchimico, dove un tempo sorgevano alte dune, oggi esiste una cava che sventra giornalmente quello che rimane di un’antica duna consolidata. Un’area dunale, già per questo vincolata, sulla quale pendono ben sette vincoli (idrogeologico, paesaggistico, forestale, legge Galasso, inedificabilità assoluta, vincolo Sic e Zps, rispettivamente sito d’importanza comunitaria e zona speciale di protezione). Un territorio letteralmente blindato sulla carta, dove ogni attività dovrebbe essere preventivamente autorizzata e limitata dai titolari dei vincoli. In realtà lo spettacolo, dei rifiuti abbandonati (soprattutto teli in plastica utilizzati per la copertura delle serra) che appare a chi raggiunge la spiaggia è sconvolgente. A questo si aggiunge la serricoltura selvaggia che interessa tutta la zona meridionale del Biviere sino al mare. Gli insediamenti serricoli, oltre a deturpare il paesaggio e ad impedire gli accessi alla spiaggia pubblica, sono causa delle discariche incontrollate in tutta l’area. La mancanza di adeguati controlli e di una pianificazione, ha consentito l’occupazione incontrollata e disordinata, fin dagli anni settanta, d’interi territori demaniali (circa 80 ha nella sola contrada Bulala), interessando anche zone a vincolo idrogeologico. Serre che effettuano le coltivazioni in terreni sabbiosi, con l’impiego di quintali di pesticidi e fertilizzanti che filtrano velocemente nella sabbia raggiungendo le falde acquifere.

http://www.isolapossibile.it/article.php3?id_article=1133


Gela, nata una bambina malformata 
Il padre: “Chi ha sbagliato, paghi” di Daniele Ditta
- 18 novembre 2006 

La neonata vittima di una malformazione alla bocca non può alimentarsi per via orale, ma solo attraverso flebo. Si mobilitano le istituzioni: la Commissione ambiente della Camera, su proposta dell’ex vice-sindaco di Caltanissetta Angelo Lomaglio, ha attivato una serie di audizioni sul fenomeno.

Ancora nascite di bambini malformati a Gela. Una neonata è venuta alla luce, sei giorni fa, con una malformazione all’interno della bocca, denominata "palatoschisi". Il difetto le impedisce una corretta alimentazione per via orale, per cui viene sostenuta con flebo endovena. La piccola, adesso ricoverata all’ospedale di Enna, è figlia di un operaio edile di 38 anni e di una casalinga di 36 anni, che vivono nel quartiere Sant’Ippolito, uno dei più popolosi di Gela. Il padre che ha denunciato pubblicamente la malformazione della figlia, ha dichiarato al quotidiano ‘La Sicilia’ che “bisogna fare chiarezza sulle cause di tante nascite di bambini malformati, per impedire che il fenomeno colpisca altre famiglie e perchè chi ha sbagliato, inquinando l’acqua, l’aria e il territorio di Gela, paghi il prezzo delle sue colpe". Intanto su iniziativa di Angelo Lomaglio, ex vice-sindaco di Caltanissetta, ora deputato alla Camera, la Commissione ambiente della Camera, presieduta da Ermete Realacci, ha deciso oggi di attivare le audizioni del Ministro della Salute, dell’Assessore regionale alla Sanità, dei responsabili dell’Istituto Superiore della Sanità e dell’Osservatorio Epidemiologico della Regione Siciliana sui danni ambientali e sanitari prodotti dal Petrolchimico di Gela. “A Gela - dichiara Lomaglio - si nasce malati, a causa delle esalazioni di acido solforico, di ammoniaca ed a causa dell’amianto, del benzene, del benzolo e del mercurio che inquinano l’aria, l’acqua e la terra. In base a quanto rilevato dall’Osservatorio Epidemiologico della Regione Siciliana: dal 1991 al 2002 si sono verificati 520 casi di bambini malformati (soprattutto agli arti, all’apparato digerente ed ai genitali) su 13.060 nati, il doppio rispetto ai dati regionali e nazionali”. A Gela, pur ammalandosi più che altrove, non è mai stata attivata la sorveglianza epidemiologica, non ci sono dati di igiene industriale dall’avvio del petrolchimico, non c’è la medicina del lavoro e soprattutto non c’è un reparto di oncologia nel quale potersi curare.
Daniele Ditta (17 nov 2006)

www.isolapossibile.it

Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine PA</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Friday, November 24, 2006</p>
<p>AMBIENTE E SALUTE<br />
Compito primario di un&#8217;organizzazione , di una Comunità, di una Società è stimolare i Cittadini a raggiungere il massimo livello di sviluppo e di consapevolezza di ciò che li circonda, la circolazione dell&#8217;informazione assume un ruolo importante per il perseguimento di una crescita umana, economica e sociale .<br />
Notizie a proposito di GELA:<br />
Dal dossier di Legambiente - La chimera delle bonifiche 2005 La situazione di GELA<br />
- 21 novembre 2006<br />
“Su la sabbia di Gela colore della paglia mi stendevo fanciullo in riva al mare antico di Grecia con molti sogni nei pugni stretti nel petto” (Salvatore Quasimodo)</p>
<p>INQUADRAMENTO STORICO E TERRITORIALE<br />
Un profeta musulmano, Iqbal, attraversò il Mediterraneo e incontrò nel suo viaggio nella Sicilia meridionale, un’antica città della Magna Grecia fondata, nel 688 a.C. dai coloni Rodii di Lindos e dai Cretesi. Affascinato dalla bellezza dei luoghi la descrisse come «la perla e l’onore del mare&#8230; che, da lungi spunti come una guida». Si trattava dell’antica Terranova che, successivamente prese il nome di Gela fondatrice della sub colonia di Agrigento. Gela, città in cui morì nel 456 a.C. il tragediografo Eschilo, custodisce un inestimabile patrimonio culturale, archeologico e architettonico spesso sconosciuto dagli stessi abitanti: l’acropoli greca, le mura militari greche di capo Soprano, la Torre e la necropoli di Manfria, i bagni greci e numerose chiese. Purtroppo la maggior parte di questo patrimonio, fatto di templi e necropoli, testimonianza della vita sociale e spirituale dell’antica città è stato depredato e sepolto per sempre sotto strade, opere pubbliche e il cemento abusivo delle centinaia di abitazioni di polveroso tufo che s’inerpicano, confondendosi, sulla piccola collina di Gela. A Nord, su un’immensa pianura alluvionale, sovrasta e vigila imponente il “Castelluccio”, un antichissimo ma niero in stile arabo normanno risalente al XIII secolo. Fino agli anni ‘50, Gela viveva di una prosperosa agricoltura, il mare era ancora trasparente e oltre ad essere meta estiva di un turismo locale, era anche molto generoso con i pescatori che continuavano la tradizione dei padri. Un grosso centro rurale e marittimo, dedito alla produzione di cotone e vino e all’esportazione di zolfo proveniente dall’hinterland. Tra le sue meraviglie contava il faggeto di Bulala, le masserie di Montelungo, il tempio di Bitalemi, l’immenso e inestimabile patrimonio storico, le bellissime spiagge e il lago Biviere oggi riserva naturalistica. Il cambiamento avvenne in pochi anni. Era il 1956 quando Gela, piccolo centro anonimo di provincia, divenne un caso nazionale. L’Agip scoprì tra i campi di cotone e le distese di frumento un giacimento di petrolio ed Enrico Mattei, Presidente dell’Eni, Ente nazionale idrocarburi, ci insediò uno stabilimento petrolchimico. Dopo i cartaginesi, i greci, i berberi, Federico II e il generale Eisenhower arrivò una nuova e più devastante invasione, quella dell’Eni. Gela subì un’ondata di uomini e l’arrivo di mostri meccanici che cancellavano boschi e spianavano antiche dune di sabbia. Agli inizi degli anni ‘60 la città diventò una grande cantiere: la costruzione dell’impianto di raffinazione, del villaggio residenziale per i dipendenti e i servizi primari furono le attività principali.<br />
Il mare divenne brulicante di navi, quasi a rievocarne lo sbarco degli americani a ponte Dirillo durante la seconda guerra mondiale. I contadini abbandonavano le campagne, i pescatori le barche, gli insegnanti le cattedre, per lavorare in fabbrica inseguendo il sogno di un nuovo sviluppo economico. Migliaia d’immigrati sbarcarono in una Gela paesana, che non poteva rispondere alle loro esigenze; mancavano le case, le strade, le scuole e l’acqua. Il progresso stava cambiando tutto. Sorgevano case con lucernai angusti da destinare agli operai, palazzi a sette piani per i quadri intermedi e villette alberate e protette da siepi per i dirigenti. All’ingresso della Città una scritta: “Proprietà privata”. Lo stabilimento avrebbe dovuto mettere in moto un profondo processo di miglioramento generalizzato delle condizioni di vita della popolazione. Ma non andò così. L’odore di appalti e subappalti attirò a Gela anche la mafia della vicina Riesi. La microcriminalità locale entrò in lotta con la potente Cosa nostra del Vallone Mussomeli - Vallelunga. Iniziarono le minacce, gli attentati, i morti nella guerra tra stiddari e ma fiosi per il controllo del territorio. La città crebbe, crebbe rapidamente e in maniera disordinata su una polverosa collina di terra ingiallita. Case in tufo senza facciate ad elevazioni irregolari spuntavano da ogni dove, dando l’impressione di essere accatastate l’una sull’altra. Le ciminiere della raffineria incominciarono a sputare fumi di anidride solforosa che a seconda del vento si disperdevano per oltre dieci chilometri emanando fastidiosi odori. Le speranze suscitate dalla febbre del petrolio iniziarono a svanire presto. Il greggio estratto era a grande profondità e molto denso: ciò rendeva il processo estrattivo molto costoso limitandone la commercializzazione a pochi prodotti. Negli anni settanta, lo stabilimento dava lavoro a 4mila persone e 6mila lavoratori dell’indotto. I contraccolpi della crisi petrolifera, l’automatismo e il basso assorbimento di manodopera non ebbe gli effetti straordinari previsti sul sistema produttivo. Anno dopo anno si ridusse progressivamente la forza lavoro fino ad arrivare agli attuali 1.