Archivio del mese di Ottobre 2003


REPORT: “NIENT’ALTRO CHE LA VERITA’- Il caso Ilaria Alpi”

Gentile telespettatore La informiamo che domani sera 21 ottobre andrà in onda su Raitre alle ore 21.00 l’ultima puntata di Report della stagione,
dal titolo:
“NIENT’ALTRO CHE LA VERITA’- Il caso Ilaria Alpi”
DI SABRINA GIANNINI
www.report.rai.it

A quasi dieci anni dalla morte della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin avvenute in Somalia durante la missione ONU “Restore Hope”, ricostruiamo la tormentata vicenda giudiziaria che, ad oggi, non ha ancora accertato chi furono i mandanti del duplice omicidio. Una ricostruzione che parte dal ritardo con il quale sono state attivate le indagini, la sconcertante dissipazione di indizi (e la mancata persecuzione dei responsabili di tale dissipazione), la quasi inesistente ricerca di collaborazione degli apparati dello Stato (SISMI, SISDE, Governo), tre perizie contrastanti e una riesumazione tardiva del cadavere
di Ilaria. Niente è stato fatto (per volontà o sciatteria) da chi avrebbe dovuto attivarsi subito per trovare il movente, inoltre l’inchiesta svela veri e propri occultamenti operati dai servizi segreti (sia militari che il SISDE) relativi a piste di indagine che gli inquirenti avrebbero potuto seguire per l’accertamento della verità.
E’ risaputo, inoltre, che in Somalia tutti conoscono i nomi dei killer e (come ha dichiarato l’ex Ambasciatore in Somalia Mario Scialoja) li conosce il signore della guerra Ali Madhi (l’omicidio avvenne nella parte di Mogadisico che lui controlla), eppure il governo italiano non ha mai fatto pressioni su Ali Madhi, pur avendo un tradizionale legame diplomatico con il tormentato paese africano. Secondo l’avvocato di Giorgio e Luciana Alpi, gli inquirenti dovrebbero accertare che l’omicidio di Ilaria Alpi non sia stato proprio un omicidio “di Stato”. Infatti Ilaria Alpi stava da mesi indagando su un presuntotraffico di armi e rifiuti tossici (soprattutto scorie nucleari) tra Italia e Somalia. Un traffico di interesse strategico per una nazione che ha bisogno di terreno per insabbiare rifiuti e l’altra (perennemente in guerra civile) che vuole essere pagata soprattutto con armi. Ilaria Alpi aveva lasciato molte tracce in questa direzione, ma non sono
mai state seguite. Se non da uno dei tre magistrati che ha preso in mano l’inchiesta: Giuseppe Pititto, il quale, nel ‘97, con una motivazione pretestuosa, è stato esonerato dall’incarico.

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ECDL con software libero

Ho appreso in questi giorni che dal 20/10 di quest’anno è possibile fare gli esami per la Patente Europea dell’informatica anche senza utilizzare software proprietari. E’ un buon passo in avanti per l’Italia, che rimaneva palesemente indietro rispetto ad altri paesi comunitari su questo versante.
Rimane comunque il problema di dare un valore ad un test impostato male, per il quale ci si deve preparare a memorizzare le voci dei menu dei programmi piuttosto che imparare a cavarsela in maniera decente in un contesto più ampio.

Esistono nozioni che sono trasversali, che non riguardano i sistemi operativi e/o determinati programmi, che dovrebbero essere imparate prima di ogni altra cosa, e che avrebbe un senso fornire tramite un patentino che serva veramente come base per ogni curriculum vitae.

Il copia ed incolla, l’undo ed il redo, cos’è una formattazione e cos’è il contenuto di un documento.
Imparate queste, trovarsi davanti un programma o un’altro è indifferente, perché quello che si è imparato è l’obiettivo al quale si vuole giungere, ed i passi generali con i quali ottenerlo.

Un patentino basato su office xp o su Openoffice.org 1.1 sarà obsoleto appena uscirà la nuova versione del programma, e non avrà più valore per i fini per i quali è stato istituito.

Speriamo che con il tempo venga corretto e rivisto in base all’esperienza, come lo è stato per l’inserimento di software libero di quest’ultima parte dell’anno.

Estratto dalla Circolare n. 16/2003 ECDL con software libero (AICA)

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A partire dal 20/10/2003 saranno disponibili sul sistema ALICE i test automatici per l’erogazione di esami in ambito open source.
Da quella data i Test Center interessati potranno effettuare gli esami in quanto il software è già presente sul sistema ALICE.
I Test Center possono segnalare la loro intenzione di effettuare corsi ed esami in ambito open source, compilando il modulo allegato e restituendolo all’indirizzo e-mail: ecdl@aicanet.it.
AICA manterrà una lista pubblica con i dati dei Test Center che segnaleranno corsi ed esami in ambiente opensource.

I moduli open source disponibili sono:
Modulo 2 - Uso del computer e gestione dei file: LINUX con GUI tipo KDE2/KDE3
Modulo 3 - Elaborazione testi: OpenOffice.org 1.1
Modulo 4 - Foglio elettronico: OpenOffice.org 1.1
Modulo 5 - Basi di dati: OpenOffice.org 1.1
Modulo 6 - Strumenti di presentazione: OpenOffice.org 1.1
Modulo 7 - Reti informatiche: Mozilla 1.3
consentendo così al candidato che lo desideri di conseguire la Patente Europea del Computer, senza far ricorso a prodotti proprietari.
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Giornata alimentazione. Il messaggio di Kofi Annan

“Ce’ bisogno di una vera alleanza internazionale per vincere la lotta contro la fame”: lo sottolinea il segretario generale dell’Onu Kofi Annan in un messaggio in occasione della giornata mondiale dell’alimentazione che viene celebrata oggi. “Nonostante lo straordinario progresso tecnologico e agricolo dell’era moderna, l’atavica e gravissima piaga della fame e’ ancora con noi. Ogni giorno, 840 milioni di persone non hanno abbastanza da mangiare. Nell’Asia meridionale una persona su quattro soffre la fame e nell’Africa subsahariana la proporzione e’ di ben uno su tre”, spiega Annan. Uno degli obiettivi di sviluppo del millennio e’ quello di sradicare la poverta’ e la fame, sottolinea il segretario dell’Onu. La dichiarazione del millennio dell’Onu esorta a dimezzare, entro il 2015, la percentuale delle persone che vivono con meno di un dollaro al giorno e quella delle persone afflitte dalla fame. Il vertice mondiale sull’alimentazione,
tenutosi nel 1996, si prefiggeva anche di dimezzare, entro il 2015, il numero degli affamati obiettivo riaffermato al vertice mondiale sull’alimentazione del 2002: cinque anni dopo. “Questi obiettivi sono la nostra sfida e ci restano soltanto dodici anni per realizzarli. Tuttavia sono raggiungibili. La loro attuazione necessita di interventi su diversi fronti allo scopo di incrementare la produzione alimentare e di migliorarne la distribuzione”, scrive Annan. A suo avviso e’ inoltre necessario un deciso intervento sugli altri obiettivi di sviluppo del millennio, dal momento che la sicurezza alimentare e’ collegata all’istruzione,
all’igiene, alla parita’ fra i sessi, alla sostenibilita’ ambientale ed al controllo delle malattie infettive. “Esorto tutti i nostri partner, a livello nazionale, regionale ed internazionale, ad unirsi e a dimostrare volonta’ politica in modo da garantire risorse e competenze necessarie per vincere la lotta contro la fame una delle piu’ importanti e vitali in cui il mondo e’ impegnato”, ha detto Annan.

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Anniversario di Calvino

Oggi è l’anniversario di Italo Calvino (1923 - 1985), avrebbe compiuto 80 anni. Iniziò a lavorare all’ufficio stampa dell’Einaudi, conobbe Pavese, Vittorini e da loro incoraggiato divenne un grande scrittore.
Lascio da parte la biografia per soffermarmi sui suoi libri in particolare quelli che mettono in mostra maggiormente la sua fantasia. La trilogia “Gli antenati” composta da: Il Barone rampante, Il Visconte dimezzato, Il Cavaliere inesistente; i 3 libri hanno dei protagonisti inverosimili e straordinari allo stesso tempo, chi resta tutta la vita sugli alberi, chi in guerra rimane tagliato a metà (con tutti i problemi di personalità annessi), chi è composto solo da una armatura come un guscio vuoto. Sono un tecnico informatico e non c’è niente di meglio di Calvino per disintossicarsi dalle scorie lavorative. Era figlio di un agronomo e di una laureata in scienze naturali, egli stesso studiò alla Facoltà di Agraria e ha trasposto anche queste influenze nelle sua prosa.
E’ riuscito ad amalgamare aspetti del reale, della matematica, del gioco numerico, dell’astronomia, con l’immaginazione e la fantasia. Qui ci sono alcuni brani audio de “Le città invisibili”, dettagliata descrizione di città astratte e impossibili con il nome di donna unite da una geometria perfetta, imperdibile è “Le cosmicomiche” con il multiforme protagonista Qfwfq e le sue storie ambientate ai tempi dell’origine del mondo quando non c’era neanche un punto nello spazio.
Ovviamente le opere di Calvino sono tantissime, decifrabili su più piani e con lenti ben più spesse delle mie, il bello è proprio questo: può essere letto da un pubblico molto variegato (anche bambini) e ognuno può godere di una incredibile umanità.
In questi tempi di pensiero unico, vedo molti ragionamenti intelligenti che si infrangono miseramente nell’unico mondo/modo possibile, Calvino potrebbe essere un buon punto di partenza per immaginare e quindi creare altri mondi o realtà.

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L’ambiente corre pericoli seri in parlamento

Dal WWF Italia un comunicato stampa su quanto sta per succedere oggi alla Camera. Ne parla ANSA.

“UN RISCHIO ALTISSIMO PER L’AMBIENTE”

Si vuole diminuire la tutela dell’ambiente e del paesaggio, rimettendo in discussione quanto acquisito in Europa e in Italia negli ultimi 30 anni

Gli ottant’anni di dibattiti parlamentari sulla legge sui parchi, i venticinque anni di normative sulle acque, leggi frutto di decenni di lavoro parlamentare e di pressioni ambientaliste rischiano di diventare “tabula rasa”. E’ quanto denuncia il WWF commentando l’accelerazione annunciata della Legge Delega sull’Ambiente (oggi in calendario alla Camera). La legge intende affidare ad una commissione di 24 tecnici la riscrittura delle leggi sull’ambiente riguardo a temi delicatissimi quali l’acqua, difesa del suolo, gestione dei rifiuti, inquinamento atmosferico, sicurezza idrogeologica, valutazione di impatto ambientale, parchi. Su tutto cio il Parlamento potra dare solo un parere non determinante, anche se e’ stato ripristinato il doppio parere della Commissione Ambiente di Camera e Senato.

“Dietro la condivisibile esigenza di semplificazione normativa si cela in realta una vera deregulation - denuncia Gaetano Benedetto, Segretario Aggiunto WWF - Ad esempio e’ a rischio la legge sulla difesa del suolo, una delle piu avanzate, o la normativa sui rifiuti, gia oggi minacciata dal tentativo di semplificare procedure, controlli e sanzioni. Anche i parchi sono a rischio “riclassificazione”, il che vuol dire che si chiameranno in altro modo per poter consentire, ad esempio, la caccia o l’espansione edilizia. Assistiamo ad una vera e propria accelerazione di una vera e propria strategia contro i principi ed i valori della tutela: non e’ solo la legge delega, ma anche il Decreto Legge sul condono edilizio, che contiene un attacco al demanio, e il nuovo Codice dei Beni Culturali, che stravolgerebbe tutta la legge sulla tutela del paesaggio”.

Gli ambientalisti avevano proposto un testo alternativo per limitare l’ambito della delega, limitare l’esclusione del Parlamento, stralciare le norme immediatamente efficaci. Tra queste ultime: la concessione in sanatoria in aree vincolate quale strumento ordinario, l’incenerimento indiscriminato dei rifiuti solidi urbani anche in cementifici e impianti di cogenerazione elettrica, il riutilizzo nelle acciaierie dei rottami ferrosi come materia seconda, senza tener conto del fiorente mercato illegale, piu’ volte segnalato dalle forze di polizia, di scarti metallurgici anche contaminati.

Da mesi quattordici associazioni ambientaliste e di tutela riunite dal WWF stanno dando battaglia: da Italia Nostra a Legambiente, dal FAI a Marevivo, dall’INU alla Lipu, da Bianchi Bandinelli a Greenpeace, al Comitato per la Bellezza. Questa legge ha attirato anche le critiche della CEI, la Conferenza Episcopale italiana, definendola “una scelta puramente tecnica che non tiene conto del bene comune”.

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Lo sviluppo collaborativo esce dal software

In questi giorni è uscita una nuova versione del racconto “La ballata del Corazza”, disponibile sulla pagine delle scritture comunitarie del gruppo Wu Ming, un lavoro scritto a più mani secondo le classiche regole dell’opensource. Partendo dall’idea che “Le storie sono di tutti” e che “La creazione è sempre collettiva”, il gruppo che ha pubblicato, tra gli altri, il romanzo Q, sta portando avanti diversi progetti che prendono in prestito le idee del software libero e le riutilizzano nella letteratura.

Partendo da questa notizia, mi viene da pensare che le idee di uno sviluppo collaborativo si stiano sempre più diffondendo nei più svariati ambiti della vita moderna.
Al di là di questi progetti, che richiamano da vicino anche le licenze in uso nel software libero, in moltissimi altri ambiti si stanno creando comunità di persone che collaborano per fini comuni. Dai siti che raccolgono gli spartiti per chitarra, ai gruppi di professori che insieme stanno scrivendo libri di testo liberi per le scuole, sicuramente la rete informatica mondiale ha permesso il raggruppamento delle persone che hanno gli stessi interessi, rendendo di fatto possibile portare avanti progetti comuni che richiedono lavoro intellettuale.

Se ripensiamo allo scopo primario di Internet, che era quello di aiutare la ricerca universitaria con lo scambio delle conoscenze, vediamo che questa evo/rivo-luzione non è altro che un enorme passo avanti rispetto al progetto iniziale.

Credo inoltre che lo sviluppo collaborativo sia qualcosa di sistemico, una derivazione naturale di quello che ha portato questa enorme libertà di comunicazione. Senza questi mezzi nessuna rivoluzione dello sviluppo sarebbe potuta nascere.
Molto probabilmente si potrebbe dimostrare che vale anche il contrario: senza una rivoluzione dei metodi di sviluppo non si avrebbe nessun ulteriore passo in avanti nelle libertà di comunicazione.

In futuro credo che sempre più ambiti verranno coinvolti da questo modo di fare. Tante ipotesi si potrebbero trovare semplicemente associando i modi classici di lavorare alla diffusione delle conoscenze in rete. Probabilmente nasceranno strutture che permetteranno di condividere i progetti degli architetti, di avere collezioni di disegni ingegneristici da personalizzare per le proprie esigenze.

Io credo che sia solo una questione di tempo. E di modi.

Pensare di adattare le licenze del software libero ad ogni ambito della produzione e della vita non è affatto realistico, come hanno dimostrato alcuni progetti come l’Open Cola.

La trasformazione dei nostri modi di fare avverrà in maniera graduale, vedrà molti progetti fallire per errori di analisi, molti altri avere grande successo anche per serie di coincidenze fortuite. La selezione “naturale” filtrerà solo le idee migliori, e tra qualche decina di anni probabilmente qualche idea che oggi appare futuristica sarà considerata tra le fondamenta delle nuove società democratiche.

La politica ne rimarrà esclusa? Io non credo.

Probabilmente solo i gruppi che riusciranno a trovare un’interfaccia bidirezionale con la società civile, attraverso anche mezzi di comunicazione innovativa, riusciranno a coinvolgere i cittadini anche all’atto del voto.

Probabilmente idee come la democrazia deliberativa non suoneranno così strane, se accompagnate da innovazioni tecnologiche come la firma digitale ed il riconoscimento biometrico delle persone.

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Punta Perotti abbattuta

In tempi di condono questa è un’ottima notizia.

RAI informazione di stato o informazione di Fastweb?

Grazie ad un messaggio che ho ricevuto in una mailing list in questi giorni, ho scoperto che esiste un sistema simile a quello che immaginavo possibile per una televisione pubblica. Raiclick, questo il nome del servizio, è un portale dove è possibile consultare alcuni video di alcune trasmissioni della Rai, tramite streaming audio-video.
Nell’ottica di creare un canale di informazione ed intrattenimento verso i cittadini, non vedo perché non si possano rendere disponibili online i programmi dati in televisione, permettendo di fatto l’utilizzo della televisione tramite un sistema on-demand (io chiedo, io vedo), contrapposto all’unica scelta che allo stato attuale delle cose ci viene permessa: il telecomando. Nel momento in cui tutti i canali si appiattiscono ad un certo tipo di informazione, ancor prima dell’intrattenimento, spostando i programmi più interessanti spesso ad orari improponibili per un cittadino che lavori di giorno, risulta importante mettere a disposizione altri strumenti per la scelta dell’informazione da ricevere.
Un passaggio di questo tipo è pericoloso, secondo l’ottica dei pubblicitari, che invece preferiscono le forzature e l’appiattimento culturale per meglio affondare il fioretto con i loro messaggi ad un pubblico che sia il più vasto possibile.
A dimostrazione del fatto che uno strumento di questo tipo sia possibile, oltre ai vari esperimenti che stanno riscuotendo sempre maggiore successo, come No War Tv o Atlantide.tv (nata e gestita della famiglia Fo), possiamo utilizzare proprio www.raiclick.it.
La RAI ha un patrimonio culturale, nei suoi archivi vecchi e futuri, che viene attualmente sprecato. Si fa un programma, si trasmette, e lo si butta in un armadio.
Eppure sono convinto che tantissime persone affronterebbero il costo di connessioni veloci (odio il termine banda larga per motivi che vi spiegherò), per poter rivedere programmi di anni fa, oppure avere la possibilità di guardare un programma quando si è più comodi.

Ecco, il punto è proprio questo, la banda larga.
Questo spiega il “simile” di prima.
Innanzitutto non si spiega il motivo per il quale si utilizzi un solo formato, proprietario, per la diffusione degli streaming. Ritorniamo sempre al solito discorso: se non riusciremo a portare avanti leggi che impediscano l’uso di formati proprietari, chi gestirà questi formati in futuro sarà padrone dell’informazione, dell’economia e della nostra vita intera. Non è, di certo, un problema solo per nerd.

Io non credo nella stupidità. Mi ritengo una persona abbastanza intelligente da credere che la stupidità in chi gestisce le cose pubbliche non esista.
Spesso si nasconde con la stupidità un’insieme di altre ragioni, che è meglio nascondere con questa scusa.

Bush, ad esempio, non può essere così stupido come ce lo dipingono.
Forse un uomo poco adatto alla politica, ma non uno stupido.

E così, quando mi chiedo il perché dell’utilizzo di alcuni formati, e della impossibilità di scaricare il materiale prima di visionarlo da un portale come Raiclick, che invece dovrebbe trasmettere informazioni a più persone possibili, non posso che andare alla ricerca di una risposta.

E credo anche di averla trovata.
Innanzitutto è possibile visionare gli streaming solo ad una velocità di 300kb/s, e questo significa che chi ha in casa una ISDN o una ADSL non può vedere nulla.
Che cosa c’è di più veloce delle ADSL, a livello consumer? La fibra ottica.
Chi gestisce i contratti di connessione a fibra ottica in quasi tutte le città d’Italia? Fastweb.

Altri indizi?

Ecco che cosa si legge quando si preme sul link “Rai Click Tv” del menu:

Per vedere Rai Click Tv dal televisore di casa devi disporre di una connessione in fibra ottica o ADSL FastWeb, la società del gruppo e.Biscom che fornisce alla clientela business e residenziale un vero e proprio sistema integrato per l’utilizzo contemporaneo e ottimizzato di Telefono, Internet e TV, grazie a una rete in fibra ottica all’avanguardia che impiega la tecnologia IP (Internet Protocol)

FastWeb è oggi presente a Milano, Torino, Roma, Genova, Napoli, Bologna, Raggio Emilia e presto in molte altre città italiane. Una volta che la linea in fibra ottica è stata attivata, l’azienda ti fornisce uno speciale decoder, una tastiera e un telecomando, che trasformano il tuo televisore di casa in una potente stazione multimediale, per accedere a Rai Click Tv e a molti altri servizi.

Perché solo Fastweb viene menzionato? Ci sono altri fornitori di fibra, anche se più piccoli.

Altri indizi?
Guardate l’indirizzo dello streaming di un programma qualsiasi (Report):
rtsp://livereal.fastweb.it/fastbox/real/raiclick/FMVRAI03000001015283.rm

Sono tre, finora. Il tenente Colombo diceva che tre coincidenze fanno una prova.
Capisco che Fastweb abbia bisogno di motivare agli acquirenti la spesa per una connessione che, per le paginette html, non è necessaria.

Quello che non capisco è a che punto un servizio pubblico possa permettersi di utilizzare formati proprietari, dividere i cittadini in “chi può e chi non può”, fare in modo che solo certi utenti di un’azienda privata “possano”, senza che nessuno protesti o dica nulla.

Tutto questo, poi, selezionando i programmi secondo regole che potremmo definire di “comodità”. Delle nuove puntate di Report, sono presenti tutte tranne quella sul Terrorismo degli Stati Uniti, intitolata “L’altro Terrorismo”.
E’ vero che su un’altro sito è disponibile, ad una qualità inferiore, ma già il fatto di aver selezionato e mostrato in vetrina solo una parte dei programmi è secondo me una violazione della pluralità dell’informazione.

Dal mio canto, cercherò di muovermi il più possibile perché questo servizio, che di fatto dovrebbe essere pubblico, torni tale.

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Wu Ming, scrittori senza Copyright

Wu Ming in cinese mandarino significa ‘anonimo’, ‘non famoso’, è il nome di un collettivo letterario fondato a Bologna qualche anno fa, sono 4-5 scrittori (circa), adesso che ci penso non mi ricordo il nome di nessuno di loro!
Wu Ming ha scelto di non apparire in TV per non essere inglobato nel solito circo mediatico capace di… mettere di cattivo umore chiunque, nessun atteggiamento elitario, più semplicemente promuovono i loro libri e le loro storie in qualunque altro modo (incontri organizzati in librerie, centri sociali, piazze reali e virtuali ecc.).
Wu Ming, senza una coerenza forzata e senza il timore di sporcarsi le mani pur di ottenere risultati concreti, crede che un mondo diverso sia possibile, utilizza il mezzo scrittura principalmente per arrivare a questo fine, (il far soldi e il divertirsi non sono fini secondari ma impliciti)
“Il linguaggio è produzione, è potere, è rete di relazioni, è stare-nel-mondo!”, di conseguenza i libri sono pubblicati con una variante della licenza copyleft, tutti (anche quelli tradotti) integralmente scaricabili da internet, riproducibili su qualunque supporto, purché non a scopo commerciale.
L’unico vincolo è posto alla grande industria cine-televisiva-editoriale che potrebbe, senza autorizzazione, sfruttare la creazione-libro per produrre un film o rivendere l’opera modificandola a proprio piacimento; il loro obiettivo è una libera diffusione del sapere in barba alla legislazione sul diritto d’autore e a chiunque se ne serva per una indebita appropriazione del libero pensiero!
Così come le righe di codice del software, anche i concetti espressi da uno scrittore o da uno studioso sono il frutto dell’intelligenza collettiva sviluppata nel corso degli anni tramite lo scambio e la contaminazione delle esperienze, delle storie, delle favole di una marea di proprietari.
Ottenere contratti da Einaudi o Mondadori sulla base di simili condizioni, presuppone una lotta ostinata e soprattutto… classe da vendere!

Il romanzo più famoso intitolato ‘Q’ è stato pubblicato con il loro nome precedente: ‘Luther Blissett’.
Questo era un nome collettivo che non apparteneva a nessuno, chiunque poteva creare musica, arte, ’situazioni’ e firmarsi come il famoso attaccante milanista anni 80. Giallo on the road, hard-boiled eretico-religioso, difficile catalogare ‘Q’ (e poi perché farlo). L’importante è attraversare l’Europa del 1500 insieme ai suoi movimenti religiosi, alle guerre mercenarie, ai misteri e intrighi di potere, la verità storica e il verosimile si intrecciano fino a giungere alla vera forza che anima i protagonisti.
Ricerche storiche, delineamento congiunto di tutti i singoli personaggi, lettura, rilettura di ogni capitolo, continuo passaggio di mano in mano tra gli scrittori di ogni singola parte del romanzo per eventuali correzioni, fino all’equilibrio desiderato da tutti. Così scrive i libri Wu Ming.
‘Asce di guerra’ è un altro bel libro che fa scoprire un personaggio che non può lasciare certo indifferenti: Vitaliano Ravagli, il cosiddetto Viet-cong romagnolo. Non certo soddisfatto dell’Italia post-guerra, tra i pochissimi italiani, è andato a dar man forte ai ‘compagni’ in Indocina nella guerra contro l’invasore straniero.
Fregandosene della riconciliazione nazionale, gli autori insieme a Vitaliano non concedono amnistia a niente e nessuno, dissotterrano asce di guerra (le storie dimenticate e lasciate all’oblio della memoria) con la cruda veemenza di un manipolo di indiani alle prese con gli odiati visi pallidi!
Un altro libro importante è 54, che sta per 1954, anche qui le storie vengono riesumate, rispolverate minuziosamente in un viaggio a ritroso indispensabile per meglio capire i tempi attuali. 54 è a tratti spassoso, caricaturale e al cinema, in molte sue parti, sarebbe una bella commedia. Elenco solo alcuni dei personaggi: Cary Grant, le balere bolognesi, mafiosi americani e non, agenti segreti del kgb, l’imperatore del Vietnam, un televisore McGuffin Electric modello Deluxe e avanti così.

Scaricabili sul sito www.wumingfoundation.com ci sono, oltre a tutti i libri, anche diversi racconti più o meno ‘forti’ che sicuramente non lasciano indifferenti. Consiglio l’autobiografico “Benvenuti a sti frocioni 3″, dove “qualunque riferimento a persone, avvenimenti e dialoghi reali è del tutto voluto”. Oppure ‘Canard a l’orange mecanique’ un Matrix Disneyano con un Paperino più disobbediente del solito.

Attraverso il sito ci si può iscrivere anche alla newsletter periodica GIAP
a tutt’oggi ci sono + di 4000 iscritti, le discussioni non sono a senso unico, l’interazione con i giapsters è però mediata dagli autori, una più democratica mailing-list diventerebbe una babele ingestibile.
La miglior descrizione di GIAP la lascio a Wu Ming: “Il bello di Giap e’ proprio l’alternarsi imprevedibile dei toni, dei registri e dei contenuti: a volte sembra la posta dei lettori di “Linus” degli anni Settanta, altre sembra una lista di filosofia, altre ancora sembra… la newsletter di Wu Ming. Per fortuna, al contrario di altri spazi e mezzi d’espressione, non sembra mai il muro di un cesso d’autogrill.
La costante e’ il tono “pop”, e’ il taglio divulgativo, e il sapersi fermare un secondo prima di avere spaccato i maroni…”.

Il loro ultimo libro è proprio una raccolta di questa newsletter; nonostante sia interamente scaricabile da internet il libro ha raggiunto le vette delle classifiche. Wu Ming ha dimostrato che la logica libertaria di internet favorisce anche le vendite, chi si scarica il libro e lo legge senza spendere un soldo non lo avrebbe comprato ugualmente, però se gli piace lo descrive ai suoi amici e tra loro ci sarà qualcuno che lo compra, la vera mano invisibile del mercato!
‘Q’ sta vendendo copie in mezzo mondo, spesso arriva ai vertici anche delle classifiche di vendita, recentemente è entrato nella rosa dei candidati al Guardian First Book Award, tra l’altro unico rappresentante dell’Europa continentale, ha ricevuto anche offerte (rifiutate dagli autori) per una trasposizione cinematografica. I diritti di traduzione di 54 in Gran Bretagna sono stati comprati (editore Heinemann/Random House) ad un prezzo altissimo per un libro italiano.
Spero che qualcuno non si meravigli dello scarto tra questi dati e la ‘popolarità mediatica’ di Wu Ming, rappresenta il prezzo della loro libertà.

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Report: “Puntuale Come un Treno”

Ferrovie dello Stato: da un secolo è un ente che garantisce ai cittadini il trasporto.
Dal ‘96 è una moderna Holding che controlla altre 2 società: Trenitalia spa, per la circolazione dei treni e RFI, Infrastrutture spa, proprietaria di binari e linee ferroviarie.
Ecco il sunto della puntata di Report che verrà trasmessa su Rai 3 il 7 Ottobre, alle ore 8.50.

Come negli altri paesi europei, anche in Italia il trasporto passeggeri non è più solo un servizio, è diventato un business, gestito da aziende con fatturati e bilanci che devono quadrare, e la sicurezza?
Possiamo viaggiare sicuri o no?
Come sono treni, linee e stazioni delle nuove Ferrovie dello Stato?
Sui treni e sulle linee ferroviarie di tutta Italia abbiamo verificato le condizioni di viaggio, la manutenzione ed i sistemi di controllo che devono garantire la nostra sicurezza.
In viaggio nelle cabine di guida, accanto ai macchinisti abbiamo cercato di scoprire e capire il perché di molti ritardi, disagi e rischi.
Un tempo eravamo le Ferrovie più sicure d’Europa, lo siamo ancora?
Per un macchinista che differenza c’è tra viaggiare su un Eurostar, ovvero sui binari dell’alta velocità, e su un comune treno regionale, cioè sui binari per il trasporto locale? La differenza si chiama sicurezza.

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L’informazione dell’era dell’informazione

Siamo dell’era dell’informazione, senza informazione. Avremmo a disposizione i più potenti mezzi di comunicazione che l’umanità abbia mai sognato. Sarebbe possibile far sapere a persone tanto distanti, eppure non ci sentiamo informati.
O almeno, io la sento così.

Non credo di essere l’unico ad aver preso coscienza di un problema così grave. L’altro giorno pure Giorgia, in tv, ha denunciato la tv (con tutto il rispetto di Giorgia, certo non possiamo incollarle l’etichetta di esperta di comunicazione).

L’altro giorno, con il black-out di tutta Italia, abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione di quanto la nostra informazione sia falsata, priva di fondamenta culturali e scientifiche, priva di etica e di coraggio, priva del senso che possiamo dare alla stessa definizione.

Ci hanno detto che un albero ha tagliato l’energia della Francia, che non ne avevamo abbastanza, che servono altre centrali , che servono altre centrali nucleari, che è uno scandalo che gli ecologisti protestino contro le centrali nucleari perché la Francia le ha.

Tutto falso, falsato o modificato secondo le esigenze.

Riprendo da un messaggio che ho letto di un esperto di giardinaggio:

Da esperto del settore del verde: è praticamente impossibile che un albero sia potuto abbattersi sia sui fili sia sul traliccio.
Vi spiego il perchè: i tralicci vengono montati in modo che intorno a loro per un raggio di circa 50 metri vi sia tabula rasa.
Un traliccio della corrente ha una struttura tipo tour eiffel e quindi difficilmente cade.
Essendo alti almeno75 metri i tralicci, i cavi sono posati ad un altezza di 75 metri e formano da traliccio a traliccio una pancia dove il punto massimo scende a circa 15 metri, quindi i cavi sono sospesi ad un altezza di 60 metri, e questo è per legge.
Allora io non credo che dove passino i cavi vi siano alberi più alti di 65 metri lungo tutto larco alpino, al massimo abbiamo alberi che arrivano a 25 metri ed è gia una notevole altezza. Poi supponendo che vi sia un albero che possa colpire i cavi, deve essere alto almeno 80 metri e un albero di tali dimensioni, avete idea di quanto possa pesare? Ve lo dico io allora: un tronco simile avrebbe almeno alla base un diametro di almeno 15 metri, ogni metro di tronco pesa senza ramificazioni circa 2 quintali al metro lineare, i rami del suddetto albero pesano almeno 500kg cadauno.
Ma voi pensate che un albero di simili proporsioni cadendo si limiti a rompere un cavo?
Poi un esemplare cosi avrebbe almeno 800 anni e sarebbe dichiarato monumento
del mondo. Allora, chi vogliono prendere in giro?

Sarebbe caduto un albero, mentre le nostre centrali erano spente ed eravamo costretti ad acquistare energia dalla Francia.
Che cosa c’entra il nucleare?

Un nostro senatore, in un intervento in aula:

(….)
Rimanendo alle questioni che avremmo dovuto affrontare dopo l’intervento del Ministro, mi chiedo perché l’onorevole Marzano non ci abbia detto nulla su quello che effettivamente è successo, non sui fatti così come si sono concatenati l’uno con l’altro (le fantasie, gli alberi e quant’altro), alle ore 3 o tre minuti dopo. Perché, con l’assorbimento soltanto del 30 per cento della normale richiesta di energia proveniente quotidianamente dal nostro Paese, che si aggira sui 45.000 megawatt, a fronte di una nostra capacità produttiva pari ad oltre 52.000 megawatt, è saltato tutto? Questo il Ministro non ce lo ha detto, non lo sa. Perché è stata sufficiente una mancanza di 3.000 megawatt (prima ci è stato detto 3.000, poi 5.000, poi 6.300, con un balletto di cifre che la dice lunga sull’attendibilità del lavoro svolto al Ministero e dal gestore della rete) per far saltare tutto?
Ieri, in un comunicato che ho diramato e il cui contenuto voglio ripetere in Aula affinché resti agli atti, ho detto che il Governo doveva venire a riferire all’Assemblea per spiegare al Parlamento e agli italiani perché si fosse verificato un blackout nazionale a causa di un evento che poteva essere paragonato - per farlo capire a tutti - al blocco del circuito elettrico di un’abitazione nell’ipotesi che si fosse accesa un’unica lampadina! Questo è ciò che nei fatti è accaduto. Questo fatto così modesto nelle sue dimensioni sta a dimostrare che c’è qualcos’altro oltre all’inefficienza e all’incapacità, qualcosa legata ad una serie di affari che giorno per giorno diventano sempre più palesi, non ultimo l’affare legato alla spartizione delle autorizzazioni per la costruzione delle centrali che devono essere realizzate.
Il Ministro non ci ha detto perché le centrali italiane erano spente, perché ciò è potuto accadere. Con i soldi che si sfilano dalle tasche degli
italiani (mi rivolgo al ministro Tremonti, il quale afferma che il Governo non metterà le mani nelle tasche degli italiani), con i soldi del pagamento delle bollette che dovrebbero servire proprio ad evitare che fatti del genere possano accadere, vengono mantenute le inefficienze degli impianti. Quelle centrali erano spente e per molto tempo non si sono potute riattivare.
Questo è accaduto per pura convenienza economica. Infatti, conviene importare energia piuttosto che produrla; conviene tenere spente le centrali piuttosto che mantenerle in attività. Ma tutto questo conviene ai produttori, ai quali conviene pure avere un Governo che consenta loro di lucrare sulla pelle dei cittadini senza obbligare i gestori ad una gestione responsabile della richiesta di energia, cosa doverosa per chi deve garantire un servizio essenziale. Una gestione responsabile della richiesta di energia, quella che è obbligatorio soddisfare, dovrebbe essere compito di un Governo garantirla a tutti i cittadini. Invece, a garanzia di quegli interessi, (interessi dei produttori, non certo dei cittadini), il Ministro solleva polveroni, chiede nuove centrali, come se dieci o cento nuove centrali in più avessero potuto cambiare qualcosa. In realtà, con questo stato di cose, il Ministro avrebbe garantito anche a quelle centrali di rimanere spente, così come ha garantito a quelle che erano spente di rimanere tali. (….)

Nessuno, in televisione, ci ha detto che le nostre centrali erano spente.

Nessuno avrà la responsabilità di quanto è accaduto. Eppure miliardi di danni sono stati causati, ad esempio, per mancata produzione, l’impossibilità di conservare gli alimenti ed i materiali deperibili, ed altro ancora.
Se io vado alle porte di un’azienda e mi faccio vedere mentre taglio con un’ascia i cavi della corrente, vengo denunciato. Se qualcuno lo fa a livello nazionale, rimane impunito.

Ma il punto non è tanto quello delle centrali e del black-out, il problema rimane nel campo dell’informazione.
Se vuoi quella giusta, la devi cercare: nessuno ha interesse a fornirla a chi la chiede pagando un servizio (acquistando un quotidiano, guardando la televisione e pagando gli spot pubblicitari).

I cittadini sono i clienti dell’informazione, mentre l’informazione fornisce un servizio che li danneggia direttamente.

D’altro canto, anche Internet e le sue grandi possibilità sembrano fallire: troppo rumore, troppi dati, niente informazione.
L’informazione è inversamente proporzionale alla quantità di dati, questo è un dato scientifico.

Quindi possiamo dire di essere nell’era dei dati, ma di certo non nell’era dell’informazione.

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