Archive for Novembre, 2003

Distrazione di massa

Mi ha colpito molto sentire ieri sera Sabina Guzzanti dire in un programma televisivo (sebbene relegato alla domenica notte, senza molta pubblicità) quello che da mesi stiamo cercando di far capire a chi ci legge.
Che l’informazione in Italia non esiste (lo dimostrano studi che ci relegano al 53° posto nella classifica mondiale), e che tocca a chi non fa politica “di mestiere” cercare di migliorare le cose.

La parodia di D’Alema è un riassunto ben fatto di tutta la situazione.

Il problema non è solo nella politica nazionale, lo è a tutti i livelli.

Per esempio, io sono rappresentante nel Consiglio Studentesco dell’Università di Bologna, e l’altro giorno mi è toccato sentire: “fate fare la politica a chi la vuole fare”.
Gli stessi discorsi, anche a basso livello, proprio mentre i due gruppi più forti di rappresentanti, maggioranza ed opposizione, concludevano un accordo che soggioga i piccoli gruppi.

E’ sempre la stessa storia: quando gli interessi sono comuni e la politica viene fatta da chi per mestiere parla per ottenere vantaggi personali, ci si trova d’accordo, maggioranza ed opposizione, uniti contro il buon senso.

Per la cronaca, durante queste giornate di lutto, sono passate inosservate diverse questioni interessanti: un sottomarino nucleare che ci ha fatto rischiare un disastro atomico, la finanziaria è stata approvata, come pure la legge che punisce anche l’uso personale di droghe leggere.

In un articolo sull’ultimo numero di Micromega, Umberto Eco denunciava le modalità attuali con le quali gli strumenti della nostra informazione distraggono l’attenzione dei cittadini dai problemi più gravi.

Si è parlato per un mese di crocifisso e zero giorni di uno scampato incidente nucleare.

Due pesi, secondo il mio modesto parere, troppo sbilanciati.

Linux sul desktop, momento felice ma fuggente

Paolo Attivissimo ha scritto un’altro interessantissimo articolo su Linux. Questa volta prende in esame il rapporto di questo sistema e del software libero con gli utenti home, e degli ostacoli che questi incontrano.
Ostacoli che, dice, si trovano più nella comunità degli utenti “classici” di Linux che nei requisiti tecnici del sistema.

Io condivido, anche se in parte.
Non credo si possa chiedere alla comunità di prestare attenzione gratuitamente ai problemi degli utenti finali: molti sviluppatori pensano che sia più divertente risolvere un problema che spiegare come lo si è risolto, e quindi vediamo proliferare i tool a linea di comando a scapito della possibilità di utilizzo per tutti gli utenti, anche quelli non esperti.

Però è strano che anche le distribuzioni commerciali non comprendano spesso queste esigenze, non inserendo nei loro prodotti tutto l’insieme dei requisiti fondamentali all’utilizzo desktop (e questo significa anche nelle amministrazioni e nelle aziende, non solo a casa).

Prendiamo per esempio i driver per i software modem. Questi apparecchi funzionano solamente con driver appositi, che nella maggior parte dei casi sono disponibili anche per Linux, a scapito di ricerche su internet ed ore di prove e compilazioni. Non esiste nessun software che prenda in esame il sistema, valuti le risposte del modem ed installi il driver adatto, purché questo sia esistente.

In questi giorni ci sono furenti discussioni sul fatto che sia giusto ottenere la sponsorizzazione per il Linux Day da Lindows, che non è totalmente software libero.
Io credo che esperimenti come Lindows, benché non liberi, siano comunque positivi e da emulare, con le dovute differenze.
Se vogliamo avere libertà in futuro, dobbiamo permettere a tutti di usare il software libero, e per farlo dobbiamo anche includere chi non fa l’informatico di mestiere.

Credo che Lindows abbia sbagliato a rendere proprietario il software click&run: l’idea di pagare per il servizio di download è buona, ma in linea con il software libero la licenza doveva rimanere libera, mentre il servizio di gestione dei programmi (con debug, pacchettizzazione, assistenza) doveva essere a pagamento.
L’idea di partenza è ottima: scaricando il software in questo modo, si ha la possibilità di pagare una percentuale anche allo sviluppatore di quel programma. Questo perché esistono i dati di download e per ogni utilizzo si paga una somma, anche se minima, aggiuntiva al costo del sistema operativo.

In questo caso molte più aziende si sarebbero affidate a questo sistema, ed i guru non si sarebbero lamentati così tanto.
Il problema, però, sta nella posizione assolutamente ferma della comunità, che non accetta esperimenti come Crossover Office, benché portino all’utente finale dei vantaggi.

Questo è il problema, siamo tutti d’accordo. Ma questo problema si risolve pubblicizzando l’adozione di Crossover Office, oppure migliorando wine e cambiando la sua licenza per impedire la chiusura dei sorgenti delle versioni modificate? Se wine avesse solo la licenza GPL, Crossover Office avrebbe una licenza GPL, WineX avrebbe una licenza GPL, e forse avremmo ottenuto gli stessi risultati con software libero (dico forse perché non è detto che cambiando licenza si ottenga lo stesso prodotto, questa influisce pesantemente sulle modalità di sviluppo e quindi anche sul risultato). Questo proliferare di prodotti commerciali che sfruttano il software libero senza contribuire con le proprie modifiche e migliorie è dovuto all’utilizzo della licenza LGPL, che lo permette.
Ma la LGPL dovrebbe essere utilizzata solo per le librerie, non per il software.

Detto questo, il problema degli utenti finali non deve secondo me scavalcare la purezza di un’idea vincente: se si inizia a diffondere l’idea e la convinzione che le licenze del software vadano bene in tutti gli ambienti, anche quelli cruciali che stanno alla base del sistema operativo, allora ci sarà una implosione di questi software chiusi a discapito dell’idea del software libero.

Io sono convinto che un software come il Dreamveawer si possa pagare: lo farei, se fosse portato su Linux. Ma il cd di installazione del sistema operativo, i plugin per la visualizzazione delle pagine internet, i compilatori java, e tutti i programmi che stanno alla base dell’utilizzo del computer e dello sviluppo del software, devono rimanere liberi, altrimenti passeremo da un monopolio ad un’altro.

Il fiore del cactus cambia hosting

Da oggi queste pagine sono state spostate. Tutto dovrebbe funzionare correttamente, ma vi prego di segnalarmi qualsiasi eventuale disservizio, per permetterci di assicurarvi il passaggio più indolore possibile.
Grazie della fiducia, stiamo allargandoci anche per voi.

Earth Blog Summit: il 22/11 ad Ancona siete tutti invitati

Il primo incontro per chi è sensibile alle tematiche ambientali e vuole contribuire a cambiare il sistema. Con testimonianze, denunce, controinformazione e azione di lobby, virtuale e reale. per fare questo cosa c’è di meglio di una rete di blog coordinati e attivi per diffondere campagne e appoggiare azioni della grande rete? Se ne parla all’incontro promosso da Pandemia e dal Fiore del cactus, ad Ancona sabato 22 novembre 2003.

Io ci sarò…e voi? Siete tutti invitati.

I particolari qui.

Brevetti software: I Governi europei rinviano la decisione.

Mi scuso per i disagi tecnici. Stiamo per spostare il blog su un nuovo spazio, con tutti i problemi che questo comporta. Nel frattempo pubblico il comunicato dell’Associazione Software Libero:

BREVETTI SOFTWARE: I GOVERNI EUROPEI RINVIANO LA DECISIONE; I MINISTRI STANCA E BUTTIGLIONE RISPONDONO A BONINO E CAPPATO
Non è stato affrontato, come inizialmente previsto, il tema della brevettabilità del software nel corso del “Consiglio competitività”dell’Unione europea. Nel frattempo, il Ministro per le Politiche Comunitarie, Rocco Buttiglione, ed il Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, Lucio Stanca, hanno risposto ad una lettera inviata loro da Emma Bonino e Marco Cappato (Deputati radicali al Parlamento europeo), il 22 ottobre scorso. Bonino e Cappato si erano rivolti ai Ministri italiani competenti per chiedere alla Presidenza di turno italiana di confermare le posizioni espresse dal Parlamento europeo relativamente al testo di Direttiva sulla brevettabilità delle invenzioni attuate per mezzo di elaboratori elettronici (rapporto McCarthy). In particolare i Deputati radicali intervenivano a sostegno delle modificha introdotte dal PE perassicurare che i codici dei programmi - al pari delle formule matematiche o, in generale, delle “idee” tradotte in linguaggi -continuino in quanto tali ad essere esclusi, come previsto dalla Convenzione europea sui brevetti, dal campo della brevettabilità. Contestualmente al rinvio della discussione al Consiglio dell’Unione europea, i Ministri Lucio Stanca e Rocco Buttiglione hanno fornito una prima risposta interlocutoria a Bonino e Cappato. Buttiglione nella sua lettera sottolinea come “data la delicatezza del tema vada fatto ogni sforzo per procedere in accordo tra Parlamento e Consiglio e che probabilmente sia utile una pausa di riflessione”; il Ministro aggiunge che “in ogni caso non ritengo che la situazione possa maturare nel corso della Presidenza italiana”. Stanca, d’altra parte afferma che “data la complessità della materia, occorre analizzare con molta attenzione le proposte del Parlamento europeo e valutare l’impatto complessivo di tali proposte sia in relazione al mercato italiano, sia in relazione al processo di innovazione tecnologica”. Dichiarazione di Marco Cappato, deputato europeo radicale:”La Presidenza italiana ha opportunamente scelto di prendere tempo per riflettere ed approfondire il tema. Per parte nostra, utilizzeremo questo tempo per rafforzare e rilanciare la mobilitazione dei rappresentanti di imprese, ma anche di accademici, scienziati ecittadini che a centinaia hanno già in questi giorni deciso di pronunciarsi contro il rischio di brevettabilità delle idee, sottoscrivendo l’appello rivolto al Consiglio dei ministri dell’Unione europea, ai Governi ed ai Parlamentari europei “per proteggerel’innovazione in Europa”. E’ possibile sottoscrivere l’ «Appello alConsiglio dei Ministri Europeo, ai Governi ed ai Parlamentari Europei per proteggere l’innovazione in Europa: no ai brevetti software» al link: http://www.radicalparty.org/swpat/ “Per maggiori informazioni:Ufficio di Marco Cappatotel 0032 2 2847496 mcappato@europarl.eu.int

Elezioni a stelle e strisce (parte seconda)

Le prossime elezioni presidenziali Statunitensi saranno svolte, in larga parte, con il voto elettronico.
La gestione ‘tecnica’ sarà affidata a società private, l’hardware e il software sarà fornito principalmente da società private come Diebold, ES&S e Sequoia.
Anche se i singoli Stati richiedono il rispetto degli standard di sicurezza minimi preparati dal Governo Federale degli Stati Uniti, non è assolutamente certo né verificabile che ciò avvenga, anzi i rischi del voto elettronico sono sempre più temuti e documentati.
Esiste un numero veramente cospicuo di siti che si occupano di sensibilizzare gli elettori circa questi problemi; per tendere a una vera democrazia occorrono libere elezioni ma (oltre una vera partecipazione, una libera informazione ecc.) anche scrutini certi e verificabili.

Nel libro Votescam: The Stealing of America James e Kenneth Collier elencano minuziosamente le frodi elettorali degli ultimi 25 anni. Gli autori non si occupano solo di voto elettronico ma è una ricerca a tutto campo, disponibile in rete.

David Dill è professore universitario all’Università di Stanford e mette in guardia dai rischi del voto elettronico:
Chi controlla le macchine controlla anche il voto.
I programmi possono contenere codici nascosti che possono raggirare anche le più oneste commissioni elettorali.
Software o hardware difettoso possono decidere la sorte di un’elezione.
Gli Stati che gestiscono le elezioni non sono realmente coscienti di questi problemi.
Riconteggi manuali sono difficilmente gestibili.
La Help America Vote Act (HAVA), legge fatta in fretta e furia dopo le elezioni della Florida nel 2000 non garantisce la necessaria sicurezza perché un riconteggio delle schede sarebbe inaffidabile.

Rebecca Mercuri è la principale esperta indipendente sulla tecnologia del voto elettronico, il suo sito web contiene informazioni precise sulla mancanza di sicurezza e sugli errori informatici che contraddistinguono il gruppo attuale di sistemi di voto elettronico.
Inoltre rileva come le società come Diebold, ES&S e Sequoia, che costruiscono le macchine e forniscono i software assumono semplicemente un atteggiamento alla “fidati”.
Queste industrie tra l’altro stanno anche venendo smascherate clamorosamente:
hacker penetrati nei siti ftp della Diebold hanno trafugato documenti e prove dove si dimostra che i dirigenti pur consci dei bachi dei propri prodotti hanno continuato a venderli tranquillamente ai propri clienti-Stati. In base a questo gli studenti del Swarthmore College in Pennsylvania hanno avviato una campagna di protesta. La vicenda è di attualità anche in Italia

Bev Harris è una simpatica signora che mette a disposizione in rete un altro libro fondamentale.
Questo è un ‘copia e incolla’ da un messaggio in rete che prende spunto da un episodio del suo libro:
“Chuck Hagel partecipò per la prima volta alle elezioni al Senato degli Stati Uniti in Nebraska nel 1996. Le macchine per il voto elettronico appartenenti alla Election Systems & Software (ES&S) riportarono che ebbe delle vittorie senza precedenti sia alle elezioni primarie che a quelle generali. La sua vittoria del 1996 fu considerata uno dei più grandi risultati a sorpresa di quelle elezioni. Era il primo Repubblicano a vincere una campagna senatoriale in Nebraska in 24 anni e vinse praticamente in qualsiasi gruppo demografico, comprese molte comunità in larga parte nere che prima di allora non avevano mai votato Repubblicano.
Sei anni dopo Hagel partecipò di nuovo contro il democratico Charlie Matulka nel 2002, e vinse con una valanga di voti. Fu rieletto per il secondo mandato con l’83% dei voti: la più grande vittoria elettorale nella storia del Nebraska. Ancora una volta, i voti furono contati dalla ES&S, ormai la più grande società di macchine per il voto in America.
Mentre queste vittorie potevano essere licenziate semplicemente come un inaspettato successo Repubblicano, un articolo del gennaio 2003 sul giornale indipendente di Washington The Hill rivelava dettagli interessanti sugli investimenti finanziari di Hagel gettando una luce differente sul suo successo elettorale. Chuck Hagel fu l’amministratore delegato della ES&S (allora AIS) fino al 1995 ed è ancora uno dei più importanti azionisti della casa madre della ES&S, la McCarthy & Company. Hagel si dimise dall’incarico di amministratore delegato della ES&S per partecipare alle elezioni e da quello di presidente della casa madre McCarthy &Company (della quale rimane uno dei più importanti investitori) dopo la sua elezione.”

Per verificare l’attendibilità della fonte si può partire da qui o dall’articolo del giornale The Hill.

Non mi prolungo sui mille altri casi paradossali o grotteschi; le vicende americane sono un punto di partenza per ragionare sul VOTO ELETTRONICO e i suoi rischi.
Non esistono sistemi informatici inviolabili a chi li gestisce, potrebbe essere possibile, quindi, modificare i risultati delle votazioni.
Se ad ogni elettore si rilasciasse una prova certa del suo voto, oppure ogni elettore facesse uso di smart-card personale si violerebbe la segretezza del voto.
Con le attuali procedure elettorali, in Italia, si può in qualunque momento procedere ad un ri-conteggio dei dati elettorali, per verifiche ulteriori sulle schede elettorali. Se gli archivi saranno solo informatici un controllo successivo nel tempo sarà sostanzialmente vano; come ri-conteggiare i voti dai verbali della commissione elettorale senza la possibilità di accesso alle schede con i voti espressi.
A nessuno, giustamente, è mai venuto in mente di criticare l’imparzialità del meccanismo in vigore in Italia; è gestito dal Ministero dell’Interno, una Pubblica Amministrazione e non un’azienda privata.
Chi si lamenta della lentezza del responso definitivo dei risultati elettorali baratta qualche ora del suo tempo con un legittimo controllo democratico delle procedure elettorali.

Convegno: ‘Le nuove recinzioni della vita: brevetti, monopoli, multinazionali’

Convegno: ‘Le nuove recinzioni della vita: brevetti, monopoli, multinazionali’

Milano, 8 novembre 2003
Il convegno è proposto nell’ambito delle attività per il bando di concorso sui brevetti, promosso dall’Associazione Culturale Punto Rosso e dal Circolo Culturale Palazzo Cattaneo (il cui regolamento è possibile consultare nel sito www.puntorosso.it).
Più in generale la proposta rientra nelle attività di ricerca e di elaborazione culturale del movimento per le alternative al sistema dominante, per le alternative alla privatizzazione del sapere e della conoscenza, alla brevettazione e alle politiche del Wto, degli Usa e dell’Europa.
Al convegno parteciperanno Vandana Shiva, Samir Amin, Riccardo Petrella e altri studiosi e attivisti del movimento.

Le nuove recinzioni della vita: brevetti, monopoli, multinazionali le alternative alla privatizzazione del mondo

Milano - Sabato 8 novembre 2003
Camera del lavoro – C.so Porta Vittoria 43, ore 9.30 – 13.30

Prima sessione:
Le conseguenze sociali ed economiche dei brevetti e le alternative

il contesto
SAMIR AMIN (dir. Forum du Tiers Monde, pres. Forum Mondiale delle Alternative)
Il capitalismo contemporaneo, i monopoli, le multinazionali e le privatizzazioni

RICCARDO PETRELLA (Univ. di Lovanio, Segr. Contratto Mondiale Acqua)
La mercificazione della conoscenza

relazione
VANDANA SHIVA (direttrice Research Foundation for Science, Tecnology and Ecology)
I brevetti, il Wto e la privatizzazione del vivente: le conseguenze sul Sud del mondo
comunicazioni

VITTORIO AGNOLETTO (Cons. Int. Fsm)
I brevetti ed il diritto alla salute

NICOLA NICOLOSI (segreteria Cgil Lombardia)
I monopoli della conoscenza e il declino industriale italiano

GIORGIO CREMASCHI (segr. nazionale Fiom)
Le conseguenze dei brevetti e dei monopoli sul lavoro

GIANNI TAMINO (Università di Padova)
Brevetti, biotecnologie e privatizzazione del genoma umano

Ore 14.30-19.00
Seconda sessione:
La riforma della brevettabilità. Il monopolio brevettuale e altre forme di remunerazione

BENEDETTO VECCHI (Il Manifesto)
La proprietà privata nell’epoca del postfordismo come appropriazione di conoscenze prodotte collettivamente

ANDREA FUMAGALLI (Università di Pavia)
Saperi collettivi e proprietà intellettuale. Le alternative

Video-intervista a RICHARD STALLMAN (Free Software Foundation)
ARTURO DI CORINTO (Università di Roma)

La Rete e la libera circolazione della conoscenza. Il movimento per il software libero.
Interventi previsti di IVAN VERGA (Ass. Verdi Ambiente Società),
ROBERTO BRAMBILLA (Rete di Lilliput),
GIANCARLO ZINONI (Attac) e altri in via di definizione.
Conclusioni di VANDANA SHIVA

L’equita’ in mostra ad Ancona

Eco&Equo nasce il 20 novembre prossimo ad Ancona. Si parla e si esponde sul tema dell’equità dello sviluppo e del commercio insieme alla diffusione di pratiche e politiche meno insostenibili per il nostro pianeta.

Numerosi i convegni di rilievo, non ancora ad oggi presenti sul sito della fiera. Vi svelo in anteprima (ne sono coinvolto in prima persona) i temi: acqua, petrolio, commercio equo, OGM, agricoltura biologica.

Chi vuole visitare la fiera ha tutti gli elementi sul sito e l’ingresso libero a richiesta. Mandate pure un email o lasciate un commento con un vostro recapito telematico ;-) Sponsor: WWF Italia.

Io non condono

Continua la campagna degli ambientalisti contro il condono edilizio.

Intanto l’arcipelago ambientalista (WWF, Legambiente, Italia Nostra, Comitato per la Bellezza, INU, Associazione Bianchi Bandinelli) affila le armi e prepara una serie di manifestazioni contro il condono edilizio: venerdì 7 novembre dalle ore 12 ci sarà un presidio di fronte a Palazzo Chigi, mentre l’8 novembre sono previste una serie di manifestazioni a partire dalle 10 in tutte le regioni. Nel pomeriggio dello stesso giorno, il cartello di associazioni aderisce alla manifestazioni nazionale indetta dal sindaco di Eboli nella cittadina campana (teatro di importanti demolizioni ) contro il condono.

Il governo confermi la posizione del PE sui brevetti

Ricevo e pubblico un comunicato stampa dell’ Associazione Software Libero

LETTERA APERTA AI DEPUTATI ITALIANI

IL GOVERNO CONFERMI LA POSIZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO SUI BREVETTI

Dopo che il Parlamento Europeo, in prima lettura, ha sancito la non brevettabilità delle innovazioni software, a breve il Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea ed ancora il Parlamento Europeo, in seconda lettura, dovranno decidere il destino della proposta della Commissione Europea.

Chiediamo che il Parlamento ed il Consiglio Europeo confermino e rinsaldino i principi contenuti nella Convenzione Europea sui Brevetti che esclude la brevettabilità degli algoritmi, dei programmi per elaboratore e dei metodi commerciali, per i motivi delineati su http://swpat.xsec.it/.

A tal fine il CDTI (Club dirigenti tecnologie dell’informazione) di Roma e l’Associazione software libero presentano ai deputati ed agli eurodeputati italiani una LETTERA APERTA che chiede loro di firmare una richiesta ai ministri competenti affinché confermino, in sede di Consiglio europeo, le modifiche apportate dal Parlamento. Entrambe si
trovano a partire dalla pagina http://swpat.xsec.it/.

Chiediamo inoltre alle PMI ed ai professionisti che operano nel campo del software in Italia di FIRMARE E FAR FIRMARE IL NUOVO APPELLO al Consiglio dei Ministri Europeo, ai Governi Europei ed ai Parlamentari
Europei che si trova sempre su http://swpat.xsec.it/, e di inviarlo per posta o per fax seguendo le istruzioni ivi riportate.

Maggiori informazioni sui brevetti software in Europa all’apposita pagina ( http://softwarelibero.it/documentazione/brevettisw.shtml) di documentazione dell’associazione software libero.

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