Incubo condono

Da “La nuova Ecologia”:

Non ci sono più dubbi sul se, solo il come è da definire. Limitata ai piccoli abusi o estesa anche a quelli grandi, la sanatoria si farà. E a farne le spese, per gli ambientalisti, saranno ancora una volta i cittadini onesti e il territorio.
Il no degli ambientalisti
Forum

Nei prossimi giorni, in una serie di incontri tecnici i diversi ministeri coinvolti metteranno a punto i confini del prossimo condono edilizio. Diverse le ipotesi allo studio del governo che punterebbe, secondo il sottosegretario all’Economia Gianluigi Magri, su un range di incasso tra 1 e 2,5 miliardi di euro, a seconda della larghezza delle maglie
Ecomostro di Capo Rizzuto (KR)
della sanatoria. Sul tavolo ci sarebbe anche l’ipotesi, caldeggiata da An, di allargare il condono ai grandi comuni soprattutto quelli del Sud, che ancora non hanno adottato i piani regolatori.

Oltre a definire i confini della sanatoria edilizia il governo sta ragionando sull’opportunità di legare questa misura alla prossima manovra, inserendola direttamente o attraverso un collegato, oppure adottare uno strumento ad hoc come un decreto legge. Questo anche perché, fanno notare fonti vicine al dossier, inserire il gettito in Finanziaria vorrebbe dire alimentare gli appetiti di molti per l’utilizzo di queste risorse.
C’è però da coprire comunque la parte di una-tantum indicata nella prossima manovra (si stima in 10 miliardi) e il condono potrebbe servire in parte a questo, in mancanza di altre risorse.

La decisione è dunque tutta politica mentre i dettagli tecnici dovrebbero emergere a breve. Già da tempo gli ambientalisti, Legambiente in testa, denunciano i pericoli gravissi del condono edilizio, a cominciare dall’effetto annuncio: basta che se ne parli e nel Belpaese partono migliaia di ruspe, cantieri abusivi e le case spuntano come i funghi. Per il leader dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, il condono edilizio non è altro che «un’istigazione a delinquere». Ma le illegalità edilizie sono già molte: ammontano a 362.676 - secondo una stima di Legambiente e Cresme - le costruzioni interamente abusive sorte tra il ‘94 e il 2002.

Dal punto di vista tecnico è noto da tempo che l’ipotesi di partenza è quella avanzata già lo scorso anno, via emendamento alla Finanziaria, dal presidente della commissione Ambiente di Montecitorio, Pietro Armani (An). La proposta, che fu bocciata in sede d’esame della manovra, escludeva fra l’altro dalla sanatoria «le nuove edificazioni,
Ecomostro di Alimuri
le opere non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici, gli interventi nelle zone e fabbricati sottoposti a vincoli, salvo che non avessero ottenuto il parere favorevole dell’amministrazione preposta alla tutela del vincolo».

Attualmente si studia, partendo da questo, una versione meno light ma neanche troppo estesa i cui limiti devono essere messi a punto: «Lo faremo sicuramente, presto ma non prestissimo - ha annunciato il sottosegretario Gianluigi Magri riferendosi appunto al condono - e non sarà troppo ampio. Dipende dalle dimensioni massime degli edifici su cui fare l’intervento: e il gettito dovrebbe essere di un miliardo, nel caso di condono soft, fino a 2,5 miliardi nel caso di condono più allargato. Faremo dunque una scelta intermedia più larga dell’ipotesi di sanatoria per i piccoli abusi».

An intanto, per bocca del coordinatore in commissione Bilancio a Montecitorio, Alberto Giorgetti, frena sull’ipotesi di discostarsi di molto dalla proposta iniziale: «La proposta Armani - ha detto Giorgetti - sta iniziando ad essere condivisa e accettata da parte dei ministri di An, ma noi continuiamo a ragionare solo su questa base: sanare gli abusi commessi nelle volumetrie esistenti e no alle sanatorie per le costruzioni abusive».

C’è però un’eccezione: «stiamo riflettendo sui comuni che non hanno mai fatto il piano regolatore che sono soprattutto nel Mezzogiorno. Per questi si potrebbe ipotizzare di estendere il condono a fronte di una regolarizzazione per i piani regolatori». Sullo strumento da adottare Giorgetti ritiene infine che la Finanziaria sia più adatta del decreto. Insomma, dopo mesi di voci, il condono edilizio sembra quasi arrivato in porto e gli ambientalisti si preparano allo scontro.


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