Condono edilizio, una vergogna italiana
Dal sito del WWF Italia:
Torna a riaffacciarsi l’ipotesi di condono edilizio. Il WWF attacca: “Nel nostro paese il condono degli abusivi dura da mezzo secolo. Premiati i furbi e incoraggiati gli abusivi”.
Maurizio Santoloci, vicepresidente del WWF Italia, ha dichiarato: Dopo il crollo di San Giuliano lavevamo chiesto: mai più condoni nel Paese del dissesto idrogeologico e dei terremoti. Passata lemozione, il condono viene riproposto. Una vergognosa ipocrisia, che mette davvero a rischio tutto e tutti, e che dura da mezzo secolo. Se passasse il nuovo emendamento sul condono, potremo dire che in Italia si è reso possibile chiedere la domanda di concessione in sanatoria per tutti gli abusi realizzati dal dopoguerra sino al 2001″.
La legge 47/85 (del Governo Craxi) ha stabilito il condono per tutti gli abusi realizzati sino al 31 ottobre 83, la legge finanziaria 95 (primo governo Berlusconi) ha creato la possibilità di sanatoria per gli abusi realizzati tra il primo novembre 83 ed il 31 dicembre 93, e se passasse un nuovo condono questo riguarderebbe gli abusi dal primo gennaio 94 sino - probabilmente - al 31 dicembre 2001. Oltre mezzo secolo di abusivismo edilizio condonato. In pratica dal dopoguerra ad oggi tutti gli abusi sono sanabili. Un fatto clamoroso, che non ha eguali al mondo, indecente sia sotto il profilo delletica e del diritto per non dire degli enormi problemi ambientali, paesaggistici ed urbanistici.
Tranne infatti che per le aree demaniali per le quali esiste unincondonabilità assoluta (le costruzioni sul demanio appartengono al demanio stesso) per tutte le altre aree (anche vincolate) la legge ha consentito di richiedere il condono, rimettendo in via preventiva al soggetto sottoposto alla tutela dei vincoli un parere preventivo. Una procedura questa solo apparentemente di garanzia poiché per quel che riguarda i vincoli paesaggistici, i più delicati in relazione allabusivismo edilizio, il meccanismo della delaga consentito dalla legge ha fatto sì che nella stragrande maggioranza dei casi siano gli stessi Comuni che rilasciano i condoni ad esprimere il parere sui vincoli: un inaccettabile esempio di commistione tra controllore e controllato.
Gli introiti avuti con il pagamento dei cosiddetti oneri concessori sono stati di gran lunga inferiori ai costi sostenuti per aree che, una volta condonate, avevano tutti i diritti alle opere di urbanizzazione ed ai servizi. Inoltre lesperienza dei condoni precedenti ha dimostrato che i Comuni non sono neppure in grado di verificare se non sul piano meramente formale le domande presentate: pochissimi sono stati infatti i sopralluoghi ed i riscontri oggettivi che hanno consentito di valutare la veridicità di quanto dichiarato dalle domande o che hanno consentito di valutare lincidenza rispetto ai vincoli.
Esistono decine di migliaia di domande del condono dell85 ancora inevase. Di fronte allo scempio e al rischio per un bene collettivo, lambiente e il paesaggio, ma anche per la sicurezza di milioni di cittadini che si sono comportati correttamente, alla maggioranza e al Governo chiediamo un atteggiamento chiaro e non pilatesco: nessun condono nel paese dei disastri annunciati.
L’abusivismo non è più - se mai lo è stato - “di necessità”: negli ultimi 10-15 anni si è assistito soprattutto ad un “abusivismo di seconde case”, in aree demaniali e di pregio ambientale.



